MARATONA DI ROMA, AFRICA PADRONA MA NON SOLO

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Il keniano Chelimo Kemboi e l’algerina Souad Ait Salem sono i vincitori della XIII Maratona di Roma. Poi arriva l’exploit dell’azzurro di maratona Migidio Bourifa a conquistare il titolo italiano. La cronaca della domenica di gara.

Roma ancora una volta non fallisce l’appuntamento con la maratona. Il feeling tra la città e la corsa di 42.195 metri non si affievolisce, tutt’altro, regalando anche quest’anno emozioni e divertimento per gli appassionati e per il pubblico presente lungo il percorso. La prima nota positiva viene proprio dagli spettatori, decisamente più numerosi e partecipi rispetto agli anni passati. Non che fossero continuamente distribuiti lungo il percorso, ma in alcuni punti i cittadini romani si sono ritrovati in buon numero ad incitare e rumoreggiare, segno che anche a Roma questi maratoneti sono un po’ più amati rispetto al passato. Del resto segnali positivi erano già arrivati dalle iscrizioni alla Stracittadina di 4 km, con superamento della quota di 40000 iscrizioni, un record anche questo.

Il resto lo hanno fatto gli atleti, o meglio gli oltre 15000 maratoneti, tutti protagonisti e felicemente arrembanti su Via dei Fori Imperiali, quando alle ore 9,00 è stato dato il via alla gara. Un momento sempre speciale quello, una scena assolutamente fantastica quella di vedersi venir contro, con il sottofondo musicale di Vangelis (Momenti di Gloria), migliaia di corridori, ognuno con una proprioa storia ed ambizioni, tutti consapevoli di intraprendere una delle prove più dure che lo sport possa offrire.

Spettacolo l’hanno dato prima di tutto i numerosi atleti disabili presenti, portatori del messaggio forse più incisivo: chi in carrozzina, chi aiutandosi con bastoncini, chi affiancato da una guida perché non vedente, ognuno di loro ha dimostrato che qualsiasi problema è superabile nella vita e con la volontà si può tutto, anche compiere un’impresa come quella di Andrea Cionna, ipovedente al traguardo in 2h31’59”, nuovo record mondiale di categoria. L’urlo di gioia al traguardo sua e del suo accompagnatore mi rimarranno impressi per parecchio tempo.

Poi ovviamente la gara ha offerto anche l’agonismo dei top runners, di chi della maratona ne fa una professione nella vita. Keniani, etiopi, lo spagnolo Martinez ed il trio italiano Di Cecco, Curzi e Bourifa hanno occupato le posizioni di testa sin dalle primissime battute di gara, seguendo il ritmo imposto da Angelo Carosi e dagli altri pacemakers. A fronte di una partenza piuttosto veloce ha fatto poi seguito per buona parte della gara un ritmo costante attorno ai 3 minuti a chilometro. Ma già qualcosa era successo al quinto chilometro con il capitombolo di Migidio Bourifa inciampato sopra un altro atleta a terra. Niente di grave, Bourifa in poco tempo recupera la testa della corsa. Dopo una prima metà di gara chiusa in quasi 1h04’, cha fa pensare ad una proiezione finale attorno alle 2h09 e rotti, si arriva con lo stesso gruppo alla zona del Foro Italico. Di lì a poco la situazione comincia a delinearsi. Attorno al 28° km si ferma purtroppo uno dei protagonisti annunciati, Alberico Di Cecco. L’azzurro spiegherà al traguardo di aver preso una buca nei primi chilometri e di aver corso il resto della gara rigido e non tranquillo. Per lui il ritiro è inevitabile.

Neanche il tempo di annotare l’uscita di Di Cecco, che si registra il primo strappo in testa alla gara. Le lepri accelerano di netto portandosi dietro l’etiope Tola ed i keniani Kosgei e Kemboi. Rimangono indietro, apparentemente più provati, lo spagnolo Martinez e l’italiano Bourifa, gli unici europei rimasti nella morsa africana. L’aumento dell’andatura rimane però un episodio ed in breve ci si ricompatta nuovamente. Questo almeno sino al 35° km, quando Kemboi prende in mano la gara e prova l’allungo decisivo. Sarà lui il primo a transitare su Via dei Fori Imperiali, tagliando il traguardo in 2h09’36”. Un successo a sorpresa per il keniano, che probabilmente farà parlare di sé nei mesi a venire. Intanto lui si gode il premio in denaro per la vittoria, che, dichiara, servirà per rendere più confortevole la vita della famiglia in Kenya.

Dietro l’atleta africano si piazza un europeo, Jose Manuel Martinez. Lo spagnolo, pur non completamente soddisfatto della prestazione (avrebbe voluto vincere), ha ottenuto un bel riscontro cronometrico in vista di una stagione esclusivamente all’insegna della maratona, dopo tanti anni passati in pista. Martinez va così a rinforzare la tradizione spagnola nella maratona.
A completare il podio ha poi pensato l’altro keniano Kosgei, proveniente dallo stesso villaggio di Kemboi, Kaptagat, e già vincitore quest’anno della Maratona di Venezia. Insomma neanche lui uno sprovveduto.

Ma l’esultanza del pubblico si fa massima con l’arrivo del primo italiano Migidio Bourifa, che acciuffa uno splendido titolo tricolore chiudendo in 2h10’30”. Per Bourifa si tratta anche di una rivincita per essere stato escluso dal giro della Nazionale con troppa fretta, perché dichiarato su con l’età. Lui allora si è rimboccato le maniche allenandosi per conto suo, ed a Roma ha dimostrato di poter dare ancora parecchio, anche se rimanda il discorso di una sua eventuale presenza ai Mondiali di Osaka: che venga o no la convocazione della Federazione, lui ci vorrà pensare con serenità prima di prendere una decisione. Poi immancabile è il riferimento in conferenza stampa a Stefano Baldini, un grande campione anche per Bourifa, che comunque dichiara di non sentirsi inferiore a nessuno degli altri maratoneti italiani in attività. E’ un Bourifa con sete di rivincita, quanto meno su chi lo aveva già visto tagliato fuori dai grandi eventi. In realtà poi torna sull’argomento “anzianità” dei maratoneti italiani di vertice, e fa osservare l’esistenza di un buco generazionale che molto probabilmente comporterà un periodo buio di 4-5 anni per la maratona italiana. Ciò che conta però è che ora il titolo italiano è suo con Denis Curzi e Federico Simionato a completare il podio.

Se la gara maschile ha un po’ deluso le aspettative dal punto di vista cronometrico, la gara femminile ha fatto tutto il contrario, con un’atleta algerina Souad Sait Salem capace di sbriciolare il precedente record della gara: per lei chiusura al traguardo in 2h25’08, prestazione che le consente di distanziare di oltre 1 minuto e mezzo la keniana Hellen Kimutai, una delle favorite della vigilia. L’algerina ha condotto una gara impeccabile, aiutata anche dai pacemakers e soprattutto da Giorgio Calcaterra, il tassista romano dei record. La Salem, che vive ad Algeri e si sposerà tra una settimana, punterà a finire tra le prime tre alla Maratona dei Mondiali di Osaka. Un progetto ambizioso, ma l’atleta algerina con il record personale di oggi è sulla buona strada. La Kimutai pur non nascondendo un po’ di delusione per la mancata vittoria, dichiara di essere contenta per aver migliorato il tempo dello scorso anno, mentre continuano a sorprendere le performances della slovena Helena Javornik: terza al traguardo all’età di 41 anni, la Javornik, che detiene anche il record mondiale over 40, ha corso in 2h28’53”, scusate se è poco.
Prima delle italiane è risultata Ivana Iozzia in 2h35’26”, per un titolo italiano fin troppo facile da vincere vista l’assenza di molte protagoniste azzurre. Basti considerare il distacco con le altre atlete da podio Claudia Pinna ed Isidora Castellani (2h54’30”), per comprendere la portata dell’impresa della Iozzia.

Infine un rapido bilancio sul percorso di quest’anno in funzione delle dichiarazioni degli atleti: più veloce degli altri anni, anche se mette sempre paura per l’inconveniente dei lunghi tratti in sampietrini. Buona l’idea di anticipare le salite, il secondo tratto di gara risulta piuttosto fluido e ben pensato. L’organizzazione è poi stata esemplare ancora una volta: la creatura di Enrico Castrucci ha voluto ancora una volta strizzare l’occhio ai romani ed il messaggio quest’anno sembra sia stato accolto sempre meglio dalla città. Un evento di sport fondamentale in chiave Olimpiadi, un sogno che speriamo non rimanga tale. Gli oltre 12000 che oggi hanno tagliato il traguardo ringrazierebbero di certo.Al prossimo anno!

Nella Foto: la vittoria di Chelimo Kemboi

fonte: Redazione

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