RITORNO DA HELSINKI – DI NANI PRAMPOLINI

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Lunedì 26 marzo 2007
I giorni stanno volando, come in un sogno…

Ho sognato che un atleta italiano aveva organizzato la sistemazione per se e per due altre atlete, che fino all’ultimo erano rimaste in dubbio. Come arriva ritira la busta e conferma per la prima, che arriverà tardi.

Ho sognato che la velocista adrenalinica arriva la sera a mezzanotte, a letto all’una, si alza tesissima, va in gara e fa un centesimo più di Ancona, e non la prende bene…

Ho sognato che la seconda arriva all’aeroporto, con il suo solito carico, e la vanno a prendere in due, uno le prende le aste, le porta in autobus fino al palazzetto e poi la scortano in albergo. Adesso basta parlare con la reception, e sistemare le stanze. Senza colpa viene penalizzata un’altra atleta italiana, nel tentativo di sistemare al meglio le cose l’atleta italiano ha fatto confusione. La situazione è esplosiva, ma con un po’ di diplomazia riesce a sistemare la situazione.

Ho sognato che finalmente l’atleta che conosco bene si prepara per la sua gara, pensando: oggi tocca a me e non ci sono per nessuno. Mentre si riscalda nota l’avversaria della saltatrice. Qualcosa non torna, perché è qui, la gara è stasera. Quando sta per andare alla partenza si rende conto. Il marito dell’avversaria lo chiama e dice: “Ma la saltatrice italiana dov’è? La gara è adesso, non lo sa che è stata anticipata di sei ore?” Allora la chiama, è ancora in albergo e non ci vuole credere, anzi si arrabbia pure “Non mi fare più di questi scherzi!”. L’atleta italiano calma la saltatrice, la convince a venire, parla con i giudici, ottiene che l’aspettino, fissa la misura d’entrata. La saltatrice arriva, salta alla prima quattro misure, vince e prova ad attaccare il record del mondo. L’avversaria è distrutta, il marito piange, che grande sportività, l’italiana piange per la commozione, stava buttando via un campionato per distrazione, ma la collaborazione della sua avversaria e dell’atleta italiano la salvano, non sembra vero.
L’atleta italiano va in pista, quel poco di adrenalina che aveva l’ha già consumata e non brilla certo.

Ho sognato che la sera si andava a cena con tutti i forumisti, con un affiatamento sempre crescente, e che in una cena le conoscenze sulla storia dell’atletica e anche di altri sport veleggiavano al ritmo delle birre bevute. Ho sognato di possibili conseguenze diuretiche per un noto rappresentante di un’altra nazione…

Ho sognato che il saltatore italiano, quello che vince sempre, cerca il gran risultato, il record. Ma urta il ritto, un graffio alla mano sinistra. Dovrebbe fermarsi, magari medicarsi e poi riprendere con calma. Invece cerca subito di riparare all'errore, come se avesse i nemici alle costole: i purosangue sono fatti così, irrefrenabili!

Ho sognato che la federazione non brillava per l’assistenza agli atleti, i consiglieri erano volonterosi ma l’efficacia poteva essere maggiore. Fisioterapista e rappresentante della federazione impegnati dalla mattina alla sera nel palazzetto, e la notte per la città.

Ho sognato che l’atleta italiano dava una mano alla composizione delle staffette, con lo spirito di riuscire a organizzare al meglio per la squadra e per gli atleti, vista la mancanza di un delegato tecnico, che dovrebbe essere presente da maggio prossimo.

Ho sognato che ci sono vari atleti italiani che portano i figli, per compagnia e allegria: veramente un bel modo per stare insieme.

Ho sognato che i giudici era disorganizzati e confusionari, con interpretazioni a dir poco disinvolte dei regolamenti: qualche atleta lo accettava e si adeguava e qualcuno invece non aveva la stessa flessibilità.

Ho sognato che il funzionario della federazione si dava da fare, sudando come un atleta, per organizzare e spiegare i dettagli delle staffette, e riusciva a farle partire tutte a posto.

Ho sognato che arriva il saltatore italiano, sempre fortissimo, che arriva, salta, spesso vince e se ne va: anche questa volta vince senza clamore, dando una lezione di stile a molti.

Ho sognato che le staffette erano il solito, grande momento di festa e partecipazione per tutti. Le staffette italiane, nonostante tutto, rinunce e infortuni, in qualche modo erano competitive, e lottavano alla grande con i soliti inglesi e tedeschi.

Ho sognato che si andava a cena alle dieci, dopo le staffette, cercando un ristorante ancora aperto così tardi a Helsinki. Alla fine l’abbiamo trovato: avevamo prenotato per dieci ed eravamo in diciassette. I finnici ci dicono “non è possibile, non c’è posto”. Panico, e dove andiamo a quest’ora? Basta riprovare, il solito atleta italiano dice: vorremmo due tavoli, uno da dieci e uno da sette. Allora va tutto bene, c’è posto! Finiamo tardissimo, tra birre e risate.

Ho sognato che la festa è riuscita benissimo, siamo veramente un bel gruppo di amici, di tutte le età, e stiamo veramente bene insieme.
Rientro in Italia, sono arrivato a Bergamo, e mi risveglio dal sogno…

Nella foto i partecipanti al Salto triplo M55. Andrea Bertolino, Nani Prampolini ed Enzo Marchetti (quello con i baffi in tutti i sensi), campione europeo con 12,31, sono i tre italiani. Foto N.Prampolini

fonte: Atleticanet

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