TRIALS USA: TYSON GAY SUBLIME

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Prestazioni eccezionali quelle dell’americano ai trials di Indianapolis: vittorie su 100 e 200 con tempi stratosferici. E’ lui al momento il più veloce del mondo. Classico scivolone per qualche nome di lusso che non prenderà parte ai Mondiali di Osaka. Il resoconto dei campionati.

Indianapolis, città all’insegna della velocità, fino a ieri soprattutto per i motori della famigerata pista, da oggi anche per le volate di un 25enne di Lexington, capace di avvicinare imprese leggendarie in poco più di un paio di giorni. E’ Tyson Gay, un fascio di muscoli e concentrazione, uno sprinter un po’ sui generis, per nulla guascone ma serio e determinato, potente ma non esageratamente muscolato, leggero in corsa e rapido, estremamente rapido.

Lo scorso anno ci aveva stupito sui 200, rientrando nella triade di giovani dardi dello sprint statunitense, con Carter e Spearmon sotto la barriera dei 19”70. Poi ci aveva convinto di essere l’unico avversario in grado di impensierire seriamente Asafa Powell. Dopo i trials del weekend dobbiamo ammettere che Tyson Gay sta proseguendo nel migliore dei modi la sua crescita atletica, tanto da risultare al momento l’uomo da battere probabilmente per lo stesso Powell.

Tutto ciò grazie a due vittorie superlative su 100 e 200, un’accoppiata che non si vede spesso ai trials, per di più con due tempi eccezionali: 9”84 e 19”62.
Il primo ottenuto con mezzo metro di vento contrario potrebbe già far pensare ad un record del mondo virtuale. Partenza azzeccata anche se non velocissima, poi la progressione irresistibile per gli altri, tanto che bisogna arrivare a 10”07 per trovare il secondo classificato, Trindon Holliday. Al terzo posto Walter Dix in 10”09, quarto Mark Jelks che con 10”13 acciuffa un biglietto per Osaka, a seguito del forfait proprio di Dix.

Ma le fatiche di Gay non finiscono qui, ed un paio di giorni dopo sui 200 confeziona addirittura il crono più vicino nella storia al 19”32 fantascientifico di Michael Johnson: 19”62, frutto di una curva impeccabile (sarebbe interessante sapere il parziale), e di un rettilineo che non ha lasciato scampo a nessuno, neanche al compagno di allenamenti Wallace Spearmon, in recupero sul finale, ma troppo distante per destare preoccupazioni (19”89). Anche in questo caso il vento è stato leggermente contrario, particolare che avvalora l’impresa di Tyson Gay, ancor più desiderato ora dai meeting di mezzo mondo. Poi ovviamente sarà la volta dei Mondiali e lì saranno davvero scintille, non solo con Spearmon e Rodney Martin, gli inseguitori di Indianapolis, ma anche con Usain Bolt, il fenomeno giamaicano arrivato a 19”75.

Tyson Gay è l’atleta simbolo in positivo di questi trials dunque, ma come da copione la roulette delle selezioni americante anche stavolta ha fatto qualche vittima eccellente.
A cominciare da Sanya Richards, dominatrice dei 400 la scorsa stagione ed eletta atleta dell’anno 2006, e finita solo quarta, al termine di una gara un po’ troppo pretenziosa, con una prima metà fortissima, pagata con gli interessi nel rettilineo finale. Trotter, Hastings e Wineberg sono così sfilate sotto i suoi occhi, con la Richards a chiudere in un normale 50”68 delusa più che mai.
Osaka comunque farà parte del suo futuro grazie al secondo posto nei 200, dove si è imposta Allyson Felix in 22”34, mentre terza è finita Torri Edwards, già vittoriosa nei 100.

Mancherà ad Osaka, un super campione come Allen Johnson, mestamente ultimo sui 110 hs in 13”60, nella gara vinta da Terrence Trammell in 13”08. Negli ostacoli al femminile, Ginnie Powell si conferma ragazza lesta e da battere, vincendo la sua gara in 12”63 con 1,3 m/s contrario.

400 hs esaltanti nella gara maschile con il duello fra James Carter e Kerron Clement risoltosi a vantaggio del primo: 47.72 contro 47.80. Gara ancora più tirata quella in rosa, con Tiffany Williams a precedere di un solo centesimo sul traguardo Sheena Johnson, grazie ad un buon 53”28.
Da segnalare sempre sul giro di pista ma senza ostacoli l’exploit di Angelo Taylor sui 400, al termine di un testa a testa combattuto col coltello tra i denti contro Lashawn Merritt: 44”05 e 44”06 per i due duellanti, che con Jeremy Wariner e Lionel Larry completeranno lo staff del giro di pista ad Osaka.

Bernard Lagat non sbaglia un colpo e si qualifica sia sui 1500 che sui 5000, risultando il primo keniano con nazionalità statunitense a partecipare ad una rassegna mondiale. Missione più dura sui 1500, con Alan Webb autore di una gara straordinaria, compreso il guizzo negli ultimi 50 metri che gli regala il successo in 3’34”82.

Mezzofondo americano che si segnala anche per la stella nascente di Nick Symmonds, ottocentista in grado di risalire in circa 150 metri dalla settima alla seconda posizione, alle spalle del solo Khadevis Robinson.

Risultato di enorme spessore quello del giavellottista Beaux Greer, primo al mondo con uno splendido lancio da 91,29. Thorkildsen e Pitkamaki sono avvertiti.

Cadute nell’asta per Mack e Stevenson. I due ai Mondiali non faranno compagnia a Brad Walker, vincitore della gara, né tanto meno a Hartwig e Pauli.

Nel peso maschile infine è addirittura fuori uno dei più in forma di quest’inverno, Christian Cantwell, battuto dal trio Hoffa, Taylor e Nelson, con il primo autore di una serie di lanci tutta sopra i 21 metri.

Dwight Phillips infine si riavvicina a certe misure nel salto in lungo, vincendo la gara in 8,36, sia pur aiutato da una brezza oltre i limiti. Interessanti misure anche per Miguel Pate e Trevell Quinley entrambi a 8,24 regolare.

fonte: IAAF

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