CAMPIONATI EUROPEI JUNIORES – HENGELO, 19-22 LUGLIO

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Si sono chiusi ufficialmente ieri i Campionati Europei Juniores svoltisi ad Hengelo, in Olanda, nell’arco di quattro giorni di gare. Bilancio complessivamente positivo per quanto riguarda i risultati, soprattutto se consideriamo che la spedizione italiana è rientrata in patria con ben cinque medaglie: l’oro di Mario Scapini nei 1500, l’argento di Matteo Giupponi nella marcia e i bronzi di Giuseppe Aita nei 100, Merhium Crespi nei 1500 e Tamara Apostolico nel disco.
Le potenze tradizionali del settore – Russia, Germania, Francia e Gran Bretagna – si sono confermate in pieno, dominando largamente la competizione. L’Italia è ottava per quanto riguarda la classifica a punti (55 in totale) e dodicesima nel medagliere complessivo: una prestazione di rango medio-alto se rapportata alla tradizione nella manifestazione.
Una eccellente rassegna, organizzata in maniera esemplare dal punto di vista logistico. L’unico dato in controtendenza, ma solo dal punto di vista atmosferico, è stato forse rappresentato dall’alternanza di pioggia battente e tiepido sole che in alcuni casi ha costretto allo stravolgimento del programma orario; sarà anche normale da queste parti, ma per gli atleti non è stato agevole conviverci. Altro dettaglio che ha creato qualche problema e alcune proteste, la scarsa attitudine degli starter: è quasi un miracolo che i casi di contestazione non abbiano portato a tentativi di sommossa, senza considerare che a causa della squalifica del britannico Leevan Yearwood il nostro Giuseppe Aita ha avuto compito senz’altro più facile per conquistarsi il suo bronzo nei 100.

Per quanto riguarda la velocità, il tedesco Julian Reus domina i 100 metri in 10”38, seguito dal francese Yannick Lesourd (10”53) e dall’azzurro Aita, capace di un notevole miglioramento da 10”71 a 10”57. Lui stesso dopo la gara, ha affermato: “Quando sono arrivato qui non mi conosceva nessuno, sarò stato il 30° della lista”. Da segnalare la doppia falsa partenza che ha causato la squalifica del britannico Yearwood, peraltro uno dei favoriti.
Nei 200 Reus deve accontentarsi dell’argento con 20”87; lo precede Alex Nelson (GBR) in 20”83. La sorpresa di questa gara è l’azzurro Enrico Demonte, che in batteria ha portato il suo personale da 21”32 a 21”10 e si è piazzato al 6° posto finale con 21”36; immediatamente dietro di lui Matteo Galvan, reduce da un infortunio ad un adduttore che ancora ne condiziona evidentemente la corsa, 21”55 per lui. Finale sfiorata per Alessandro Berdini che con 21″56 in semifinale, perde il posto tra i primi otto per 2 millesimi di secondo, a vantaggio del francese Mignot.
Yannick Fonsat (FRA) si aggiudica il giro di pista in 46”34, ottenendo il suo primato personale. Marcin Klaczanski (POL) ed Eric Kruger (GER) ai gradini più bassi del podio, rispettivamente in 46”46 e 46”49; da segnalare anche due record nazionali, ottenuti dall’ucraino Bohdan Stolyarchuk con 46”62 e dal lettone Janis Leitis con 46”85.
Tra le donne, la favorita Inna Eftimova (BUL) subisce nei 100 la beffa della norvegese di origine africana Ezinne Okparaebo che si migliora e vince in 11”45, siglando il nuovo record norvegese. Eliminata in semifinale con 12”16 Roberta Colombo, che in batteria aveva corso in un buon 11”98; non superano il primo turno invece, Ilenia Draisci (12”02) e Martina Balboni (12”00).
Con 23”37 l’inglese Hayley Jones conquista l’oro nella doppia distanza, superando l’ucraina Bryzhina (23”66) e ancora la Eftimova (23”78). Settimo posto in semifinale per l’azzurra Valentina Palezza (25”01); eliminata in batteria Jessica Paoletta (25”36), anche lei condizionata da un risentimento muscolare.
I 400 vanno a Daniela Grgic (CRO) in 52”45, mentre la nostra Elena Bonfanti non va oltre la batteria, correndo in un 55”31 lontano dal suo personale di 54”62.

Nel mezzofondo veloce, vince gli 800 il tedesco Robin Schembera col crono di 1’47”98, seguito dal britannico James Brewer (1’48”08). Giordano Benedetti ottiene l’ottavo posto in semifinale con 1’53”30.
Si tingono d’azzurro invece i 1500 maschili, con la vittoria del milanese Mario Scapini ed il terzo posto di Merhium Crespi, nato in Etiopia e cresciuto a Garbagnate; per loro rispettivamente 4’01”31 e 4’01”83. La gara è stata caratterizzata da un avvio lentissimo in cui nessuno voleva prendere l’iniziativa. A 300 metri dall’arrivo, Mario Scapini si è scatenato, chiudendo l’ultimo 400 in 53”21 e sbaragliando tutti gli avversari. Subito dopo la gara ha addirittura detto: “Troppo facile, è stato troppo facile!”
Crespi se l’è sofferto molto di più il suo bronzo: ha atteso che Scapini lanciasse la sua volata e si è accodato. A 200 metri dall’arrivo era ancora secondo, poi gli avversari lo hanno ricacciato al quarto posto ma non si è perso d’animo e ha riacciuffato proprio sul traguardo il francese Belharbazi, che era uno dei più gettonati alla vigilia per l’oro ed è stato tolto addirittura dal podio.
Gli 800 femminili vanno alla rumena Mirela Lavric in 2’02”84; alle sue spalle Emma Jackson (GBR), 2’03”23 e Machteld Mulder (NED), 2’03”72.
Nei 1500 ancora dominio rumeno con la vittoria di Cristina Vasiloiu che distacca di quasi un secondo la britannica Stephanie Twell; per loro 4’15”30 e 4’16”03.

Nei 5000 oro per Mourad Amdouni (FRA) con 14’08”27; undicesima piazza per il nostro Paolo Pedotti, con il tempo di 14’58”90. Nessun italiano invece nei 10000, che hanno visto trionfare l’ucraino Dmytro Lashyn in 29’51”58. Nei 3000 siepi invece, primo posto e record personale per Jakub Holusa (CZE), con 8’50”30.

Altra soddisfazione tutta italiana nei 10km di marcia, dove il bergamasco Matteo Giupponi ottiene la medaglia d’argento in 40’54”88; primato personale per lui, che ha davanti a sé solo il russo Sergey Morozov, capace di un 40’02”88. Nella stessa gara bene anche Federico Tontodonati, che giunge dodicesimo al traguardo in 43’37”05. Subisce la squalifica il terzo italiano, Andrea Adragna.

Dopo il successo nei 1500 la rumena Vasiloiu conquista l’oro anche nei 3000, col tempo di 9’13”51. Natalia Popkova (RUS) si aggiudica invece i 5000 in 16’08”95 e la norvegese Karoline Bjerkeli Grovdal i 3000 siepi in 9’44”34.

Nella marcia invece, podio completamente russo, composto da Anisya Kornikova, Yelena Shumkina e Alena Kostromitina. Decisamente positive le prestazioni delle italiane Federica Menzato e Federica Ferraro, giunte rispettivamente quinta e sesta in 47’58”07 e 48’16”05.

Negli ostacoli alti, con 13”36 Artur Noga (POL) si aggiudica il titolo europeo; lontano un decimo il russo Vladimir Zhukov che comunque sigla il nuovo record nazionale. Fuori in batteria Matteo Andreani con 14”51. Silvio Schirrmeister per la Germania vince invece il giro di pista con barriere, in 50”60. Purtroppo nessun italiano è riuscito a conquistare la finale: Leonardo Capotosti ha corso in 52”57 (che è comunque il suo primato personale), Francesco Cavazzani in 53”30 e Giacomo Panizza in 53”29.
I 100 ostacoli vanno ad Aleksandra Fedoriva (RUS) che con l’ottimo tempo di 13”12 ottiene primato personale e record nazionale russo. Dietro di lei la francese Laetitia Denis con 13”35. Le azzurre Giulia Pennella e Camilla Meciani non accedono alla finale, correndo rispettivamente in 14”15 e 14”23. Gli ostacoli bassi vedono invece la vittoria di Fabienne Kohlmann (GER) in 56”42. Record nazionale e medaglia d’argento per Perri Shakes-Drayton (GBR) con 56”46.

Dal settore salti, gara di elevato livello tecnico nell’asta maschile: si è aggiudicato la medaglia più preziosa il russo Leonid Kivalov con 5,60 (una misura degna anche di molte competizioni assolute); secondo e terzo Yevgeniy Ageyev e Lukasz Michalski con 5,50 e 5,45.
Ottima la gara di Silvano Chesani nell’alto, giunto quinto con 2,21 (peraltro la stessa misura con la quale, con meno errori, avrebbe potuto ottenere l’argento). Vittoria per Oleksandr Nartov (UKR) con 2,23. Discreto il livello del salto in lungo, dove nessuno ha oltrepassato il muro degli 8 metri. Primo posto per Olivier Huet (FRA) con 7,78, nonostante il 7,83 in qualifica. Giornata negativa per Emanuele Catania, ventesimo in qualifica con 6,83.
La fortuna non è stata dalla parte degli azzurri nel triplo, dove Fabio Buscella è rimasto fuori dalla finale per 2 centimetri, saltando 15,62, e Daniele Greco non è riuscito ad andare oltre i 15 metri esatti. Da sottolineare però che entrambi gli atleti avevano ottenuto misure maggiori in qualifica: 15,82 per Buscella e 15,54 per Greco. La gara è stata vinta da Lyukman Adams (RUS) con 16,50; alle sue spalle, con la stessa misura di 16,49 metri, Ilya Yefremov e Dzmitry Platniski.
Al femminile, vittoria nell’asta con la misura di 4,35 per Minna Nikkanen. 1,82 per la vincitrice del salto in alto, Erika Wiklund (SWE) e stessa misura per Liene Karsuma (LAT) e Mirela Demireva (BUL) che ottengono l’argento ed il bronzo. Ottava piazza per Serena Capponcelli con 1,75, sebbene in qualifica avesse superato alla seconda prova la quota di 1,80.
Nel salto in lungo oro alla francese Manuela Galtier con 6,44, seguita dal 6,34 della connazionale Eloyse Lesueur. Impresa italiana nel triplo, dove ben tre azzurre hanno superato la prima fase. La gara è stata vinta dall’estone Kaire Leibak con uno straordinario 14,02; ottavo posto per la marchigiana Federica De Santis con 12,93, decimo e undicesimo per Eleonora D’Elicio e Cecilia Pacchetti, entrambe con 12,76. Tutte quante avevano però fatto meglio in qualifica, dove la Pacchetti era arrivata a 12,85 e la De Santis e la D’Elicio avevano addirittura superato i loro limiti personali, arrivando a 13,22 e 13,05.

Per quanto concerne i lanci maschili, il russo Aleksandr Bulanov (RUS) ha vinto il getto del peso con un buon 19,95. Diciannovesimo in qualifica Alberto Sortino con 16,94. Un’altra vittoria russa nel disco, ad opera di Nikolay Sedyuk che con 62,72 sigla il nuovo record nazionale russo, oltre che il suo personale. Nel martello, oro al finlandese Arno Laitinen che scaglia l’attrezzo a 71, 94 metri. 78,59 invece per il vincitore del giavellotto, il tedesco Matthias De Zordo; dodicesimo posto per l’italiano Emanuele Sabbio, con 59,02, dopo un decisamente migliore 70,60 che gli aveva permesso l’accesso alla finale.
Nel settore femminile, si aggiudica il peso con 16,51, l’olandese Melissa Boekelman. Nel disco, ancora una sorpresa per l’Italia, rappresentata dal bronzo di Tamara Apostolico. Onestamente le aspettative potevano essere quelle di vedere la discobola friulana battersi al meglio nella finale, e invece l’allieva di Adriano Coos ha dimostrato una maturità non comune. Già in qualificazione aveva lanciato a poco più di una spanna dal personale (50.88 contro 51.15), ma nella finale si è decisamente superata: la sua serie è stata di gran lunga la migliore della compagnia, con 5 lanci al di là della fettuccia dei 50 metri. Per la portacolori della Fondiaria Sai è arrivato il nuovo personale a 52.21, seconda prestazione italiana juniores di sempre dopo il record di Sandra Benedet (54.32 nel lontano 1985), e ha messo a segno un altro lancio al di sopra del suo precedente di 51.15, stabilito ai campionati invernali di Bari a marzo di quest’anno. L’oro è andato a Vera Karmishina (RUS) con 56,16 e l’argento a Sandra Perkovic (CRO) con 55,42. Nel martello vittoria per Bianca Perie (ROM) con 64,35 e nel giavellotto oro a Vira Rebryk (UKR) con 58,48.

Le prove multiple hanno visto salire sul podio Matthias Prey (GER) con 7908 punti, Rok Derzanic (SLO) con 7560 punti e Rico Freimuth (GER) con 7524 punti nel decathlon; nell’eptathlon invece, prima Aiga Grabuste (LAT) con 5920 punti, seconda Eliska Klucinova (CZE) con 5709 punti e terza Nicol Ogrodnikova (CZE) con 5607 punti.

Nella 4×100 maschile l’oro va alla Germania con 39”81; solo 2 centesimi in più per il quartetto inglese che ottiene l’argento e 40”21 per quello francese che sale sul gradino più basso del podio. Squalificata in batteria la staffetta azzurra composta da Berti Rigo, Deimichei, Berdini e Aita.
Rivincita per la Gran Bretagna che precede la Germania nella 4×400: i primi giungono al traguardo in 3’08”21, i secondi in 3’08”64. Non accede alla finale la staffetta azzurra formata da Cavazzani, Capotosti, Panizza e Benedetti, che ottiene il tempo di 3’14”05.
Soddisfazione per Martina Balboni, Jessica Paoletta, Ilenia Draisci e Valentina Palezza che chiudono al quinto posto la finale della 4×100, con 46”01. Oro al quartetto britannico con 44”52 e argento con record nazionale per la formazione ucraina con 44”77.
Infine, nella staffetta del miglio femminile la vittoria è andata alle russe con 3’33”95; seconde le britanniche con 3’37”29 e terze le tedesche con 3’37”32.

Per quanto riguarda le prestazioni della formazione azzurra si è forse confermata la scarsa attitudine dei nostri al doppio impegno tra qualificazione e finale: tutti sono stati bravissimi nel guadagnarsi la promozione, molti hanno riscritto i propri personali, ma poi quasi nessuno è riuscito a confermarsi quando l’atmosfera agonistica si è riscaldata nella lotta per le medaglie. Migliora in ogni caso il peso specifico delle presenze complessive: la quasi totalità dei selezionati (29 su 38) si è espressa a livelli da primi 16 e 24 atleti su 38 si sono classificati tra i primi 12. Come accade quasi sempre il resoconto finale di un Europeo – per quanto positivo – non esaurisce le potenzialità del movimento: si sono riscontrate assenze di atleti che già erano stati contemplati nella selezione – l’ostacolista Nalocca e la velocista Mutschelechner – oltre ad altri che hanno ottenuto il minimo fuori termine, ma prima dell’inizio dei Campionati (ad esempio Claudia Maniero, che ha corso i 400hs in 59”84 a Pordenone il 13 luglio, o lo sprinter Davide Pelizzoli). L’astista Giulia Cargnelli è stata tolta dai giochi per un grave infortunio occorsole recentemente sebbene avesse superato per due volte in stagione quei 4.00 che ad Hengelo avrebbero consentito un piazzamento nelle prime otto.

fonte: Fidal – redazione / foto: www.fotosports.it

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