MARCIA DI AVVICINAMENTO A OSAKA 2007 – 3A PUNTATA

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

Stoccarda 1993 – 4° edizione
Quando il presidente Primo Nebiolo propose, ed il Congresso della IAAF approvò, il progetto di portare i Campionati del Mondo a cadenza biennale, ci fu qualcuno che paventò sfraceli per l’atletica, minacciata, a suo dire, da un possibile abbandono del pubblico colpito da saturazione di manifestazioni ad altissimo livello.
Fra gli osteggiatori della proposta di Nebiolo ci furono anche alcuni procuratori di grido, fra i quali Joe Douglas, manager del Santa Monica Track Club (Carl Lewis & C.), che arrivarono a minacciare il boicottaggio interpretando l’evento come una intrusione del già affollatissimo calendario internazionale ed elemento pericoloso che toglieva spazio ai “ricchi” meeting, ledendo gli interessi dei loro assistiti.
I rappresentanti degli atleti reclamavano inoltre premi in denaro per i vincitori del mondiali, attratti dai miliardi, circa 130 (vecchie lire), affluiti nelle casse della IAAF a seguito del contratto quadriennale stipulato da questa con l’Eurovisione.
Ma l’abilità manageriale di Primo Nebiolo ebbe nuovamente il sopravvento. Il massimo dirigente dell’atletica mondiale seppe infatti opportunamente motivare la sua idea, supportandola anche con argomenti concreti quali il contratto siglato con la Mercedes-Benz per gli anni 1993-1995, con il quale la prestigiosa casa automobilistica tedesca divenne lo sponsor ufficiale della IAAF e mise in palio una autovettura Mercedes Benz C. del valore di oltre 50 milioni di lire per ogni singolo vincitore del titolo.
La richiesta di premi in denaro era per il momento rinviata, ma Nebiolo, con mossa politicamente abile, cedette una parte dei proventi del mondiali alle federazioni aderenti alla IAAF.
I Campionati Mondiali di Stoccarda, i quarti della storia, si rivelarono, come presagito da Nebiolo, in un vero successo sia sotto il profilo dell’immagine che sotto l’aspetto tecnico. Il pubblico accorso al Gottlieb-Daimler-Stadion (il vecchio ma rimodernato Neckarstadion teatro nel 1986 della storica tripletta azzurra sui 10.000 del campionato europeo), poté così godere di uno spettacolo indimenticabile.
1689 atleti di 187 paesi presero parte alla manifestazione. Venti nazioni ebbero atleti campioni del mondo e trentasei quelli che videro loro concorrenti andare a medaglia.
Quattro furono i primati mondiali stabiliti durante la manifestazione: due in campo maschile e due in quello femminile, oltre ad uno eguagliato.
L’inglese Colin Jackson portò a 12.91 il record dei 110 metri a ostacoli, limando un centesimo al tempo ottenuto da Roger Kingdom a Zurigo nel 1989.
La formidabile staffetta del miglio degli Stati Uniti (Valmon 44.43, Watts 43.59, Reynolds 43.36 e Michael Johnson 42.91) , la stessa che aveva trionfato ai Giochi di Barcellona con la sola differenza di Reynolds al posto di Steve Lewis, fece segnare un eccezionale 2:54.29, limite ancora oggi imbattuto. Il quartetto veloce degli Stati Uniti (Drummond, Cason, Mitchell e Burrell) eguagliò invece il primato stabilito dagli americani a Barcellona l’anno prima.
Fra le donne i nuovi limiti mondiali furono quelli ottenuti dalla britannica Sally Gunnell (52.74) nei 400 ostacoli e dalla russa Anna Biryukova nel triplo, specialità che fece il suo esordio al mondiale, prima donna a superare i 15 metri (15.09).
Diciannove furono i primati dei campionati migliorati; il numero più alto delle quattro edizioni disputate fino ad allora.
Sergey Bubka vinse il suo quarto titolo mondiale nell’asta con la misura di m. 6.00, la prima ottenuta in una grande manifestazione all’aperto. Terzo titolo anche per il pesista svizzero Guentour, mentre fra gli uomini Morceli, Kiptanui, Powell, Riedel e O’Brien giunsero al secondo successo nelle rispettive specialità.
Fra le donne la sola cinese Huang Zhihong seppe riconfermare il titolo di Tokio ’91, mentre tornarono al successo due atlete che in passato si erano già laureate campionesse del mondo: Heike Drechsler (lungo) e Jackie Joyner (eptathlon).
L’Italia non conquistò alcuna medaglia d’oro: era la prima volta che succedeva in un mondiale! Solo tre argenti e un bronzo costituirono il bottino degli azzurri.
Il sorprendente Giuseppe D’Urso seppe inserirsi nel novero dei migliori mezzofondisti del mondo e cogliere un insperato secondo posto negli 800 metri.
Altri due argenti vennero dalla marcia con Giovanni De Benedictis, secondo nella 20 km, e con Ileana Salvador (10 km), giunta alle spalle della finlandese Essayah.
Il toscano di Fucecchio Alessandro Lambruschini seppe rompere il fronte dello strapotere keniano andando a conquistare il bronzo nella durissima prova dei 3000 siepi.
Da segnalare le ottime prove di Betty Perrone, quarta nella prova di marcia, e il sesto posto di Antonella Bevilacqua nell’alto.

Göteborg 1995 – 5a edizione
Se Stoccarda era stata avara di successi con gli azzurri, Göteborg fu addirittura prodiga di soddisfazioni per la nostra squadra, mai come questa volta ben costruita e amalgamata.
La quinta edizione dei campionati del mondo di atletica si disputò allo Ullevi Stadium della città svedese dal 4 al 13 agosto del 1995. La partecipazione fu caratterizzata da un successo straordinario. Ben 1804 atleti in rappresentanza di 191 paesi, numero mai raggiunto in precedenza, scesero in competizione. Ventiquattro paesi poterono vantare un campione, mentre 43 furono le nazioni dei medagliati. 69 federazioni ebbero almeno un finalista.
I primati del mondo migliorati furono quattro (di cui due nella stessa gara ad opera dello stesso atleta). Fu infatti il inglese Jonathan Edwards a migliorare nel corso della sua eccezionale gara per ben due volte il mondiale del salto triplo, superando, primo uomo nella storia, la barriera dei 18 metri. Per la verità già nel 1988 a Indianapolis Willie Banks (Usa) aveva superato due volte i 18 metri, ma in entrambe le occasioni i suoi salti furono “aiutati” da un vento più che generoso (18.06/+4.9w e 18.20/+5.2w). Anche Edwards nel giugno del 1995 a Villeneuve d’Asq durante la finale di Coppa Europa aveva raggiunto m. 18.43 al secondo salto, ma anche in questa occasione il vento era superiore alla norma (+2.4 m/s).
A Göteborg alle 17.30 del 7 agosto il primo salto del “gabbiano” >Jonathan Edwards superò i 18 metri (18.16 con il vento a + 1.3 m/s). Un quarto d’ora dopo, con vento sempre a + 1.3 m/s, l’inglese raggiunse i m. 18.29 ed entrò nella storia non solo della specialità ma della atletica tutta.
Gli altri due primati vennero dal settore femminile. L’americana Kim Batten corse i 400 ostacoli in 52.61, mentre l’ucraina Inessa Kravets frantumò il primato della Biryukova (15.09) portando il nuovo limite a 15.50 prima di essere coinvolta in una brutta storia di doping.
Ci furono grandi risultati tecnici nel contesto del programma maschile. Li citiamo di corsa. Michael Johnson fece le prove generali di quello che sarà il suo capolavoro ai Giochi di Atlanta del 1996. Vinse infatti i 200 (19.79) e i 400 (43.39), doppietta mai riuscita a nessun altro in passato, avvicinando paurosamente i primati mondiali della specialità (Mennea, 19.72 e Butch Reynolds, 43.29).
Sergey Bubka, ma la notizia ormai non faceva più scalpore, vinse il suo quinto titolo mondiale con la misura di m. 5.92, mentre il cubano Ivan Pedroso con un balzo a m. 8.70, vinse una gara di lungo che vide il primatista del mondo Powell relegato al terzo posto. Terzo oro mondiale anche per deacthleta statunitense Dan O’Brien (punti 8.695).
Fra le donne ci piace ricordare il primo oro mondiale di Merlene Ottey sui 200 metri (22.12) davanti alla Privalova.
Ma veniamo agli azzurri grandi protagonisti in terra di Svezia.
Il 6 agosto Michele Didoni, un altro prodotto dell’inesauribile vivaio della marcia, sorprende tutti e va a vincere la 20 km di marcia (1:19.59) battendo il favoritissimo spagnolo Massana. Argento invece per un altro marciatore azzurro: Giovanni Perricelli (3:45.11) autore di una straordinaria gara sui 50 km, vinta dall’outsider finlandese Valentin Kononen. Settimo un ottimo Arturo Di Mezza in 3:49.46.
Ma la marcia non aveva finito di stupirci. Betty Perrone marciò la gara della sua vita ed ottenne una straordinaria medaglia d’argento sulla 10 km (42:16) dietro alla russa di turno, questa volta Irina Stankina. Sesta Rossella Giordano.
Ma l’oro più commovente venne dalla pedana del salto in lungo, dove Fiona May con un salto che sfiorò i 7 metri (6.98 con + 4.3 m/s) regolò la cubana Montalvo (6.86) e la russa Mushailova (6.83); Fiona avrebbe vinto la gara anche col suo miglior salto “non ventoso” a m. 6.93.
La staffetta veloce maschile (Puggioni, Madonna, Cipollini, Floris) colse un insperato terzo posto dietro Canada e Australia (gli Stati Uniti si erano ritirati in batteria), Con il tempo di 39.07 gli azzurri andarono a sfiorare il primato italiano.
Bronzo per Ornella Ferrara nella gara di maratona vinta dalla portoghese Manuela Machado e sorprendente quarto posto per Maria Guida sui 10.000 metri corsi a ritmo del nuovo primato italiano (31:27.82).

Atene, 1997 – 6a edizione
L’Olympic Stadium di Atene intitolato a “Spyridon Louis”, vincitore della gara di maratona del 1896, accolse dal 1° al 10 di agosto la sesta edizione del Campionato del Mondo. Lo storico Panathinaikon Stadium, teatro delle prime olimpiadi dell’Era Moderna (1896) vide lo svolgimento della cerimonia d’apertura e l’arrivo della gara di maratona.
Ancora cifre record per la partecipazione: 1.882 atleti in rappresentanza di 198 paesi (la quasi totalità di quelli aderenti alla IAAF). Venticinque nazioni ebbero un campione del mondo e quarantuno furono invece quelli che ebbero atleti medagliati. Sessantotto nazioni ebbero almeno un finalista.
Contrariamente alle precedenti edizioni, dove la circostanza era stata sempre rispettata, in questa edizione dei mondiali non venne stabilito alcun record mondiale.
Gli specialisti si dannarono l’anima nel trovare una giustificazione a questo avvenimento, ma alla fine si preferì concludere che era in atto un cambio generazione che andava a toccare anche i metodi di allenamento e la carenza di vocazione atletica specie in aree (Europa) un tempo fucine di fenomeni.
Nonostante queste problematiche vi furono egualmente risultati e prestazioni di ottimo valore.
Maurice Greene, vincitore dei 100 metri, corse a 2/100 dal primato del mondo di Donovan Bailey (9.84, Atlanta 1996), mentre Ato Boldon si impose in 20.04 sui 200 davanti al grande Fredericks (campione del 1993).
Una wild-card della IAAF consentì a Michael Johnson di difendere il suo titolo dei 400. Cosa che l’americano fece egregiamente in 44.12, riscattando così una stagione poco fortunata nella quale aveva perso l’imbattibilità sulla distanza dopo 58 vittorie.
Wilson Kipketer, che gareggiava ancora con la maglia del Kenia, dominò gli 800 metri, bissando il titolo di Göteborg.
L’impresa non riuscì a Morceli nei 1500 che dovette cedere il titolo all’astro nascente Hicham El Guerroui. Tripletta invece anche per l’etiope Haile Gebrselassie vittorioso sui 10.000 a danno del suo rivale storico: b>Paul Tergat.
Sui 110 ostacoli si scontrarono, quasi per designare il re della specialità, il campione del mondo di Göteborg ’95 ed olimpionico di Atlanta ’96 Allen Johnson e il primatista del mondo Colin Jackson. La pista dette il suo responso e consacrò lo statunitense miglior interprete delle barriere alte. Vinse infatti Johnson in 12.93 davanti a Jackson (13.05) e Kovac (13.18).
L’anno delle olimpiadi era stato da dimenticare per il francese Stephane Diafana, vittima di una frattura da stress al piede destro. Ad Atene il francese tornò, come si dice, a riveder le stelle, vincendo la gara dei 400 ostacoli nel tempo di 47.70 davanti al sudafricano Herbert e all’americano Bronson. Quarto, più veloce di tutti nel rettilineo finale, il nostro Fabrizio Mori, già sesto ad Atlanta, che portò il suo limite a 48.05, nuovo primato italiano, che migliorava quello ottenuto il giorno prima in semifinale (48.17).
I canadesi (Esmie, Gilbert, Surin e Bailey) , approfittando dell’uscita degli Stati Uniti in batteria, vincono la finale della 4×100 in 37.86, miglior tempo dell’anno, davanti alla Nigeria e alla Gran Bretagna.
In batteria gli Stati Uniti schierano l’ostacolista Allen Johnson, ma in finale si presentarono con Young, Pettigrew, Jones e Washington per andare a vincere la 4×400 in 2:56.47 davanti alla Gran Bretagna (2:56.65) e alla Giamaica (2:56.75); lo stesso ordine di arrivo di un anno prima ad Atlanta.
Dominio spagnolo nella gara di maratona con Anton e Fiz ai primi due posti. L’Italia ottenne un quarto posto con Danilo Goffi ed il settimo con Giacomo Leone.
Poca gloria per i marciatori italiani. I due titoli in palio andarono allo spagnolo Daniel Garcia (20 km) e a Robert Korzeniowski (50 km). Michele Didoni non seppe ripetere l’exploit di Göteborg e giunse solo settimo, precedendo di poco l’altro azzurro, Giovanni De Benedictis
I concorsi fecero registrare il grande ritorno al successo del cubano Javier Sotomayor con l’ottima misura di m. 2.37 e un tentativo a m. 2.41, che sarebbe stato record dei campionati.
Per la sesta volta consecutiva in quindici anni Sergey Bubka che, nonostante i tendini logori e scarsa energia da spendere, conquista in titolo mondiale portando il record dei campionati a m. 6.01.
Festa cubana nei salti in estensione. Ivan Pedroso si conferma campione con la misura di m. 8.42, mentre Yoelvis Quesada batte addirittura il primatista del mondo Edwards (17.85 contro 17.69).
Bis anche per John Godina nel lancio del peso (21.44), ripescato con una wild card. Il tedesco Lars Riedel fece addirittura poker vincendo il suo quarto titolo mondiale consecutivo con un lancio a m. 68.54. Sorpresa nel giavellotto. Con un lancio a m. 88.40 vinse la gara il sudafricano Marius Corbett
Nel decathlon era assente lo statunitense O’Brien. Vinse con la terza prestazione di sempre (8837 punti) il ceco Tomas Dvorak, ad appena 54 punti dal mondiale di O’Brien (8891 punti).
In campo femminile da registrare la vittoria di Marion Jones sui 100 metri (10.83) davanti a Zhanna Pintusevich (10.85) e la vittoria di quest’ultima sui 200 in 22.32; terza in questa gara Merlene Ottey, campionessa uscente, alla sua sesta partecipazione ad un mondiale.
La prima donna aborigena ad aver vinto una medaglia olimpica (argento l’anno scorso ad Atlanta), Cathy Freeman, fece suo il titolo dei 400 (49.77) battendo Sandy Richards (Jam) e Jearl Miles (Usa).
Bis anche di Ana Fidelia Quirot sugli 800 metri (1:57.14) e sorpresa della portoghese Carla Sacramento nei 1500 metri (4:04.24).
Gara saggia di Roberta Brunet sui 5000 e gran finale dietro alla romena Gabriela Szabo (14:57.68), per una medaglia d’argento di grande spessore (14:58.29), a conferma del grande risultato di Atlanta (bronzo) sulla stessa distanza.
Vita sentimentale (e non solo) agitata quella di Lyudmila Engquist, nata Leonova e poi, dopo la nascita della figlia Natasha, maritata con Nikolay Narozhilenko. Con questo cognome vinse il mondiale di Tokio ‘91 battendo la grande Devers. Poi la storia sentimentale con il manager Engquist, l’accusa di doping, la squalifica per 4 anni, l’assoluzione (l’ex marito confessò di averla dopata a sua insaputa), due operazioni al ginocchio…e altro. Tutto questo a glorificare il nuovo titolo iridato dei 100 ostacoli, conquistato con il tempo di 12.50 sulla bulgara Svetla Dimitrova (12.58).
Sorpresa marocchina nella prova dei 400 ostacoli. Vince a sorpresa (ma non tanto dopo quanto visto in semifinale) Nezha Bidouane in 52.97, battendo le più accreditate Deon Hemmings (Jam) e Kim Batten (53.52), primatista del mondo.
Successo senza patemi d’animo quello della staffetta degli Stati Uniti (Gaines, Jones, Miller e Devers) in 41.47, a soli 10/100 dal primato del mondo; seconda come due anni prima la Giamaica, ma questa volta senza la Ottey.
Non ce la fecero invece le americane a triplicare l’oro della 4×400, battute dalle scatenate tedesche, (Feller, Rohlander, Rucker, Breuer) condotte alla vittoria da Grit Breuer, cronometrata in frazione a 48.8.
Ancora una giapponese, dopo la Asari di Stoccarda ’93, a vincere la gara di maratona. Questa volta è stato il turno di Hiromi Susuki (2:29.48) che ha battuto la portoghese Manuela Machado. Ottima quinta la nostra Ornella Ferrara, bronzo a Göteborg due anni prima.
Oro finalmente anche per l’Italia e ancora una volta il successo è venuto dalla marcia. La siciliana di Gioiosa Marea, Annarita Sidoti, nella gara sui 10 km in pista. La finale venne disputata il 7 agosto, dopo che il 4 si erano disputata due batterie di qualificazione.
Ammesse alla finale tutte e tre le nostre marciatrici: Sidoti, Alfridi e Perrone e vittoria di Annarita in testa alla gara dal primo chilometro. Tempo finale: 42:55.49. Tutte squalificate le tre concorrenti russe (la Ivanova, giunta seconda, addirittura dopo l’arrivo).
Sotto tono la gara di salto in alto. Titolo alla norvegese Hanne Haugland con 1.96, dopo lo spareggio a 1.99 con la ucraina Babakova, e settimo posto per la nostra Antonella Bevilacqua (1.93).
Nonostante un ottimo primo salto a m. 6.91, Fiona May non ce la fece a sostenere la riscossa della greca Niki Xanthou (6.94 al quarto salto dopo il 6.93 al terzo), ed al balzo vincente della russa Lyudmila Gallina a m. 7.05. Bronzo quindi per la nostra campionessa dopo l’oro di Göteborg.
Campionessa olimpica ad Atlanta, la tedesca Astrid Kumbernuss, ha confermato l’oro di Göteborg, con un lancio a 20.71 insidiato dalla sola ucraina Pavlysh con m. 20.66.
Difficile trovare una lanciatrice neozelandese fra le medagliste di una Olimpiade. Tanto meno di un mondiale. A interrompere questo digiuno ci ha pensato Beatrice Faumuina che ha scagliato il suo disco a m. 66.82, più lontano di tutte.
La seconda gravidanza impedì a Trine Hattestada (nata Solberg) di ripetere l’impresa di Stoccarda ’93. Questa volta con i figlioletti Joachim e Robin a incitarla dalla pedana, la norvegese è tornata alla vittoria in un mondiale lanciando il suo giavellotto a m. 68.78.
Era da Tokio ’91 che la tedesca Sabine Braun cercava di tornare ad indossare la maglia iridata. Prima la Joyner-Kersee (Stoccarda) e poi la siriana Ghada Shouaa (assente ad Atene), si sono frapposte al suo sogno di gloria.
Ad Atene la tedesca è tornata al successo nella gara di eptathlon (6739 punti), battendo una agguerrita Denis Lewis (Gbr) salita a 6654 punti.
Dei medagliati italiani, e dei migliori classificati, ho parlato negli incisi delle rispettive gare. Per il resto non è stato un “mondiale” da incorniciare. Gloria per le squadre di maratona nella classifica di Coppa del Mondo. Gli uomini (Goffi, Leone e Ingargliola) si sono classificati al secondo posto dopo gli spagnoli, mentre le ragazze (Ferrara, Fiacconi e Fogli) hanno conquistato il terzo posto dietro a Giappone e Romania.

fonte: Redazione Atleticanet . Foto Cesare Galimberti/Olympia

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