TYSON GAY, L’ULTIMO DEI TRENI

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L’americano da oggi è il nuovo re della specialità più amata dell’atletica leggera. Ad Osaka ha confermato di essere il primo al mondo, vincendo la sfida con Asafa Powell, a coronamento di una stagione strepitosa. I dettagli e le emozioni di una gara e dei suoi protagonisti.

Una serata che è durata un’eternità, un’attesa nella “call room” sull’orlo di una crisi di nervi. Asafa Powell e Tyson Gay sembravano due psicopatici chiusi in camera di sicurezza, seduti sulle sedioline della rovente anticamera della pista o a provare e riprovare le partenze sul campo di riscaldamento. Un Asafa che si era dimostrato impressionante nei turni eliminatori, nettamente superiore agli altri; Tyson più contratto ma sempre rapidissimo, era parso un tantino inferiore al giamaicano. Entrambi osservati da vicino dal solo Derrick Atkins, ragazzone bahamense mezzo imparentato con Powell, esploso quest’anno e candidato al gradino più basso del podio.
Uno contro l’altro, a pochi minuti dallo scontro diretto, l’eroe di Giamaica contro il “Number One” degli States, un gustoso piatto finalmente giunto a cottura. Un piatto che era mancato lo scorso anno quando Powell ed il massimo rappresentante statunitense, Justin Gatlin, si evitarono per buona parte della stagione, sino allo stop per doping dell’americano. Un anno che contribuì a render grandissimo Asafa, capace di ripetere per altre due volte il suo 9”77 da primato mondiale, grazie ad un irresistibile lanciato, una progressione micidiale per chiunque.
Ma la stagione passata di questi tempi proponeva alla ribalta anche una giovane promessa americana, Tyson Gay, autore di un 9”84 a Zurigo, apparso il solo in grado di seguire da vicino il giamaicano.
“Il duello del futuro per lo scettro dei 100 non può che essere Powell-Gay” si diceva, ed in effetti il 2007 è ripartito a ritmo di botta e risposta di prestazioni sotto i 10”00 fra i due contendenti. Ma mai scontro diretto, il sogno proibito di qualsiasi organizzatore di meeting si sarebbe materializzato solo sulla tecnologica pista di Osaka, un palcoscenico perfetto.

Dietro ai blocchi. Asafa vuole dimenticare le delusioni di Atene 2004, ma dal suo volto traspare tensione, lo sguardo non è quello sicuro dei grandi meeting europei, quasi avesse avuto il presagio di ciò che sarà. Tyson è teso anch’egli, ma allo stesso tempo appare più concentrato e carico. La partenza è subito buona, Powell esce meglio, per Gay è gara all’inseguimento già dai primissimi metri. In molti si prefigurano già la vittoria netta del giamaicano, soprattutto quando inserirà il turbo della sua progressione. Ma così non è. Gradualmente quel fascio di muscoli e nervi di Gay torna sotto, le spinte sono più efficaci, la corsa è più fluida, Powell non può far altro che vederselo sfilare al suo fianco, come se trasportato da un tapis roulant. Le falcate di Gay sono direttamente proporzionali all’azione sempre più macchinosa ed indurita di Powell, ormai il primatista mondiale è costretto ad inseguire il treno. Un treno che scorre via verso la vittoria: 9”85, Gay alza le braccia al cielo, è lui il campione del mondo.

Per Asafa ancora una volta sfuma il sogno dell’oro, e poco importa se sarà solo bronzo perché nel frattempo anche Atkins gli finisce davanti. E’ una sconfitta che brucia e che probabilmente lascerà il segno nel morale e nella testa di sua maestà Asafa, incapace ancora una volta di afferrare l’oro. La rivincita potrebbe arrivare già il prossimo anno a Pechino, ma chissà quante volte ancora passerà nella testa di Powell la gara, i suoi appoggi, la schiena di Gay irraggiungibile. E chissà se non ritorneranno o non siano ritornati i fantasmi delle Olimpiadi di Atene, la paura di non vincere, ormai divenuta quasi una ricorrenza per le pantere giamaicane.

L’altra faccia della medaglia è la composta esultanza di Tyson Gay, uno sprinter un po’ “sui generis”, per nulla guascone o spavaldo come altri suoi connazionali, tradizionalmente gli showmen del rettilineo. Gay appare morigerato e composto, ed anche meno muscolato di altri. Una corsa tutto sommato potente ed abbastanza pulita, caratterizzata dalle rapidissime ed agili falcate che lo hanno portato in pochi anni ad emergere in patria soprattutto nei 200.

Nato e cresciuto a Lexington 25 anni fa si è trasferito per studiare all’Arkansas University. E’ lì che ha ottenuto i primi grandi risultati ed ha trovato un amico e compagno di allenamenti all’altezza, il duecentista Wallace Spearmon, altro talento dello sprint americano. Sotto la guida di Lance Brauman, Gay si rese famoso al grande pubblico ai Mondiali di Helsinki nel 2005, quando chiuse al quarto posto nella finale dei 200, fuori dal podio “made in USA”, preceduto dal trio Gatlin-Spearmon-Capel. Una delusione che probabilmente contribuì a farlo crescere e maturare, con la consapevolezza di possedere le qualità di un grande campione. Qualità uscite fuori lo scorso anno, con il fantastico 19”68 sui 200 ed al 9”84 sui 100, entrambi personali migliorati che lo proiettano verslo la vetta dei migliori di sempre nella speciale classifica combinata delle due distanze.

Quest’anno ancora miglioramenti con 19”62 sui 200 ed uno splendido 9”84 ai trials con mezzo metro di vento contrario, nonostante sia stato costretto ad allenarsi per mesi senza allenatore, in carcere per bancarotta. Un altro elemento questo che conferma la grande forza di volontà di Gay. Riceve i programmi di allenamento da Brauman (che uscirà dal carcere proprio in queste ore) e si allena da solo o sotto lo sguardo di John Drummond, importante a suo dire per averlo fatto migliorare in partenza. Il resto lo fa la figlia Trinity di 6 anni, la sua prima tifosa ed una delle motivazioni più importanti per andar forte.
Oggi a lei avrà dedicato la sua vittoria, sperando prima o poi di regalarle il record del mondo. Un record alla sua portata ed al quale pensa incessantemente: “il prossimo obiettivo” rivela ai microfoni della Caporale, quasi dimenticando che tra qualche giorno lo attenderanno i 200. Lì teme il compagno Spearmon, ma soprattutto le progressioni di un altro giamaicano: Usain Bolt. Ci sarà vendetta o ancora una volta il treno sarà imprendibile? Di sicuro ad Osaka ci sarà da divertirsi ancora…

fonte: Redazione

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