OSAKA, SESTA GIORNATA: HOWE, ESTASI AZZURRA

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Andrew Howe, con un salto da 8, 47, entra nella storia sotto il cielo di Osaka. Argento mondiale e record italiano, solo Saladino riesce a far meglio, Phillips annichilito. E sui 200 Gay si conferma il più veloce del mondo. La cronaca di una giornata da ricordare.

Che il Giappone fosse terra di grandi salti, lo si sapeva. Bastava riportare le menti al duello spaziale fra Carl Lewis e Mike Powell nell’estate di Tokyo 1991, per attendersi grandi cose anche dalla finale di salto in lungo ad Osaka. Una gara dalle emozioni forti, con un finale degno delle migliori pellicole hollywoodiane.

Quel sesto ed ultimo salto per giocarsi tutto, lo sguardo carico di grinta e concentrazione prima della rincorsa, due bagagli indispensabili da portarsi dietro sulla strada della gloria. Andrew Howe era appena stato sbalzato fuori dal podio dall’ucraino Lukashevich, capace di trovare un 8,25 all’ultimo salto, 5 cm in più di quanto saltato finora dall’azzurro. Meglio ancora avevano fatto l’americano e campione mondiale uscente Dwight Phillips, con 8,30, e soprattutto il fenomeno panamense Irving Saladino, con 8,46.

Il tutto per tutto all’ultimo tentativo, un copione che ormai il reatino sembra voler recitare apposta nelle gare che contano, quasi divertendosi a far tremare sul posto mamma Renee. La rincorsa, il rumore della zampata su una pedana colta perfettamente, una parabola lunghissima che termina in coincidenza di quella riga virtuale sulla sabbia che segna la misura d’oro di Saladino: un salto fantastico, Andrew se ne rende subito conto e comincia a sbracciarsi ed urlare “I am the best!!!” al pubblico sugli spalti, sotto lo sguardo incredulo del panamense.
L’attesa per la misura è sembrata un’eternità, poi arriva: 8,47, è primo nel mondo, cade il record italiano di Evangelisti, arriva tutto insieme! Mamma, fratellino Geremi, fidanzata e resto della compagnia azzurra sono tarantolati, si agitano a più non posso, manca solo il salto di Phillips e Saladino, ed il fenomeno azzurro è in cima al mondo!

L’americano Phillips spavaldamente alla vigilia aveva fatto i suoi proclami sulla conferma del titolo, ma la sua serata non è sembrata affatto eccezionale, addirittura disastrosa quella dei suoi connazionali, così all’ultimo salto non va oltre 8,22, concludendo sul gradino più basso del podio.
Ora l’unica persona che potrebbe separare Andrew dall’oro è solo il re delle ultime stagioni, Irving Saladino, probabilmente l’erede di Ivan Pedroso, scusate se è poco. Il campione panamense è da qualche anno in vetta alla specialità grazie alle sue immense qualità e ad una tecnica sopraffina.
A Panama è una celebrità, sulle pedane di mezzo mondo è l’atleta da battere ed il punto di riferimento per molti. Nel disperato tentativo di rispondere all’impresa di Andrew, parte con la solita rincorsa leggera sotto gli occhi dell’azzurro: il salto è di quelli che lasciano senza parole, di quelli che non si vedevano da parecchio: 8,57, Saladino si riprende il suo oro tanto voluto ricorrendo al miglioramento del personale, è campione del mondo.

Due grandissimi campioni, protagonisti e artefici di una finale stupenda. Due ragazzi che chissà per quanto ancora ci faranno sognare, due personaggi irrinunciabili nel circo cosmopolita dell’atletica mondiale. Entrambi concludono abbracciati, il tricolore italiano ed il vessillo di Panama sventolano per la prima volta ad Osaka, per Panama è addirittura la prima volta assoluta ad un campionato del mondo. E questa speriamo sia solo la prima di altri duelli negli anni futuri, a cominciare dalle Olimpiadi del prossimo anno.

L’argento italiano di Howe fa quasi dimenticare quanto di buono offerto dall’unica giornata di Campionati senza qualificazioni mattutine.
L’evento più atteso di giornata era la finale dei 200 uomini, che metteva di fronte lo statunitense Tyson Gay, alla ricerca del secondo oro dopo quello sui 100, ed il giamaicano Usain Bolt, l’astro nascente della specialità, quasi nel ruolo di vendicatore di Asafa Powell.
I due partono affiancati, con Gay in 4° corsia e Bolt in 5°, mentre l’altro talento dello sprint statunitense, Wallace Spearmon, si trova in 6° corsia. La curva di Bolt è velocissima come già aveva dimostrato nei turni eliminatori, ma Gay è insuperabile. L’americano all’uscita della curva è primo, il possibile crollo nel rettilineo dello statunitense, reduce da innumerrevoli turni di qualificazione, non c’è. Gay non perde un metro e taglia il traguardo per primo, con un notevole crono di 19”76. Non sarà il suo personale, fermo al 19”62 di qualche mese fa, ma è comunque il record dei campionati e soprattutto il crono che corona un doppio successo nello sprint che era riuscito solo ad un atleta del calibro di Maurice Greene nella storia dei Mondiali (escludendo il bis di Gatlin nel 2005, probabilmente da annullare per la squalifica doping).

Secondo e contento è il giamaicano Bolt con 19.91, l’eterna promessa finalmente sembra essere matura ed in grado di primeggiare con i migliori della specialità. Al terzo posto finisce Wallace Spearmon, altro talento proveniente dall'Arkansas University come Tyson Gay e compagno di allenamento del campione del mondo, apparso ad Osaka lontano dalla condizione che gli fece ottenere 19,65 lo scorso anno proprio di questi tempi. Una finale che premia i migliori e che incorona Tyson Gay come uno degli atleti simbolo di questa edizione dei Campionati Mondiali.

Altra faccia da ricordare è quella fresca e vitale di Jana Rawlinson Pittman, un’australiana dalle mille risorse e dalla gran voglia di correre. Una voglia così forte che l’ha rimessa in pista subito dopo a ver partorito, nello scorso inverno, per tornare quanto prima ai suoi livelli e magari poter fare bella figura ai Mondiali. Jana non solo ha fatto bella figura ma ha addirittura conquistato il titolo mondiale, vincendo la concorrenza della robotica russa Yulia Pechonkina-Nosova, data per favorita. Un’impresa senza eguali che porta la ragazza australiana al secondo titolo mondiale dopo quello del 2003 a Parigi. Yulia Pechonkina non può far altro che prenderne atto, finendole subito dietro e facendo suo un argento comunque prestigioso tanto quanto la medaglia di bronzo di un’irrefrenabile Anna Jesien. La polacca ad Osaka era in gran forma ed in finale lo ha ribadito scalzando dal podio giamaicane ed americane, favorite sulla carta sino a qualche giorno fa.

Affermazione che pesa parecchio è stata anche quella della tedesca Betti Heidler in una finale di martello colorata anche di azzurro. Clarissa Claretti ha infatti chiuso al settimo posto con 70,74, mettendoci tutta la grinta possibile, quella stessa che era mancata a tanti ad Helsinki un paio di anni fa. Clarissa ha condotto una buona gara con il solo rammarico di aver potuto finire qualche posizione avanti se solo fosse arrivata la gran misura che ha dato la sensazione di valere.
Una misura che non è mancata alla tedesca Heidler, che con 74,76 è stata in grado di vincere la concorrenza della favorita Yipsi Moreno e della forte cinese Zhang. La cubana non è riuscita nell’impresa di raddrizzare la gara all’ultimo lancio, mentre la campionessa dei Giochi Asiatici ha confermato di esserci anche in vista dei Giochi Olimpici in patria. Fuori dal podio la polacca Kamila Skolimowska, anche lei tra le favorite, mentre fa sensazione l’uscita dalle otto finaliste della russa Khanafeyeva, miglior misura dell’anno dopo la Lysenko squalificata per doping.

Ultima annotazione per le qualificazioni di giornata, che hanno visto uscire nomi importanti: a cominciare dall’asta maschile, dove non sono passati alla finale l’australiano Paul Burgess, gli americani Hartwig e Pauli, il giapponese Sawano, il messicano Lanaro nonchè il forte argentino Chiaraviglio. La finale dei 110 hs dovrà invece fare a meno del forte lituano Stanislav Olijars e del campione del mondo uscente Ladji Doucoure, con l’Europa rappresentata dai soli Demydyuk e dallo spagnolo Quinonez (peraltro al record di Spagna con 13.33).
Negli 800 maschili, fuori da subito Ali Mansoor, reduce dalle fatiche dei 1500, lo spagnolo Antonio Reina ed il campione d’Europa Bram Som. Da segnalare poi l’uscita nei 5000 del keniano Isaac Songok, un pezzo da novanta, mentre nella finale dei 200 femminili non ci saranno la bulgara Naimova, la veterana Debbie Ferguson e la belga Kim Gevaert, non partita nelle semifinali.

L'ultimo pensiero torna ancora al volo di Andrew e di Irving, è di scena la nuova generazione dell'atletica mondiale.

Appuntamenti per la settima giornata:

Mattino:
h.08.00 (1.00 ora italiana) 20 Km Marcia donne F
h.09.30 (2.30 ora italiana) Giavellotto uomini, qual.
h.10.00 (3.00 ora italiana) 100m Decathlon
h.10.10 (3.10 ora italiana) Alto donne, qual.
h.11.00 (4.00 ora italiana) Lungo Decathlon
h.13.00 (5.00 ora italiana) Peso Decathlon

Pomeriggio:
h.18.30 (11.30 ora italiana) Alto Decathlon
h.19.30 (12.30 ora italiana) Triplo donne F
h.19.30 (12.30 ora italiana) 1500 donne, semi
h.20.05 (13.05 ora italiana) 800 uomini, semi
h.20.40 (13.40 ora italiana) giavellotto donne F
h.20.40 (13.40 ora italiana) 4×100 uomini batt
h.21.15 (14.15 ora italiana) 200 donne F
h.21.35 (14.35 ora italiana) 400h donne F
h.22.20 (15.20 ora italiana) 110h uomini F

Diretta televisiva nelle seguenti fasce orarie: 0.55-6.45; 11.30-12.55; 13.30-15.45 su Rai2, su RaiSport senza interruzioni

fonte: Redazione

ALLEGATO: ANet_news__30.8.2007.txt (20 Kb)

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