HO VISTO LA LUCE, ELWOOD HO VISTO LA LUCE!

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

Per i pochissimi che non hanno visto il bellissimo film “The Blues Brothers” e la relativa scena di delirio collettivo nella chiesa di “Triple Rock” guidata dal reverendo Cleophus James (il compianto James Brown), consiglio in alternativa la visione del video della mamma di Andrew Howe dopo il salto, fino a quel momento vincente, del figlio. C'era bisogno di vedere una scena simile? Si.

Devo essere sincero, inizialmente quel semi-attacco epilettico mal interpretato non mi è piaciuto per niente. Un gesto forzato ed innaturale per siglare comunque una felicità del tutto legittima. L'ho giudicato un gesto incomprensibile come anche gli eccessi del figlio saltatore.
Poi è arrivato (terzo) il cinquantista Schwazer con un'incazzatura enorme, lacrime e rabbia. Anche questo gesto l'ho giudicato incomprensibile. E allora mi sono chiesto: “com'è possibile che due situazioni tanto simili (stesso mondiale, stessa nazionalità, stesse aspettative, entrambi a medaglia) possano produrre due reazioni così diverse”? Non bisogna essere psicologi per capire che sono due persone diverse e che provengono da due culture diverse.

Le cose viste da quest'ottica tendono a dare una luce completamente diversa ai giudizi sulle azioni di questi due giovani atleti azzurri. Howe nonostante il suo marcatissimo accento romano (o quello che è) è sostanzialmente un americano. E non tanto perché parla americano bensì perché la cultura in cui è immerso è quella di quel paese. Per noi uno spettacolo è un qualcosa a cui assistere per gli americani uno show è qualcosa a cui partecipare. La passività del nostro guardare un concerto o una gara di atletica è l'esatto opposto della partecipazione attiva e concreta dei nostri amici d'oltre oceano. Oggi siamo abituati a battere le mani ritmicamente in occasione di un salto ma di certo non è farina del nostro sacco culturale. Lo stesso dicasi per il rispondere agli urli di una rockstar durante i concerti: sempre farina di altri mulini. In Italia le cose o si fanno o si guardano fare, altrove ci sono più situazioni intermedie. E queste ci sfuggono ancora.

Ma andiamo a parlare un po' di Schwazer. Arriva e sbatte il cappello a terra, se fosse possibile continuerebbe a marciare tanto è arrabbiato. Nei giorni precedenti aveva rilasciato dichiarazioni estremamente misurate nonostante fosse chiara la forma mostruosa in cui si presentava a questo mondiale. Ai microfoni dice apertamente il motivo della sua rabbia ed ha la maturità di prendersi colpe e medaglia. Questo modo di fare lo capiamo meglio. Meglio ancora lo capiscono tra le valli dell'alto adige dove la concretezza, il lavoro, l'umiltà e il raggiungimento di ciò che ci si prefissa (fosse lavoro o sport), sono il normale incedere degli eventi.

Giocando a fare i giudici (cosa che riesce sempre molto bene a tutti noi), in questi giorni si è sentito di tutto: accuse, giustificazioni, esaltazioni e quant'altro. Se vi prendete la briga di leggere un po' il nostro forum ve ne rendete conto. Io oltre al gioco del giudice ho cercato anche di focalizzare un po' l'attenzione sull'utilità o meno di questi atteggiamenti. E visto che in Fidal qualcuno si diverte a “cancellare” i simboli dell'atletica italiana come Simeoni & Co., mi sono detto che sarà il caso di trovarne dei nuovi. Per Howe il discorso è già partito anche se più a livello commerciale che a livello umano. In questi giorni in tv, oltre che nel lungo l'abbiamo visto correre ed alimentarsi con due grossi sponsor; al contrario Schwazer, marcia e mangia (ancora) in privato.

Ad ogni modo questo momento è estremamente utile per la nostra atletica. Abbiamo due giovani (e veri) campioni. Uno si agita, urla, sgrana gli occhi, l'altro suda come un pesce, parla col contagocce e svicola se trova troppi riflettori su di se. Abbiamo in pratica la possibilità di presentare alla società civile due immagini dell'atletica completamente diverse ma tutte e due bellissime, sane e convincenti. Abbiamo il tipo “strano” che saprà attirare su di se l'attenzione di giovani che sognano successi, fama e gloria nell'atletica e abbiamo allo stesso tempo il tipo “troppo normale” che farà capire che anche se non sei un superman puoi salire sul tetto del mondo con il sudore della fronte e la determinazione della mente. La complementarietà dei due azzurri nel proporre l'atletica ai nostri giovani è un'occasione unica e da non perdere. La speranza è che la federazione decida di fare una massiccia attività di promozione sul territorio utilizzando questi due ragazzi. Li faccia girare, li faccia parlare, li porti nei campi di provincia a raccontare la loro storia, a farli allenare con i giovani. Anche nell'atletica esistono settimane quasi vuote, perchè non utilizzarle per una tourneè italiana nei campi di atletica di tutta Italia? Quale teenager non desidererebbe fare un allenamento con Howe o con Schwazer?

At the Triple Rock Church.
Elwood: Jake, you alright?

[Ray of sunlight shines through the church onto Jake.]

Jake: The band.. (louder) The band..
Rev: Do you see the light?
Jake: (louder) The band!
Rev: Do you see the light?
Elwood: What light?
Rev: Have you seen the light?
Jake: Yes, Yes! Jesus H. god damned bastard Christ, I have seen the light!

[Jake starts dancing with the others.]

fonte: Foto: screenshot from the movie

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