MENTAL TRAINING A OSAKA?! ANALISI DI UN ATLETA NEI RITUALI PRE-GARA

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Pochi giorni fa, durante i mondiali di atletica ad Osaka, mi è capitato di vedere per caso il momento del salto di Jadel Gregorio, atleta 27enne brasiliano, vincitore della medaglia d’argento nel salto triplo uomini con i suoi 17,59 mt. Ho seguito la gara sin dal momento che ha preceduto il salto vero e proprio, il momento della preparazione psicologica dell’atleta. Molto spesso, per i “non addetti ai lavori” o per quelli che non si interessano di psicologia dello sport, questi attimi rimangono nell’indifferenza, privi di un reale interesse.
Io, che di psicologia sportiva vivo, non posso fare a meno di cogliere nelle gare degli atleti, quando la telecamera si sofferma, quei pochi minuti che precedono la gara vera e propria, quei momenti in cui l’atleta sa di giocarsi una buona percentuale della riuscita della sua prestazione.

Il salto triplo, così come tutti i salti ed i lanci fa parte di quelle specialità estremamente tecniche e di delicati equilibri. Pensate ad altre discipline: la maratona, la corsa e, per uscire dall’atletica, a tutti quegli sport in cui la prestazione dura ore. Il salto è un attimo, pochi secondi in cui l’atleta si stacca da terra per spiccare un volo che segnerà la sua prestazione.
E’ incredibile pensare come per quell’attimo ci sia stata una preparazione lunga, faticosa, fatta di dettagli piccoli, ma enormemente importanti; il triplo è infatti una di quelle specialità che in un unico gesto racchiude una quantità enorme di capacità ed abilità davvero impressionanti. Affascinante: un lavoro lungo mesi per pochi secondi di gara.

Il lavoro mentale, alla pari di quello fisico, ha un ruolo di primo piano soprattutto in quelle discipline dove in pochi minuti ci si gioca l’esito della gara, proprio perchè le tecniche preparate nei mesi devono essere concentrate e richiamate in pochissimo tempo.
Jadel Gregorio doveva così ottenere la massima concentrazione in quel momento prima del salto e per farlo ha usato tutti gli strumenti a sua disposizione per una buona prestazione. Tecniche che senza ombra di dubbio ha appreso nei mesi, negli anni precedenti per utilizzarle al momento opportuno.
Come ripeto sempre, gli skills mentali allenati devono essere consolidati e resi automatici per essere utili nel momento della gara. Piccoli dettagli studiati col preparatore perché diventino funzionali in quei pochi secondi che precedono la gara stessa.

Analizziamo ora nel dettaglio le tecniche che ha usato: ha richiamato innanzitutto uno stato di concentrazione massima. Lo sguardo fisso e gli occhi lievemente socchiusi sono segnali di una grande attenzione che probabilmente ha ottenuto con “interruttori” messi a punto durante l’allenamento. Ha poi utilizzato la visualizzazione mimando la rincorsa e il salto stesso con gesti delle mani, accompagnati da una profonda respirazione.
La seconda fase di preparazione l’ha dedicata all’automotivazione, a caricare se stesso: ha chiesto la collaborazione del pubblico battendo le mani per ritrovare il suo ritmo (la ricerca del ritmo durante l’allenamento mentale è una componente importante) e ha richiamato se stesso con un urlo.

L’analisi del comportamento pre-gara di un atleta è molto interessante, l’osservazione dei suoi rituali può diventare uno spunto utile per imparare da lui e trovare così dei rituali “su misura” per se stessi.

Molti di voi, che avranno seguito con molta più attenzione di me i mondiali, potrebbero aver colto altri comportamenti, gesti, rituali di preparazione alle gare. Sarebbe interessante leggere le vostre osservazioni, confrontare i diversi modi di concentrarsi degli atleti e, perché no, potreste scrivere anche quali sono i vostri rituali, se ne avete.

Valentina Scimone
valentina.scimone@atleticanet.it
www.valentinascimone.com

fonte: Redazione

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