WORLD ATHLETICS FINAL, PRIMO ATTO

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La prima giornata a Stoccarda della finale dell’atletica mondiale ha regalato pochi acuti importanti, fiaccata dall’assenza di diversi big, dalle tossine nei muscoli di molti campioni al termine di una stagione impegnativa e da strumentazioni impazzite. Un’occasione comunque per rivedere alcune dei protagonisti ad Osaka.

Una formula che probabilmente dovrà essere rivista ed una regola, quella delle false partenze, che ha stufato davvero. Il gran finale dell’atletica mondiale non ha brillato particolarmente, alla luce delle molte defezioni, di atleti cotti, e della sensazione diffusa che si faccia presenza solo per raccimolare gli ultimi dollari della stagione. Il tutto a discapito dello spettacolo, con un pubblico costretto il più delle volte ad ingoiare un boccone amaro per l’assenza di qualche beniamino importante. Se a questo poi si aggiunge l’autolesionismo offerto da starter in giornata no o comunque assistiti da congegni elettronici eccessivamente rigidi nelle gare di velocità, la frittata è fatta.
Nonostante tutto la prima giornata di Stoccarda qualcosa di buono lo ha regalato, mettendo in luce per l’ennesima volta alcuni dei grandi nomi della stagione.

Asafa Powell, Tatyana Lebedeva, Barbara Spotakova, sono solo alcune delle stelle che hanno continuato a brillare di luce propria in un pomeriggio di atletica non certo irresistibile.

Cominciamo con i 100 metri, dove Asafa Powell ha confermato ancora una volta di poter correre con una certa sicurezza sui ritmi del record mondiale. Stavolta il giamaicano ha trionfato in 9”83 con vento contrario -0,3 m/s, sfrecciando in solitaria senza avversari in grado di impensierirlo, situazione frequente per lui in questo finale di stagione. Sarebbe stato interessante vederlo al fianco del rivale Tyson Gay, ma l’americano ha rimandato tutto alla prossima stagione, ancora provato dalle fatiche ai Mondiali. Bisognerà pazientare ancora un po’ per riassaporare lo scontro diretto, intanto bisogna accontentarsi delle sfide contro il nigeriano Ndoure, secondo in 10”06, nuovo record di Norvegia.

Rimanendo in tema di velocità, nei 200 femminili lo starter è stato il protagonista assoluto: se la regola delle false partenze imposta da Lamine Diack continua a non piacere, facendo rimpiangere il passato (se ci fosse stato Primo Nebiolo…), le strumentazioni elettroniche hanno dato lo spunto per un siparietto ridicolo con partenze false a iosa, squalifiche e riammissioni immotivate. Un pasticcio colossale cui si spera possa seguire quanto prima un dietro-front del Presidente della IAAF sulla questione delle false, mettendo da parte per una volta le imposizioni di tv e pubblicità. Per la cronaca i 200 li ha vinti Muriel Hurtis in 22”73.

Analogamente ai 200 si è rivelata disastrosa anche la gara di 100 hs, con tre squalifiche e solite polemiche per la solita regola della falsa partenza: ne fanno le spese l’australiana McLellan, l’americana Lolo Jones ed una candidata alla vittoria come Susanna Kallur, ma soprattutto ne esce male il pubblico di Stoccarda che si deve accontentare di una gara ridimensionata: alla fine vince Michelle Perry con un discreto 12”68, anche se l’americana avrebbe preferito misurarsi contro Susanna Kallur.

Nei 400 hs splendido finale di gara spalla a spalla tra i tre protagonisti della stagione: James Carter, Kerron Clement e Marek Plawgo. I tre sono finiti in contemporanea sul traguardo con il cronometro a segnare 48”35. Alla fine il responso del photofinish ha premiato il polacco che corona con l’ennesima vittoria un finale di stagione straordinario. Quinto è stato Angelo Taylor, lo stesso che qualche decina di minuti più tardi si farà trovare alla partenza dei 400, gara orfana del dominatore della stagione Jeremy Wariner. Presente invece LaShawn Merritt, che non ha faticato più di tanto per far sua la gara in 44”58, mentre Taylor ha chiuso al terzo posto, mettendo nel sacco un altro bel premio in denaro.

Ma la sorpresa del giorno la si deve soprattutto al salto con l’asta femminile, con il primo posto praticamente a pari merito tra Yelena Isinbayeva e Monica Pyrek. La russa ha faticato più del dovuto, non tanto perchè distratta dai dollari della sua vittoria in Golden League una settimana fa, quanto per l’ardore agonistico di una fantastica Monica Pyrek ed anche della connazionale Svetlana Feofanova. Yelena ha dovuto tirar fuori la misurona per finire a pari merito con la polacca e quindi imporsi allo spareggio. Ha fatto comunque sensazione vedere per la prima volta sulla corda quest’anno. dopo qualche intoppo merito soprattutto di una, capace addirittura di 4,82, si è poi rimessa abilmente in carreggiata, ripetendo il copione delle sue gare in stagione, non irresistibili ma chiuse sempre al primo posto.

Poche emozioni dal mezzofondo, dove si impongono i soliti nomi. Maryam Jamal sui 1500 ha rispettato il suo ruolo di padrona della distanza, nettamente superiore alle avversarie ed in grado di finire poco sopra i 4:01. Negli 800 maschili, senza il campione del mondo Yego, è stato Kamel a piazzare la volata vincente.Jepkorir fa suoi i 3000 siepi, mentre i 5000 donne hanno regalato il successo a Vivian Cheruyot in una gara corsa addirittura da sole sei atlete.

Nel disco si ripete Gerd Kanter che dopo l’oro mondiale finisce ancora davanti a sua maestà Virglius Alekna. L’estone ha voluto ribadire il primo posto di Osaka, sfruttando al meglio un finale di stagione imprevedibilmente problematico per Alekna, dominatore della specialità negli ultimi anni.

Nel lungo femminile Tatyana Lebedeva ha dominato la scena, senza strafare, confermando l’oro mondiale. Dopo essere stata spodestata dal trono del triplo ad opera della cubana Savigne, la russa ha saputo “riciclarsi” al meglio sul lungo, primeggiando anche al cospetto delle forti connazionali. Tra i pochi ad ottenere il seasonal best è stato lo statunitense Walter Davis nel triplo, capace di vincere una gara interessante, atterrando a 17,35 e respingendo le misure importanti di Wilson ed Evora.

Meglio di Davis ha fatto la sempre più sorprendente Barbara Spotakova, arrivata al primato nazionale di giavellotto con 67,12 che le è valso anche il successo sulle ragazze di casa Obergfoll e Nerius.

Per i colori italiani infine bel secondo posto nell’alto di Antonietta Di Martino con 1,97, dietro la sola Blanka Vlasic, mentre nel martello Clarissa Claretti chiude al terzo posto con 70,34, dietro ai due mostri sacri Yipsi Moreno e la croata Brkljacic. Nella stessa gara settima Ester Balassini.

Nella foto Monica Pyrek protagonista a Stoccarda

fonte: Iaaf – foto Simone Proietti per Atleticanet

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