UNA REGOLA DA CAMBIARE IN TUTTA FRETTA!

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

L’ammettere che una “regola” è sbagliata e che a suo tempo fu cervelloticamente approvata (anche l’Italia se ben ricordo votò a suo favore) e quindi applicata, non credo che sarebbe per i “soloni” della un atto di discredito, bensì quello di un ravvedimento, sia pure tardivo, che porrebbe rimedio, ma soprattutto fine, ad una serie di situazioni paradossali, per non dire ridicole, come quelle, buon ultime, alle quali abbiamo assistito ieri durante la prima giornata della World Athletics Final.
Al momento della sua proposizione, il cambiamento del regolamento che modificava radicalmente il sistema di sanzione della falsa partenza, incontrò il parere contrario degli stessi atleti, dei dirigenti, dei tecnici ed anche degli starter, per quanto assolutamente ignorati e consultati.
Le motivazioni di questa modifica, e quelle deii suoi propositori, furono facilmente individuate. Erano stati i mass media, cioè i primi finanziatori della I.A.A.F., a lamentarsi dei tempi “lunghi” di esecuzione di una partenza, tempi che si allungavano ulteriormente in casa di false partenze.
La I.A.A.F. non si preoccupò minimamente delle ripercussioni tecniche del provvedimento e dell’impatto negativo che avrebbe avuto sugli atleti. Si preoccupò solo di non creare attriti con i “frantumatori” delo sport (basti pensare ai quattro tempi del basket, alle modifiche del punteggio nel volley…), e varò questa regola iniqua che punisce in maniera diversa la stessa infrazione commessa da un atleta qualunque nella fase di partenza di una gara di corsa.
Nel corso dell’inutile ultimo meeting della stagione svoltosi a Stoccarda abbiamo assistito, ma avremmo fortemente voluto essere in tribuna a fischiare con il competente pubblico tedesco, a una nuova sagra delle false partenze e ad una nuova dimostrazione di incompetenza (alias scarsissima conoscenza) di questo particolare aspetto delle gare di corsa, da parte dei loquaci commentatori della TV e anche di quelli della carta stampata.
Nel corso di questo meeting, la cui utilità è solo quella di distribuire altri dollari agli atleti, quasi sempre gli stessi, che già erano stati lautamente ricompensati nelle precedenti manifestazioni e nei campionati mondiali, sono state segnalate ben otto partenze false (o presunte tali). Due nei 100 metri uomini, tre nei 200 donne, tre nei 100 ostacoli, senza contare quelle nei 400 donne e addirittura negli 800 donne; queste ultime meno eclatanti ma sicuramente fastidiose come le altre. Tutte comunque ugualmente significative ai fini della nostra disamina.
Di norma se durante una gara si verificano falsi avvii è giusto che lo starter li sanzioni, altrimenti la sua presenza in pista è inutile: lui è lì per pretendere dagli atleti equità di comportamento nel rispetto delle regole.
Ma veniamo ai fatti di Stoccarda.
Uno starter con un quoziente di intelligenza media, consapevole della iniqua regola che oggi purtroppo disciplina la delicatissima fase delle gare di corsa che è la partenza, si guarderà bene dal complicarsi la “vita” (e complicare anche la partecipazione alla gara degli atleti), andando a sanzionare come “falsa partenza” la richiesta “al tempo” avanzata da una concorrente, sia pure poco prima, o anche dopo, del “set”, il comando del “pronti”.
So benissimo che queste richieste sono diventate un malvezzo di alcuni concorrenti, specie quelli psicologicamente più fragili, ma esse vanno, almeno la prima volta, tollerate per non compromettere le fasi successive della partenza, come infatti è avvenuto a Stoccarda. Nella gara incriminata, nella seconda partenza, sono state squalificate addirittura due atlete avvio, con immaginabile godimento dei membri della Commissione Tecnica della I.A.A.F. e di tutti gli operatori degli enti televisivi collegati.
Ma non è finita qui. Nel terzo avvio, quando erano già passati quasi 10 minuti(ma la nuova regola della falsa non doveva abbreviare i tempi di esecuzione della partenza?), veniva mandata negli spogliatoi anche la svedese Kallur, una delle favorite della gara. Tutto questo alla faccia degli spettatori paganti e dei telespettatori, paganti anch’essi anche se non al botteghino dello stadio.
Ricordo che uno “scherzo” del genere me lo fece anche Marion Jones durante un Golden Gala. Non mi passò neppure per l’anticamera del cervello di attribuire la falsa partenza, ma mi limitai a farle dire che non ci provasse più!
Nei 100 metri uomini a Stoccarda anche il nigeriano Fasuba è rimasto vittima di questo scempio regolamentare.
Ma il pasticcio più grosso e grottesco, per le decisioni prese dalla starter e dal coordinatore del servizio partenze, si è verificato nella gara dei 200 metri donne, dove si è assistito a un “balletto” di squalifiche e di riammissioni in gara (sub judice?) che ha mandato in tilt anche un affannato Franco Bragagna, che non riusciva più a trovare giustificazioni a quanto stava accadendo non riuscendo a districarsi nei meandri regolamentari nei quali, come è sua abitudine, si era incautamente avventurato.
Alla fine le atlete squalificate della prima ora sono state riammesse ed hanno preso regolarmente il via.
Sembra (cito l’attento Pierangelo Molinaro de La Gazzetta dello Sport) che la riammissione sia stata decisa dallo starter che ha considerato (udite, udite!) le false attribuibili a un “possibile” errore dell’apparecchiatura Seiko in servizio.
Come abbia fatto la mia collega tedesca a verificare e sancire, in poco tempo e sotto la pressione delle proteste delle atlete escluse, che la “costosissima” (per la I.A.A.F.) apparecchiatura Seiko fosse andata in tilt rimarrà un mistero, più o meno gaudioso!
Quando Mr. Davis, responsabile in campo della equipe Seiko, vecchia conoscenza di tante esperienze vissute insieme sui campi, avrà appreso questa giustificazione sarà andato su tutte le furie, avendo egli sempre sostenuto (e non potrebbe essere altrimenti) la infallibilità della sua attrezzatura.
Ricordo che a Grosseto nel corso dei Campionati Mondiali Juniores, feci fatica (ma ce la feci) a fargli digerire come “false visive”, un paio di partenze nelle quali la sua “macchina” non aveva registrato alcun avvio anticipato.
Ma le false erano state sacrosante, commesse dagli atleti con la parte superiore del corpo senza staccare i piedi dai blocchi!
Ma allora a Stoccarda nella partenze precedenti cosa era successo? Aveva funzionato tutto alla perfezioni o si erano verificate le anomali rilevate durante i 200 donne? Allora perché non far ripetere anche quelle partenze e far guadagnare qualche dollaro anche alla Kallur, a Fasuba, e pure alla London e dalla Jones (non Marion…)?
Comprenderete quindi che tutto ciò sarebbe stato in massima parte evitabile se fosse stata ancora in vigore la “vecchia”, ma sperimentatissima regola che dava ad un atleta, ma solo al vero colpevole, di ripetere una prima infausta partenza.
Ovviamente con tutte queste diatribe in campo, i tempi rapidi tanto auspicati dalle TV e “bovinamente” regolamentati dalla I.A.A.F. per puro compiacimento, sono andati a farsi benedire (tanto per dare loro una destinazione decente), come a suo tempo era successo per la sceneggiata di Jon Drummond a Parigi 2003 (con un attonito Asafa Powell a fare da testimone), e per la lunga discussione che al Golden Gala di due anni fa intrattenne con i giudici il povero ostacolista Stanislav Olijar, futuro campione europeo della specialità, rimasto vittima di una situazione che i miei colleghi starter italiani non avevano saputo gestire correttamente.
Quindi la “regola” attuale deve essere cambiata al più presto. La I.A.A.F. deve fare anche qualcosa d’altro. Deve decidersi a redigere finalmente, dopo anni di tentennamenti, un “panell” degli starter e fare in modo che gli stessi abbiano un indirizzo comportamentale univoco, alla stregua di quanto già fatto per i giudici di marcia.
Dovrà essere riconsiderata anche completamente la figura dello starter e, soprattutto, dovrà essere restituita a questa importante figura di giudice la discrezionalità che aveva un tempo, scevra da qualsiasi condizionamento tecnologico.
Da anni sostengo in tutte le sedi, e l’ho anche scritto, che un “bravo” giudice di partenza non ha bisogno di una “macchina” che gli dica in un orecchio se l’atleta xy ha mosso il muscolo del polpaccio sinistro (o destro) mentre è nella posizione di “pronti”. Bisognerà tornare a giudicare la partenza “visivamente”, infischiandosene dei tempi di reazione, specie se poi (Stoccarda docet) la macchina che li registra non è, a detta dello starter, attendibile.
Sto ovviamente lanciando provocazioni. Non ho passato tanti anni sui podi di partenza per rifiutare il sostegno che la tecnologia mi offre.
Pretendo però che il mio giudizio debba essere innanzi tutto frutto del convincimento nelle mie capacità tecniche, psicofisiche, supportate dalla esperienza maturata a contatto con atleti nelle più svariate situazioni ambientali dettate dalla importanza degli eventi.
Se poi la tecnologia vuol darmi un aiuto questo sarà ben accetto. Ma vorrei essere sempre io a decidere se servirmene o meno, nell’ambito di regole che tutelino il mio operato e non quello di una “macchina”!

fonte: redazione Anet

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