IL RITIRO DI IVAN PEDROSO

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L’annuncio era nell’aria da tempo, ora l’ufficializzazione dalle pagine del quotidiano di Cuba, 'Juventud Rebelde'. Il cubano Ivan Pedroso, uno dei più grandi saltatori in lungo di tutti i tempi si ritira dalle competizioni. Nato a L’Avana (17.12.1972), da bambino sognava di diventare un giocatore di baseball, sport popolarissimo nell’isola caraibica. Resosi conto di essere poco predisposto per tale sport, Ivan è passato all’atletica e dopo qualche tentativo nel mezzofondo, la scelta del salto in lungo sotto la guida del tecnico Milan Matos con il quale costituirà un lungo connubio.
Nel 1990 supera per la prima volta gli otto metri ed ai Campionati Mondiali Juniores di Plovdiv giungendo quarto. L’anno seguente ai Giochi Panamericani disputati in casa, a L’Avana, ottiene il primo podio della sua carriera con la medaglia di bronzo. Per la specialità sono stagioni indimenticabili, quelle del dominio dello statunitense. L’apice arriva ai mondiali di Tokyo del 1991 dove dopo una gara serratissima e ricca di colpi di scena, Mike Powell sigla il nuovo record del mondo con 8,95 battendo un grandissimo Carl Lewis che stampa comunque la miglior serie di salti mai fatta.
La prima esperienza per Pedroso in gare di valore assoluto arriva con l’Olimpiade di Barcellona1992; appena ventenne ottiene un buon quarto posto con 8.11m. fungendo da testimone dell’ennesimo incandescente duello tra Lewis (8.67m.e terzo alloro olimpico) e Powell (secondo con 8.64m.). Pedroso conclude la stagione con il primo oro della sua carriera imponendosi nella Coppa del Mondo disputata proprio a Cuba. Sempre in quell’anno porta il suo personale a 8.53m.
Nel 1993 incamera il suo primo titolo mondiale indoor vincendo a Toronto con 8.23m; è l’inizio di una lunga catena della felicità che lo porterà ad ottenerne ben cinque titoli mondiali.
La prima delusione della carriera è ai Mondiali di Stoccarda 1993 quando un infortunio in finale lo costringe al ritiro. Di fatto il 1995 può essere considerato il suo primo anno da dominatore: vince ai Giochi Panamericani di Mar del Plata (il trittico di vittorie in questa manifestazione comprende anche Winnipeg 1999 e Santo Domingo 2003) ed accoppia le due competizioni mondiali: indoor ed outdoor. A Goteborg il suo dominio è schiacciante:trionfa con 8.70m., il secondo classificato (il giamaicano James Beckford) è staccato di ben quaranta centimetri!
Amarissima,viceversa,la seconda esperienza olimpica. Ad Atlanta 1996 reduce da un grave infortunio alla coscia sinistra, per il quale era finito sotto i ferri per ricucire una microfibra rotta, si classifica dodicesimo con 7.75m. a causa di una preparazione a dir poco frettolosa.
Dall’anno seguente inizia quella che si può definire l’era-Pedroso,che si protrarrà fino al 2002.

Nel 1997 rivince ad Atene il titolo mondiale con 8.42m. cercando la grande misura: un nullo millimetrico appare vicinissimo al mondiale di Powell. Si impone pure alle Universiadi di Catania. A Johannesburg nel 1998 vince la sua seconda Coppa del mondo.
La rincorsa al terzo titolo mondiale sembra compromessa da un leggero infortunio muscolare, a poche settimane dalla gara. Invece a Siviglia 1999 si ripete imponendosi in una gara intensissima e battendo l’idolo locale, lo spagnolo Yago Lamela. Responso della finale: 1° Pedroso (8.56m.) 2° Lamela (8.40m.). La consacrazione finale a Sydney2000: al terzo tentativo conquista finalmente l’alloro olimpico con 8.55m.,superando anche qui l’atleta locale, l’australiano Jai Taurima, medaglia d’argento. In tribuna i grandi del passato (Lewis e Powell) lo applaudono: ora Ivan ha vinto veramente tutto. L’annata post-olimpica lo vede cogliere l’ultima grande vittoria della carriera: i mondiali di Edmonton 2001. Qui gli basta un “normale” 8.40m. per avere ragione di rivali non eccelsi. Da allora ricorrenti problemi fisici ne limitano il rendimento e di fatto dopo il 2° posto (8.19m.) in Coppa del Mondo a Madrid 2002 imbocca il viale del tramonto. Ai Mondiali di Parigi 2003 esce nelle qualificazioni, a quelli indoor di Budapest 2004 si piazza 8° e all’ultima partecipazione olimpica di Atene2004 giunge 7°saltando 8.23m.

Nel 2005 si congeda dai Mondiali ad Halsinki: eliminato in qualificazione senza nessun salto valido. Ai campionati mondiali indoor di Mosca 2006 da l’addio al proscenio internazionale: malinconicamente fuori nelle qualificazioni con un misero 7.27m. Proprio lì la nuova generazione di saltatori (quella dei Gaisah, dei Saladino, degli Howe, dei Mokoena) si contende le medaglie in una sorta di virtuale passaggio di consegne.
Pedroso, suo malgrado, fu anche coinvolto in una clamorosa vicenda nel 1995. Alla fine di luglio al Sestriere superò con 8.96m. il vecchio limite mondiale. Il vento fu registrato regolare (+1.2 m/s) ma successivamente un’inchiesta appurò che alcune “presenze” vicino all’anemometro facevano in modo di alterarne la registrazione sempre in occasione dei salti del cubano. La velocità del vento era ben maggiore: ovviamente nessuna omologazione, solo una “brutta figura” per l’Italia a nemmeno troppi anni di distanza dallo “scandalo-Evangelisti”. Pedroso lascia con questi personali:assoluto (8.71m.-Salamanca 1995), indoor (8.62m.-Maebashi1999).
La rivista statunitense Track&Field lo ha proclamato miglior lunghista dell’anno in sei occasioni:1995, 1997, 1998, 1999, 2000 e 2001.

fonte: Fonte: Adn Kronos / Atletica Leggera (rivista) – Foto: athlecac.org

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