START & DRIVE: APPLICAZIONE PRATICA (PARTE 1)

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

Riceviamo da Alessandro Nocera e Giacomo Galletto, allenatori di un gruppo di sprinters denominatosi ” Cono d'Ombra” un interessante studio sulla partenza dai blocchi applicato ad una velocista di alta qualificazione. Lo studio è diviso in più parti che verranno pubblicate ad intervalli regolari sul nostro sito.

E' un luogo comune abbastanza diffuso della nostra atletica, quello di individuare una tipologia determinata di velocisti in quelli che sarebbero partenti. Per molto tempo questa distinzione ha preso le mosse da valutazioni di ordine morfologico in ragione della lunghezza degli arti inferiori e più precisamente del rapporto che questi determinavano con la lunghezza del busto. Addirittura vi erano situazioni nelle quali lo sprinter valutato come poco abile in quel fondamentale fosse ritenuto poco sollecitabile nel corso del training affinché progredisse appunto nello start, pensando erroneamente che fosse quella una caratteristica del tutto innata e per la quale poco potesse fare una gamma di esercitazioni specifiche. In altri casi ancora, si è talvolta ritenuto improbabile, quando non impossibile, rendere efficace questo fondamentale in ragione di una scelta metodologica che non prevedesse lo sviluppo della forza in modo convenzionale, ragione che dava assurdamente giustificazione alla scarsa cura dell’aspetto tecnico dello start & drive.

Un caso esemplificativo che bene illustri una situazione come quella ora delineata si è avuta con la nostra Chiara Gervasi. La sua attività in età giovanile le ha portato due titoli italiani allieve, ma la sua partenza dai blocchi e il suo drive hanno sempre costituito un tallone d'achille, un punto debole per la sua prova sui 100 metri.
Questa situazione ha indotto l'atleta a supporre che poco potesse essere fatto in maniera mirata per quel fondamentale e maturare la convinzione di dover cercare di progredire nell'espressione dell'azione lanciata come tentativo compensativo per la misera prima parte della sua azione.

La prima cosa che abbiamo notato è stato un fatto in sé piuttosto banale ed evidente: le difficoltà che l’atleta palesava erano semplicemente di natura tecnica e non afferivano in nulla a quelle che erano le qualità di forza dinamica ed esplosiva della ragazza. E’ ovvio che l’opera di sviluppo delle capacità di potenza di Chiara ha contribuito al suo miglioramento in questo fondamentale, ma è altrettanto ovvio che i suoi limiti tecnici erano tali da costituire un elemento impedente i nostri scopi. A riprova di questo fatto possiamo asserire che i miglioramenti si sono evidenziati ben prima che i suoi gradienti di forza raggiungessero valori interessanti.

Abbiamo cercato prima di tutto di azzerare l'idea pregressa della percezione che si era formata dello start e del drive. In pratica, si è destrutturato affinché potesse essere possibile ricostruire.
E' seguito, poi, un lungo dibattito su quale dovesse essere la forma più vantaggiosa che l'accelerazione dai blocchi di Chiara dovesse prendere e, al termine di lunghe e tortuose elucubrazioni ed esperimenti, siamo addivenuti ad un'ipotesi di partenza che è stata proposta all'atleta.
Si è anzitutto deciso di intervenire sulla modalità dei passi in avvio: in primis la ricerca di un punto di appoggio nettamente più indietro con una azione di ritorno dall’alto verso il basso-dietro e, in secundis, sulla lunghezza, propendendo per un'azione che si curasse di più e meglio del completamento delle spinte e meno dell'azione di avanzamento dell'arto libero, che mostrava una tendenza eccessiva alla verticalità.
L'interpretazione dello spartito ha comunque consentito un'attuazione del tutto personale che ha aggiunto una certa dose di dinamismo e di rapidità nell'esecuzione del particolare, dinamismo e rapidità più alte rispetto a quelle di altri atleti che, nell’ambito del Cono d’Ombra, si muovono in avvio con un maggior utilizzo della forza a discapito della velocità di esecuzione.

Ci si è poi occupati dell'angolo di uscita, con l’obiettivo di renderlo decisamente più acuto, per limare la già citata deleteria tendenza a esercitare spinte troppo verticali. Questo presupposto, inoltre, era in linea con la scelta che lo start vertesse in maniera decisa sul completamento massimo dell'azione di spinta. Dunque, un’uscita dal blocco con il busto maggiormente inclinato determinava un'azione pienamente armonica e diremmo consequenziale, ove la spinta stessa aveva la possibilità di essere dispiegata al massimo grado proprio in ragione dell'assetto del busto. Un primissimo intervento che ha permesso di mettere a punto questo aspetto è stata la modifica delle misure dei blocchi. Più precisamente, sono stati spostati indietro di una posizione il blocco avanti e di due posizioni il blocco dietro. Questo semplice accorgimento ha permesso a Chiara di assumere al “pronti” una posizione più correlata con un angolo di uscita acuto e con una maggiore facilità nell’esercitare la pressione sul blocco dietro come primo elemento tecnico al momento della reazione.

Altro particolare sul quale abbiamo lavorato è stato quello che riguardava il tempo di reazione. E’ ovvio come questo fosse l'elemento più difficilmente modificabile, ma l'esercitazione continua in compagnia di atleti in possesso di RT importanti ha certamente consentito a Chiara di sviluppare un'attenzione che nel corso della stagione ha potuto mettere sul piatto del valore delle sue competizioni. Anche in questo caso emergono in maniera evidente le maggiori possibilità per un atleta di accrescere il proprio bagaglio tecnico, soprattutto per chi, come Chiara Gervasi e Claudia Pacini, si allena normalmente in locazioni prive di un nutrito gruppo di atleti di pari o simile livello.

Attualmente la partenza di Chiara è sicuramente un suo punto di forza, tanto da averla resa una efficace prima frazionista della staffetta veloce Under23, e costituisce un particolare che la ragazza ha acquisito alla perfezione, mettendo in scena le stesse modalità ad ogni start, anche in situazioni ad alto contenuto emozionale. Il suo podio agli Assoluti è un chiaro esempio a dimostrazione di ciò.

L'aspetto che dovrà essere preso in esame nell’immediato futuro è quello del raccordo, quando l'azione del drive muore nella fase lanciata. Ci sarà tempo e spazio per renderlo maggiormente efficiente , affinché contribuisca al miglioramento prestativo della nostra freccia spezzina.

Recapiti degli autori:
Alessandro Nocera: coach74@conodombra.it
Giacomo Galletto: giacomo.galletto@conodombra.it

Sito web: Cono d'Ombra

fonte: Alessandro Nocera – Giacomo Galletto

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