LA SQUALIFICA DI MEUCCI UNA QUESTIONE DI ETICA

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Da quando la Fidal ha comunicato la squalifica per Meucci ed il suo tecnico, come sempre sono nate posizioni varie, alcune a difesa dell’atleta e del tecnico ed altre a supporto della decisione federale. A margine però delle diverse prese di posizione, quello che è mancato ai più è stata la conoscenza dei fatti che ha portato la Fidal a prendere il provvedimento. Atleticanet con la volontà di aggiungere ulteriori informazioni ai tanti giudizi già espressi in rete (vedere il nostro forum) e altrove, ha intervistato il consigliere federale Giuseppe Scorzoso durante la conferenza stampa indetta per la presentazione della maratona d’Italia. Ecco le dichiarazioni di Scorzoso rilasciate al microfono di Gino Esposito

Il caso Meucci alla fine inizia ad avere i suoi risvolti. Una pagina abbastanza oscura per il nostro sport, che parla di uno sfogo, volendo usare un eufemismo, fatto in un impegno internazionale, sotto gli occhi di mezza Europa, fatto che ha sicuramente gettato sul nostro movimento un notevole discredito in campo internazionale.

Come fotoreporter ero impegnato alla presentazione del libro sul centenario di Dorando Pietri, la presenza del presidente Arese e del consigliere nazionale Giuseppe Scorzoso, è stata un’occasione ghiotta per gettare nuova luce su una vicenda che sta spaccando in due il nostro movimento, anche perché sulla vicenda si sa poco è niente. Sì conosce solo la pena commisurata e non cosa l’ha provocata. Il consigliere nazionale Scorzoso sì è concesso molto gentilmente alle mie domande, tenendo a precisare che anche se non è di sua competenza il giudizio in corso, avrebbe rilasciato una dichiarazione.

Consigliere Scorzoso, la squalifica a Daniele Meucci è avvenuta dopo i fatti dei campionati europei under 23 di Debrecen, dopo un’accesa discussione con atteggiamenti sia verbali che fisici di scontro contro i dirigenti della federazione presenti in tribuna. Alla luce di quanto avvenuto, la squalifica sembra sempre più un fatto di civiltà, d’etica sportiva?

Ancora una volta, e questo caso lo dimostra, la nostra giustizia agisce in maniera autonoma e distaccata dalla nostra struttura. Penso che sia, al di là della valutazione del caso se sia molto o poco o addirittura ingiusto su quanto deciso sulla vicenda avvenuta a Debrecen, una decisione d’etica sportiva. L’atletica che vogliamo rappresentare è fatta anche ed essenzialmente per i suoi comportamenti oltre che per i suoi risultati.
Io credo che un campione che non è in grado di gestirsi al di fuori della gara che non sia in grado di rispettare gli altri, specie con comportamenti che indignano l’immagine del nostro sport, non possa rappresentarci.

Può descriverci quanto accaduto?
Io non ero presente in quella specifica occasione, ma quello che mi è stato riportato è stata una cosa che non fa certo piacere. Ritengo che un dirigente, un tecnico sia da rispettare per il lavoro che fa con i suoi atleti, e che la maturazione di un’atleta dipenda da come un tecnico o un dirigente lo cresce, quindi spesso le colpe dei padri ricadono sui figli.

Allora la pena maggiore per l’allenatore di Meucci, Principato, è dovuta essenzialmente perché lo si ritiene maggiormente responsabile?
Infatti, il dirigente che è anche il suo tecnico ha avuto una penalizzazione ancora più ampia appunto per questo.

Come mai è passato così tanto tempo?
Questo purtroppo è ancora una nostra pecca, ma voglio sottolineare che la nostra giustizia sportiva alla fine è comunque arrivata a decidere.
Gli atti non sono in mio possesso ma la penalizzazione e commisurata alla gravità del gesto. Un giovane che si trova soverchiato dall’emozione della gara, a comportarsi in un certo modo è molto più comprensibile di un dirigente. Un dirigente avrebbe dovuto calmare gli animi e poi nelle sedi opportune dire tutto quello che voleva, anche perché tutti noi possiamo sbagliare, nessuno di noi è portatore di verità. Ma credo che il rispetto dell’uomo e delle persone nello sport sia basilare, visto che nella società civile questo non accade più, non riuscirlo a averlo anche nel nostro movimento è ancora più grave. Anche perché nello sport i giovani ci guardano.

Nella foto il Consigliere nazionale Giuseppe Scorzoso- foto Luigi Esposito (Gino) per Atleticanet

fonte: Consigliere nazionale Fidal Giuseppe Scorzoso
fonte foto: Gino Esposito

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