I RITUALI ESEMPI CONCRETI – I PARTE

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

Eccomi nuovamente a scrivere sui rituali per comprendere il “dietro le quinte” della preparazione degli atleti.
I rituali quei gesti, apparentemente banali e ripetitivi, che permettono all’atleta di acquisire una maggiore concentrazione o tranquillità.
Molti di voi mi hanno scritto sia per e-mail che sul Forum di atleticanet per raccontarmi i dei vostri rituali. Ho trovato molto interessante riuscire a capire dalla quotidiana esperienza di ciascuno di voi quali fossero i comportamenti che adottate nel preparare psicologicamente una gara.
Ne sono venute fuori una serie di azioni, anche divertenti se vogliamo, che ho pensato di riportare nel mio articolo in modo assolutamente anonimo, ma così come voi le avete scritte.
Ho deciso, inoltre, per la grande quantità di commenti raccolti, di dividere l’articolo in due parti.
A seguito di ogni testimonianza ho aggiunto io un piccolo commento.
“Cercavo il silenzio assoluto, almeno nella mia testa, anzi, la mia concentrazione iniziava già nello spogliatoio, dove mi sdraiavo per qualche minuto sulla panca cercando di raccogliere energie. Controllavo che in tribuna ci fosse qualcuno ad osservarmi prima d iniziare la rincorsa del salto in lungo.”
In questo caso, l’atleta è di salto in lungo, i rituali non sono fatti di gesti veri e propri, quanto di comportamenti uguali che possano dare tranquillità ed energia. Lo spogliatoio è per molti atleti luogo di concentrazione, dove raccogliere le forze in vista della gara. Molti sportivi abbassano il capo coprendoselo con un asciugamano per riuscire ad isolarsi dal resto della stanza, altri si sdraiano sulla panca e ripercorrono, attraverso l’imagery, la pista o il finale della gara stessa, immaginando le emozioni derivate da una possibile vittoria.
Ricercare qualcuno nel pubblico può essere un modo per trovare una persona che tranquillizzi, oppure per sentire la carica del pubblico.

“Io prima di saltare faccio sempre gli stessi movimenti (schiocco le dita, aggiusto la collanina e cose simili), me l'hanno fatto notare altre persone perchè per me è una cosa talmente automatica che non me ne rendo conto.
Per la carica pre-gara santa cosa il lettore mp3 (con apposita cartella “GARE” e canzoni accuratamente scelte), anche se quando faccio riscaldamento in compagnia non lo uso per educazione. Per il resto, prima di andare in pedana mi piace molto che mi si lasci in pace!”

Aggiustare la collanina, allacciarsi le scarpe più volte, mettersi a posto gli abiti sono i rituali più comuni. In realtà non hanno un’utilità particolare, se non per l’atleta stesso che li ha automatizzati e resi parte del suo riscaldamento.
L’uso del lettore mp3 è anch’esso molto diffuso: la musica rilassa, da la carica, porta la mente lontano. Se l’atleta ha imparato ad associare una particolare sensazione ad una melodia diventerà molto semplice per lui rievocare quella sensazione con l’ascolto della stessa musica.

“Mi accorgo che mi allaccio e riallaccio le scarpe 1000 volte, perchè non trovo mai la ''stretta'' giusta…poi il nodo del pantaloncino, e la maglietta dentro….
catenina con il moschettone dietro,acqua in faccia,in testa e nelle gambe e….si parte…”.

Ecco l’esempio che citavo sopra: allacciarsi più volte le scarpe, aggiustarsi la maglietta o i pantaloncini, ecc. Questo atleta propone una sequenza di rituali che, consapevolmente o meno, è diventata parte della sua preparazione. Questo susseguirsi di azioni (pantaloncini, maglietta, catenina, acqua in faccia, si parte) vengono rese consapevoli durante l’allenamento, grazie anche ad uno psicologo dello sport o ad un mental trainer. Capire che si tratta di una serie di gesti che danno forza e concentrazione è utile perché l’atleta gestisce i suoi rituali a suo vantaggio, senza esserne dominato (come accade per la superstizione).

“Le mie migliori prestazioni le ho realizzate quando erano ormai tre giorni che correvo mentalmente la gara:appoggio dei piedi, decontrazione, consapevolezza dei propri mezzi, rabbia agonistica, un pò di sano esibizionismo… e tanta voglia di arrivare davanti a tutti! pensavo solo a correre forte, immaginando solo me in gara, come se stessi correndo in una batteria senza avversari! Arrivavo alla gara dopo averla “corsa” decine di volte e tutto veniva automaticamente…”
In questo caso non parliamo di rituali, ma di visualizzazione. L’atleta ripercorre mentalmente la sua gara nei minimi dettagli, vivendone sensazioni ed emozioni che verranno poi recuperati durante la gara stessa.

Nel prossimo articolo la seconda parte.
Vi ringrazio per la vostra collaborazione, spero di ricevere altre indicazioni sui rituali che usate in allenamento in gara.

Valentina Scimone
www.valentinascimone.com

fonte: Redazione

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