LA FINE DI MARION JONES

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Marion Jones ha riconsegnato le medaglie, vinte alle Olimpiadi di Sydney nel 2000. Il Washington Post titola così la fine di una delle migliori velociste statunitensi che tanto aveva fatto sognare gli amanti della specialità.

Chiedo perdono alle mie avversarie, con queste parole della Jones, sembra scendere il sipario sulla carriera agonistica di un’atleta caduta nel vortice del business della droga, affare che regala ai più furbi fama e denaro, ma chiede in cambio l’anima e i valori dello sport e spesso anche la salute.

La Jones ha ammesso in un tribunale di New York di aver assunto il Thg o tetraidrogestrinone, somministrato con regolarità dal suo allenatore Trevor Graham in preparazione ai Giochi di Sydney. In prima istanza aveva cercato di negare l’assunzione di tali sostanze prima dei giochi di Sidney, ma poi dopo, anche per non rischiare i cinque anni di carcere che pendevano su di lei, ha ammesso le sue colpe.

Ai due anni di squalifica la Jones ha risposto annunciando il suo ritiro dall’attività agonistica, anche se questo, ha ammesso Marion, le costa molto, perché l’atletica è sempre stato il suo amore principale.

In totale la Jones ha restituito al Cio, cinque medaglie, due ori e tre bronzi. Ma le medaglie non andranno automaticamente alle atlete classificate alle spalle della statunitense, infatti, il presidente del Comitato olimpico internazionale Jacques Rogge, ha dichiarato che l'oro olimpico di Sydney nei 100 metri, non andrà alla greca Katerina Thanou al centro di uno scandalo doping ai Giochi di Atene.
Un’apposita commissione valuterà ogni atleta e deciderà se assegnare e far avanzare nelle classifiche delle gare, rispettando il presunto principio che chi vuole scalare di una posizione, deve essere pulito.

fonte: Washington Post. Foto Gino Esposito per Atleticanet

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