STORIE DI ATLETICA NOTE E MENO NOTE….

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Il 2 ottobre del 2006 demmo notizia della uscita dell'ultima fatica dello scrittore e storico dell'atletica fiorentino Roberto L. Quercetani. Sotto l'egida della I.A.F. (The International Athletics Foundation)era infatti uscito in quei giorni “A world history sprint racing 1850 – 2005”, un libro scritto in inglese sulla storia della velocità, al maschile e al femminile, comprendente le prove sui 100, 200 metri e sulla staffetta 4 per 100.
Il libro contiene inoltre sedici interventi, di ordine squisitamente tecnico e aneddotico, di Gustavo Pallicca, derivanti dalla sua passione per l'atletica leggera e dalla esperienza maturata nel corso della sua pluriennale attività di starter internazionale.
Adesso, a distanza di un anno dalla pubblicazione del libro che tanto successo ha riscosso all'estero, siamo in grado di pubblicare, per gentile concessione dell'autore, gli interventi scritti da Gustavo per il libro di Quercetani.
I “pezzi” sono caratterizzati da estrema sintesi per esigenze editoriali, ma ci permettono di riscoprire fatti, strumenti e aneddoti di un mondo a noi molto caro, in parte scomparsi o dimenticati.
Cominciamo da oggi la pubblicazione dei sedici interventi, che avrà cadenza periodica, con:

LA MISURAZIONE DEL TEMPO
Solo quanto Adolphe Nicole, orologiaio svizzero della Vallèe de Joux, riuscì nel 1844 a realizzare e a brevettare in Inghilterra, il meccanismo che permetteva al “cronografo” inventato nel 1821 dal collega francese Nicolas Mathieu Rieussec, orologiaio del re di Francia, di avviare il suo meccanismo, fermare le lancette e successivamente tornare allo zero di partenza, si poté ragionevolmente cominciare a parlare di cronometraggio sportivo, avendo a disposizione una funzione capace di soddisfare le esigenze di misurazione che le azioni degli atleti meritavano.
Fino ad allora, nonostante le migliorie apportate alla invenzione di Rieussec dal francese Abraham-Louis Bréguet, il cronometro (stopwatch) aveva fatto la sua apparizione in competizioni sportive con la sola funzione di guardatempo, offrendo prestazioni non attendibili dal punto di vista della ufficializzazione di un risultato sportivo.
Con tale strumento era stato infatti registrato il 28 ottobre 1845 sulla pista di Belle Vue a Manchester, quello che viene riconosciuto come il primo tempo ufficialmente noto: il 22 secondi e mezzo ottenuto dal corridore professionista inglese George Eastham sulle 220 yards in rettilineo.
Si era verificato quanto non era stato possibile ottenere, almeno sotto il profilo della quantificazione della prestazione, per il cuoco Koroibos di Elide, il primo vincitore di Olimpia nella prova dello stadio. Di lui le cronache ci dicono che fosse stato il più rapido nel percorrere la distanza olimpica….Si ma quanto veloce? Non lo sapremo mai!
Dalla seconda metà del diciottesimo secolo invece le prestazioni di corsa cominciarono a prendere consistenza.
Gli strumenti si perfezionarono grazie ai successivi interventi di costruttori di orologi di precisione, fino ad arrivare al 1878 quando la casa svizzera Longines produsse il famoso cronometro 19CH (un semplice cronografo dalle dimensioni di un orologio da tasca), in grado di misurare i tempi fino a 1/5 di secondo; lo strumento fu impiegato ad Atene nel 1896 in occasione dei rinnovati Giochi Olimpici decoubertiani.
L’uso abituale del cronometraggio precedette di poco la nascita dei due più importanti organismi atletici di quel tempo: la inglese A.A.A. (Amateur Athletic Association) nel 1880 e la statunitense A.A.U. (Amateur Athletic Union) nel 1888, alle quali si deve la stesura delle prime regole che d’ora in avanti disciplineranno le manifestazioni di atletica.
Ecco quindi che venne sancita la rilevazione dei tempi cronometrici, ovviamente manuali, a 1/5 di secondo esclusivamente per il primo classificato, mentre gli altri concorrenti erano classificati in base all’ordine di arrivo, con la sola indicazione del distacco dal primo, oppure specificando la distanza intercorrente fra di loro.
Tutto ciò era frutto di un vecchio concetto che mirava a gratificare non tanto la prestazione intrinseca, quanto invece chi fosse stato il più forte e, nella fattispecie, il più veloce, indipendentemente dal tempo impiegato.
Nel 1896 ad Atene, come già detto, il cronometraggio fu effettuato dalla Longines.
La guida della équipe dei cronometristi fu affidata all’inglese Charles Perry, lo stesso che aveva disegnato la pista dello Stadio Panathinaikon e che successivamente traccerà anche quelle olimpiche del White Stadium di Londra (1908) e dell’Olympic Stadium di Stoccolma (1912).

Da allora il cronometraggio sportivo inizierà un lungo cammino, che lo porterà ben presto (1912) ad una parziale automazione, per arrivare poi nel lontano 1972 al completo automatismo ed alla scansione del classico secondo, unità di misura standard del Sistema Internazionale, fino al millesimo, in modo che anche il tempo possa essere misurato a fondo come qualsiasi altra dimensione fisica.

fonte: Redazione Atleticanet

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