ATLETICA AZZURRA 2007 – PARTE 1 – GLI ASSOLUTI

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Un 2007 da ricordare per l’atletica italiana, iniziata con la spedizione da record agli Europei indoor di Birmingham. La massima rassegna al coperto dell’anno ha regalato vittorie importanti e successi assolutamente insperati. Aveva aperto la manifestazione l’oro di Cosimo Caliandro sui 3000, al termine di una volata spettacolare che ha restituito al finanziere un ruolo da protagonista. Poi nel corso della due giorni inglese sono maturati gli altri metalli pregiati, con l’oro di Assunta Legnante nel peso, i bronzi di Silvia Weissteiner nei 3000 e di Maurizio Bobbato negli 800, l’argento dell’azzurra Antonietta Di Martino, preludio ad una stagione da protagonista assoluta. La ciliegina sulla torta infine non poteva che nascondersi nella sabbia della buca del salto in lungo, dove era impegnato l’atleta più rappresentativo della Nazionale degli ultimi tempi. Andrew Howe doveva cancellare le incertezze delle qualificazioni. La gara non è stata facile con il francese Salim Sdiri ed il greco Tsatoumas ad imbroccare salti attorno agli 8 metri, sufficienti per tener lontano il nostro Howe, retrocesso sino alla quarta posizione. Questa almeno era la situazione sino al quinto turno, quando Andrew come da tradizione ha ancora una volta mostrato la stoffa del campione. Stacco fenomenale e volo lungo lungo con atterraggio in quel settore di buca ancora incontaminato: 8,30, primo posto e record italiano insieme. Prestazioni interessanti sono poi arrivate dal giovane velocista Fabio Cerutti sui 60 metri, e dai quattrocentisti Andrea Barberi e Daniela Reina.

La stagione all’aperto è proseguita sull’onda di quanto accaduto nella Indoor, con il raggiungimento di risultati importanti, proiettando gli atleti italiani un po’ più su di quanto accaduto nel recente passato. E’ stata infatti confermata una certa inversione di tendenza, dimostrabile con un incremento nel numero di medaglie e risultati prestigiosi degli atleti azzurri nel contesto internazionale. Andrew Howe e Antonietta Di Martino alla fine sono stati i volti di un estate che ha culminato con i Campionati Mondiali di Osaka. L’argento mondiale ed il record italiano rappresentano due traguardi importantissimi che entrambi i portacolori azzurri hanno centrato nella calda estate 2007, assurgendo a veri atleti simbolo del nuovo corso che sembra aver intrapreso l’atletica italiana.

La saltatrice campana già aveva stupito in giugno a Torino, quando durante il Meeting Primo Nebiolo riuscì a valicare la misura di 2,02, migliorando un record storico e simbolico come il leggendario 2,01 di Sara Simeoni. Poi in Coppa Europa l’azzurra è salita ancora più su, arrivando a 2,03, misura ripetuta anche sulla pedana iridata di Osaka. In quell’occasione la Di Martino ha conseguito un argento carico di emozioni, che ha anche voluto significare la conferma del secondo posto al mondo quest’anno dopo la sola Blanka Vlasic.

Per Andrew Howe l’avvicinamento al record ed ai successi non è stato lo stesso: qualche problema nel trovare misure che non lo “annoiassero” (così come lo stesso atleta aveva dichiarato riferendosi ai ripetuti atterraggi attorno agli 8,20), poi anche una sconfitta rimediata all’Arena di Milano in Giugno durante la Coppa Europa. Quel giorno fu il portoghese Nelson Evora, prossimo campione del mondo nel triplo, a sopravanzarlo ed interrompere la lunga serie di successi consecutivi dell’italiano.

I primi spiragli di luce si sono visti qualche settimana dopo con la prima vittoria in Golden League a Roma, durante il Golden Gala, di cui rimarranno alla storia lo sfortunato incidente occorso al saltatore Salim Sdiri, per colpa della parabola beffarda del giavellotto di Pitkamaki, e la volata sui 400 di “Blade runner” Oscar Pistorius, per la prima volta in gara ufficiale contro normodotati.
Così quella sera passò quasi in secondo piano il successo nel lungo di Andrew Howe, ancora una volta giunto all’ultimo salto con 8,12. Dopo Roma per Howe è cominciato il cauto avvicinamento all’obiettivo primario della stagione: i Campionati Mondiali.
Osservati speciali e favoriti della vigilia erano il panamense Irving Saladino e lo statunitense Dwight Phillips. Anche Andrew era pronosticato da podio nonostante i soli 22 anni anagrafici. In pedana l’italo-californiano, messo alle strette, ha dimostrato ancora una volta tutto il suo valore lottando sino all’ultimo secondo: dopo una qualificazione agevole, è stata la volta di una finale vissuta con apprensione sino all’epilogo da cardiopalma di quell’ultimo turno di salti. Il sogno più bello, la medaglia d’oro, non si è materializzato, per merito del talento superlativo di Saladino, ma è comunque arrivato un prezioso argento e soprattutto un risultato atteso da parecchio: il record italiano con 8,47, prestazione che ha migliorato l’8,43 di Giovanni Evangelisti conseguito un ventennio prima. Di certo rimarrà impressa per parecchio tempo quella manciata di minuti vissuta nel “botta e risposta” tra due ragazzi che hanno ancora di fronte un futuro in crescendo e speriamo all’insegna di ulteriori sfide e miglioramenti.

Ma Howe e Di Martino non sono state le sole note positive di una Nazionale che ha vissuto una delle migliori giornate dell’anno all’Arena di Milano, con il doppio successo nella finale B di Coppa Europa ed il conseguente passaggio nella massima serie. Oltre al record italiano della Di Martino, la due giorni di Coppa Europa ha regalato il record italiano del peso femminile grazie alla bordata da 19,15 di Chiara Rosa, e di Elena Romagnolo nei 3000 siepi, con 9:41.11. A corollario sono poi arrivate le buone prestazioni di chi ha confermato anche nel resto della stagione di essere in ottime condizioni, probabilmente le migliori di sempre per alcuni, sia nel mezzofondo, con i vari Elisa Cusma, Silvia Weissteiner, Christian Obrist, che nei concorsi, con il ritorno a buoni livelli di Magdelin Martinez ed il tentativo di record italiano dell’altista Andrea Bettinelli. La Coppa Europa di Milano è stata anche una delle ultime gare ufficiali dell’astista Giuseppe Gibilisco, campione del mondo a Parigi nel 2003 e bronzo olimpico ad Atene, interdetto qualche settimana dopo dalle competizioni per un presunto coinvolgimento in un caso di doping.

Nei meeting estivi chi ha riscosso prestazioni interessanti in campo internazionale è stata in particolare l’ottocentista Elisa Cusma, atleta che ha acquisito sicurezza gara dopo gara, trovandosi spesso in volata con le migliori al mondo. Per lei è mancata la finale mondiale, beffata dalla roulette delle semifinali ad Osaka, ma si è rafforzata nel corso della stagione la sicurezza di valere tempi stabilmente sotto i 2 minuti negli 800 e sotto i 4:10 nei 1500, ravvivando la speranza di essere ad un passo da un altro record italiano storico, quello di Gabriella Dorio negli 800.

Il Mondiale si è rivelato amaro anche per un altro atleta giunto in Giappone con aspettative migliori, il velocista Simone Collio, tornato ad ottimi livelli dopo stagioni di infortuni. Niente da fare nei quarti di finale sui 100, cui poi si è aggiunta la mediocre uscita di una 4×100 insipida. Collio per sua fortuna si riscatterà a Rieti, centrando il personale con 10”14, nel pomeriggio che ha regalato il miglior Asafa Powell di sempre.
Le imprese del velocista lombardo non hanno scosso più di tanto il settore della velocità, in cui molti possibili protagonisti sono sembrati un po’ bloccati nel clou della stagione. Conforta il fatto che alcuni di loro siano ancora molto giovani, vedi Rosario La Mastra, Jacques Riparelli, Stefano Cerutti, e che possano limare ancora il personale almeno sotto i 10”20, prestazione che in chiave staffetta potrebbe voler dire moltissimo.

Chi ad Osaka ha gioito è stata invece l’italo-cubana Magdelin Martinez, tornata a buoni livelli nel triplo, tanto da chiudere al sesto posto in finale, con 14,71, risultato assolutamente insperato fino a poco tempo fa.
Qualcosa in più sarebbe potuto arrivare dal peso femminile, ma Chiara Rosa ed Assunta Legnante non possono rimproverarsi nulla in una stagione che le ha viste lanciate con le migliori del mondo, grazie anche ad un dualismo che non potrà che continuare a far bene ad entrambe. Assente Esther Balassini, in Giappone è stata Clarissa Claretti a tener alti i colori italiani nella gara di martello, chiudendo al settimo posto con 70.74.

La marcia ancora una volta è stato uno dei settori più produttivi dell’atletica italiana. Trascinata dalle andature sostenute dei vari Brugnetti, Schwazer, Rubino, Rigaudo, la disciplina ha vissuto momenti esaltanti a più riprese durante la stagione, cui purtroppo non ha fatto seguito un buon bottino ai Campionati Mondiali. Eppure avevano fatto sensazione durante l’anno le ottime prestazioni di Alex Schwazer sui 50 km di marcia, che con il 3:36.04 a Rosignano Solvay di febbraio aveva sfiorato il record mondiale, ed i buoni piazzamenti a Leamington di Elisa Rigaudo ed Ivano Brugnetti. In Giappone solo il giovane Alex Schwazer è finito sul podio, peraltro con un bronzo che sa più di occasione mancata, mentre Ivano Brugnetti ed Elisa Rigaudo hanno dovuto piegare la testa dinanzi a condizioni ambientali proibitive. Intanto dietro sta lievitando progressivamente il talento di Giorgio Rubino, quinto ai Mondiali, non più promessa per il futuro ma splendida certezza del presente. Uno dei settori di cui si è sentita di più la mancanza quest’anno è stato la maratona, fiore all’occhiello negli anni passati e quest’anno in netta involuzione. L’assenza di Baldini per gran parte della stagione condiziona sensibilmente il bilancio, ma non è il solo motivo: la scelta di portare il solo Migidio Bourifa in Giappone, peraltro il migliore quest’anno con il quarto posto alla Maratona di Roma, è l’emblema delle difficoltà dell’intero settore. Una boccata d’ossigeno è arrivata alla Maratona di New York con il ritorno di Stefano Baldini, quarto e primo degli Europei, anche se a preoccupare di più è l’assenza di giovani rincalzi.

In compenso l’Italia continua a dominare nella corsa in montagna. Marco De Gasperi ha contribuito a trascinare l’Italia sulla vetta mondiale della specialità, imponendosi nella Coppa del Mondo di Ovronnaz e conquistando il quinto titolo mondiale.

Un’afosa Padova aveva ospitato a circa un mese dai Mondiali i Campionati Italiani Assoluti per una sorta di prova generale. Di quella due giorni rimangono nella memoria per la qualità dei risultati la doppietta su lungo e 200 di Andrew Howe, rispettivamente con 20”53 e 8,40, ed il 19,13 di Chiara Rosa nel peso. Poi ancora le vittorie di il quasi 17 metri di Fabrizio Donato nel triplo, un buon Andrea Barberi sul giro di pista, la supremazia della piccola Anita Pistone nello sprint, e di Cusma e Weissteiner nel mezzofondo.

Qualche mese più tardi la parentesi autunnale dei Campionati Italiani di Società ha chiuso il sipario e consegnato l’ennesimo titolo alle Fiamme Gialle Ostia ed alla Fondiaria Sai Roma, ormai squadre dominatrici nel panorama nazionale. Se per i finanzieri il successo è stato sudato sino all’ultima gara, vincendo per un punto sui Carabinieri, per le ragazze della squadra romana il sesto titolo consecutivo è giunto con netto vantaggio su tutte le compagini avversarie.
Del resto le due squadre romane presentano al loro interno buona parte dei nazionali azzurri, che nel complesso hanno saputo imporsi sia sulle altre società militari che su squadre civili sempre più farcite di campioni internazionali. Per le ragazze della Sai successi decisivi sono stati quelli dell’astista Anna Giordano Bruno, fresca detentrice del nuovo record italiano (4,40 a Trieste sulla fine di luglio), della Khubbieva nella velocità, oltre ai numerosi piazzamenti importanti. Per i finanzieri Claudio Licciardello, Francesco Pignata, Simone Collio, Fabrizio Donato, Nicola Vizzoni, Andrea Bettinelli, Alessandro Cavallaro, hanno raccimolato punti fondamentali per la conferma del titolo. Altri protagonisti dei societari sono stati Elisa Cusma, Chiara Rosa, Andrew Howe e Clarissa Claretti, tutti autori di belle vittorie e buone prestazioni.
Tra gli ultimi risultati dell’anno da segnalare infine proprio il ritorno a buoni livelli del duecentista Alessandro Cavallaro, capace di correre la distanza ai Giochi Mondiali Militari in 20.56, tempo importante anche perché corso a metà ottobre. Un motivo in più per pensare a Pechino…

fonte: Redazione

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