PISTA E PEDANE….DALLA CENERE AL TARTAN!

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La pista sulla quale si disputarono i primi Giochi Olimpici dell’Era Moderna era, a detta dei cronisti dell’epoca, un orrore; la sua composizione: uno strato di cenere molto soffice ed allentato, non resse alla pioggia che cadde copiosa durante le gare, rendendo il fondo impraticabile.
Il disegno della pista, che nelle intenzione dell’inglese Charles Perry, suo progettista, doveva ricordare la primitiva conformazione dello stadio di Olimpia, costruito da Erode Attico nel 180 a.C., prevedeva curve molto strette (non più di 15 metri di raggio) e rettilinei stimati intorno ai 150 metri, con grave pregiudizio dei tempi realizzati dagli atleti impegnati in gare che si sviluppavano su più di un giro di pista.
Anche la pista del Racing Club de France, sulla quale si disputarono le gare della Olimpiade di Parigi del 1900, non era un modello di perfezione, e fu realizzata completamente sull’erba.
Di ben altra consistenza fu la pista realizzata da Charles Perry per i giochi che si disputarono nel 1912 a Stoccolma nell’Olympic Stadium.
La pista di 385 metri era stata realizzata su tre letti di scorie. Il primo strato di 18 centimetri era costituito da frammenti minuti di mattoni provenienti da demolizioni, inframmezzati con pezzi di granito. Il secondo, di 12 centimetri, era formato da ciottoli di media grandezza, a sostegno del terzo strato, di 15 centimetri, che era composto da un miscuglio di scorie di carbone, provenienti per il 50% da residui di materiale fossile utilizzato in ferrovia da locomotive e per il rimanente 50% da residui provenienti da officine elettriche e da sabbia viva da costruzione.
Gli impianti andarono gradualmente migliorando e già nel 1924 ai Giochi di Parigi si gareggiò su di una pista di 500 metri (i quattrocentisti affrontarono quindi una sola curva), con il fondo ricoperto da uno strato di argilla speciale di colore rossiccio, molto compatta, elastica e ben filtrante. La pista, omologata dall’ing. Pierre Larousse, fu molto apprezzata dai concorrenti che furono unanimi nel definirla la più veloce del mondo!
Assistemmo poi all’avvento della tennisolite, un materiale con il quale si realizzava il fondo dei campi da tennis. La polvere rossa dominò incontrastata la scena olimpica e quella dei maggiori impianti sportivi nel mondo, prima di lasciare il posto al tartan, una resina poliuretanica prodotta dalla statunitense Minnesota a metà degli anni ’60, e conosciuta con il marchio 3M.
Il prodotto aveva incontrato subito un grande successo e molte università americane e canadesi lo avevano utilizzato per realizzare nuove piste e pedane per i loro stadi.
In virtù della qualità di resistenza e di confort (ridotta manutenzione) che il prodotto offriva, il comitato organizzatore dei Giochi di Città del Messico, propose alla I.A.A.F. di poterlo impiegare per la realizzazione degli impianti olimpici.
La proposta messicana venne discussa durante il Congresso della I.A.A.F. di Budapest 1966. Il massimo organismo mondiale vietò espressamente l’uso del materiale sintetico presentato dagli organizzatori in quanto, essendo questo al momento impiegato solo in impianti del Nord-America, si sarebbe concretizzata una discriminante nei confronti degli altri Paesi, presso i quali il tartan era ancora sconosciuto, e quindi gli atleti non avevano avuto l’opportunità di poterlo sperimentare.
I dirigenti messicani, con in testa il Prof. César Moreno Bravo, oggi membro del Consiglio della I.A.A.F. e nel 1968 direttore delle gare olimpiche di atletica, insistettero a favore del loro progetto iniziale ed alla fine riuscirono ad ottenere dalla I.A.A.F. l’autorizzazione a far disputare le gare della loro Olimpiade su impianti realizzati nel nuovo rivoluzionario materiale sintetico.
La I.A.A.F. chiese però agli organizzatori di poter sperimentare il nuovo prodotto. I messicani predisposero quindi per le gare di atletica due impianti: uno, secondario, con pista e pedane in materiale tradizionale, mentre, con coraggio e lungimiranza, dotarono El Estadio Olimpico de la Ciudad Universitaria di pista e pedane in tartan.
I Delegati Tecnici Adrian Paulen e Dinald Pain, vennero invitati ad assistere alle gare preparatorie, per valutare le reazioni degli atleti nell’utilizzo dei due diversi materiali.
Il giudizio degli atleti che non conoscevano il tartan fu entusiasta e si manifestò in segno decisamente positivo. Ecco quindi che il tartan fece il suo ingresso nella storia dell’atletica leggera.
Il 3M veniva prodotto nei colori del beige, verde e blu. I Delegati Tecnici della I.A.A.F. chiesero che il manto delle pista e delle pedane fosse realizzato in colore rosso, per rispetto della tradizione che voleva gli impianti atletici realizzati in questa tinta.
La Minnesota, che mai aveva usato quel colore, non ebbe difficoltà alcuna ad accontentarli!

fonte: Redazione di Atleticanet

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