INTERVISTA CON I CAMPIONI UN ANNO DOPO: ORLANDO PIZZOLATO 2

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D. – Orlando Pizzolato ancora una volta è venuto a Reggio Emilia e, gentilissimo, ci ha degnato della sua partecipazione. Ha avuto il numero 1 della maratona, meritatamente, e ci darà ora un’impressione sulla maratona di quest’anno.

R. – Mah, devo dire che quando vengo a Reggio, vengo qui con particolare entusiasmo, perché qui c’è una gara dove si vive un’atmosfera molto rilassata, molto tranquilla, con un forte coinvolgimento per questa passione per la corsa. Qui c’è tutta la parte sportiva della città che sta molto vicino agli organizzatori. Io ne ho fatta, una parte, come dicevi tu, mi hanno dato il numero 1, ma mi hanno “responsabilizzato”, più che messo in una situazione di tranquillità. Lungo il percorso ho visto come sempre forte coinvolgimento di volontari, con tanta sicurezza sulle strade, vale a dire ancora prima che passasse la gara era già tutto allestito, tutto approntato, e questo il podista amatore lo percepisce come un segno di grande efficienza. Io l’ho seguita tante volte, come giornalista, e non ho mai trovato intoppi, beh, ho trovato qualche occasione di automobilista intransigente perché aveva fretta di andare a comperare i pasticcini!, questo c’è sempre, ma nel complesso c’è molta attenzione nei confronti dei podisti, ecco. Anche nei bar, non è che sia andato in giro per i bar intendiamoci!, però senti i commenti della gente e sono positivi. E’ chiaro che è una corsa che “va dentro la città”, che penetra una città , è una maratona che è molto attenta a queste cose, c’è una toccata in centro storico la mattina, poi viene lasciato tutto libero.

D.- Una volta l’arrivo si svolgeva in centro storico, poi…

R. – Sì, mi ricordo che creava qualche problema.

D. – I commercianti avevano un po’ protestato.

R. – Al mattino c’è tutta una sorta di “completa disponibilità”. Ripeto, (la maratona) viene vissuta in maniera coinvolgente, non passivamente.

D. – Questo è un aspetto molto importante. Ecco, un confronto con le ultime maratone di questo periodo di Milano e Firenze dal punto di vista del coinvolgimento della città.

R.- Beh, ecco, nelle grandi città un evento infastidisce, perché credo che durante tutta la settimana ci sia confusione, tensione, caos, perché questo si crea. Non il traffico!, il traffico è la conseguenza delle attività dell’uomo, per cui queste sono città caratterizzate da un forte turismo, perciò se la domenica, quando la gente si sente libera, viene infastidita da questo evento marginale, perché poi non è che la maratona invade la città e la tiene bloccata, c’è una reazione eccessiva. Però si deve, in quei posti, “seminare” accoglienza, perché si crea forte tensione, e basta un semaforo rosso che dura troppo che tutti sono nervosissimi. Invece qua, lo torno a dire, la si vive in maniera rilassata. Tocca solo una parte della città, non è il “punto focale”, è stata veramente studiata bene, perché in gran parte del percorso, specie alla fine, viene lasciata disponibilità al traffico di transitare, non si viene bloccati, il podista ha la sua parte di corsia, quindi è un convivere in maniera non dico ottimale ma in questo contesto ognuno ha il suo spazio, nessuno va a disturbare in maniera intransigente l’altro.

D. – Uno sguardo più tecnico al mondo della maratona in generale. Abbiamo l’anno olimpico che si avvicina, ovviamente Stefano Baldini dovrà difendere il suo titolo olimpico a Pechino e questo sarà difficilissimo. Come vediamo attualmente il settore delle maratone e delle corse lunghe in Italia?

R. – Beh, purtroppo abbiamo forti limitazioni a causa dello strapotere dell’Africa. Qui i nostri fanno quello che riescono a fare, Baldini è in una parabola un po’ calante, anche se all’ultima maratona di New York ha avuto una buona prova, poi inevitabilmente a Pechino i keniani saranno “solo” tre, e quindi ci sarà già una forte selezione, porteranno ovviamente i più forti, ma non sempre i più forti saranno in forma in quel momento lì, per cui Baldini, che è un atleta molto esperto, molto bravo a leggere tatticamente la gara, potrebbe dire ancora la sua. Gli americani stanno crescendo molto, possono dare un’impronta anche loro, noi europei siamo un po’ dimessi, abbiamo questo svizzero Roethlin che ha fatto un’ottima gara ai Mondiali in Giappone …

D. – Non è più giovanissimo neanche lui, 35 anni ormai…

R.- No, non è giovane, però è in crescita. Vediamo, se i nostri sono bravi a dosare lo sforzo e a interpretare tatticamente la gara, a Pechino possono dire la loro, sia a livello maschile che a livello femminile, quando dico “femminile” però mi limito a Bruna Genovese.

D. – Grazie Orlando per la simpatia come sempre, ed arrivederci all’anno prossimo a parlare del dopo-Pechino!

fonte: Foto Orlando Pizzolato

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