IL PROBLEMA DELL’IDONEITA’ SPORTIVA

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Pubblichiamo la “lettera aperta” inviata dal dottor Giuseppe TASSANI al Presidente della Federazione Medico Sportiva Italiana, il Professor Maurizio CASASCO, con cui intende sensibilizzare e sollecitare interventi attorno al tema dell’idoneità sportiva, soprattutto alla luce di un’estensione numerica significativa dei casi di soggetti attivi agonisticamente in età molto avanzata. Più in generale questo tema è particolarmente sentito nel mondo sportivo in generale, con situazioni ancora non risolte come quelle delle corse su strada. Pensiamo che il mondo dell’atletica master italiana sia particolarmente toccato dall’argomento, specie in queste settimane dedicate ai rinnovi societari e dei tesseramenti individuali.

Caro Presidente,
da cardiologo e medico dello sport socio F.M.S.I., oltre ad una, mio malgrado, fin troppo lunga esperienza professionale, vivo ancora con entusiasmo il piacere di praticare il mio sport prediletto che attualmente devo limitare al lancio del disco e della palla di ferro, entrambi attrezzi che per rispettosa regola federale e gerontocratica stanno diventando sempre più leggeri con il passare dei lustri. Sto alludendo alla pratica di alcune delle specialità dell’atletica leggera, la regina degli sport olimpici, che sta vivendo un momento di esaltazione proprio nella categoria master. Basti riflettere sul numero dei partecipanti ai recenti campionati del mondo di Riccione: quasi novemila iscritti, fra cui oltre tremila italiani, di ben 96 Paesi. Quindi professione e sport mi coinvolgono assolutamente in problematiche che vorrei esporLe.

A venticinque anni dalla introduzione dei decreti legislativi sulla tutela sanitaria delle attività sportive che hanno reso il nostro Paese primo al mondo su questa tematica, sono indotto a riflettere sulla opportunità di una revisione e di un adeguamento di queste normative. Vorrei citarLe un problema che ritengo emblematico e significativo della particolarità della nostra attività di medici dello sport istituzionalmente indotti a conciliare il criterio clinico con quello medico-legale. Ne è tipico esempio il problema incombente che fa riferimento all’imprevedibile estensione dell’età dei praticanti. Il novantottenne Dimitrion Yordanidis che nel 1976 completò la maratona di Atene in 7 ore e 33 minuti, non sarebbe più annoverato con altrettanta meraviglia fra i fenomeni biologici eccezionali, perché oggi molti altri Atleti quasi centenari si stanno cimentando in prestazioni non meno sorprendenti.

Nessuno può mettere in discussione il diritto allo sport di questi uomini e di queste donne che, ormai garantiti sull’allungamento della durata della vita, attraverso la competizione sportiva e lo stile di vita che essa induce, vogliono continuare a partecipare alle emozioni ed all’esperienza di socialità che solo lo sport garantisce con pienezza. Allora si pone il problema della tutela di questi Atleti. Quando nel mio ambulatorio vedo queste persone così fortemente motivate che mi chiedono il certificato di idoneità per l’agonismo, sento che il sistema di controllo proposto dagli attuali decreti legislativi entra in crisi, ma anche la mia cultura medica entra in crisi perchè avverto di aver a che fare con realtà biologiche, per così dire, fuori parametro.

Evidentemente non posso sottoporre questi personaggi al test dello sgabello secondo le disposizioni vigenti e sistematicamente mi limito ad eseguire, nei casi meno complessi, un più fisiologico ed praticabile test ergometrico monitorizzato. Faccio presente che una tale scelta viene già “consigliata“ anche dal legislatore regionale in molte regioni d’Italia tra cui la mia, l’Emilia Romagna, ma ritengo che sarebbe più opportuna una norma che stabilisse in maniera definitiva che, ad esempio dopo i 35 anni, ogni agonista fosse sottoposto a tale tipo di indagine e chiudere così ogni possibile ambiguità medico-legale su questa indicazione “consigliata”. Ma questo è un problema già oggetto di dibattito.

C’è poi il problema della concessione della certificazione a questi atleti “grandi adulti“. Non è pensabile che i criteri adottati per giudicare lo stato di salute di un adolescente possano essere gli stessi per il centenario in cui solo l’età avanzata è già di per se un fattore di rischio anche se talvolta unico. Nella mia condizione di medico certificatore, pur non ravvisando in molti casi elementi clinicamente ostativi alla concessione dell’idoneità ad un agonista già ultrasettantenne, come posso garantire che la pratica sportiva possa avere solo effetti benefici sulla sua salute o comunque non essere fonte di rischio per la sua incolumità?

Ed ancora, come posso eventualmente essere ritenuto legalmente responsabile per imperizia, imprudenza o negligenza se durante la pratica agonistica questo anziano atleta da me certificato dovesse subire dei danni estremi? Ragionevolmente potrebbe non sussistere alcun rapporto fra l’evento fatale e l’evento agonistico, ma potrebbe essersi fatalmente verificata una drammatica coincidenza cronologica naturale ed occasionale fra i due eventi od al limite un’esasperazione del rapporto causa-effetto esclusivamente legato all’età avanzata.

A questo punto sono indotto ad indicare una proposta sulla quale desidererei il Suo autorevole parere. Partendo dall’opinione condivisa che chiunque ha il diritto di praticare lo sport al livello desiderato, ritengo ragionevole che dal praticante ultrasettantenne in poi debba decadere l’obbligo della certificazione di idoneità, sostituito piuttosto dall’obbligo della visita o delle visite periodiche annuali oppure semestrali o, perché no, anche trimestrali a giudizio del medico dello sport.

In sintesi, limitatamente a queste realtà anagrafiche, l’obbligo del certificato di idoneità dovrebbe essere sostituito dall’obbligo del certificato di controllo sanitario periodico finalizzato alla pratica agonistica specifica.

Spetterà poi all’Atleta, se pienamente consapevole, puntualmente informato sulle proprie condizioni di salute, decidere sulla opportunità della prosecuzione dell’esperienza agonistica nell’assoluto rispetto delle sue libere scelte e della privacy. Ritengo che proprio dalla nostra Federazione potrebbe scaturire un movimento di sensibilizzazione su questo delicato ed urgente problema, tale da stimolare auspicabili provvedimenti legislativi uniformi su tutto il territorio nazionale.

Con stima e gratitudine. Dottor Giuseppe Tassani

Giuseppe TASSANI (gtassani@libero.it) è socio ordinario (già consigliere nazionale) della Federazione Medici Sportivi Italiani. Svolge attualmente la sua attività medica presso alcuni poliambulatori di Rimini. In passato è stato medico sportivo della società di basket Scavolini Pesaro. Inoltre è dal 1995 tesserato alla F.I.D.A.L. come atleta master e nella specialità del lancio del disco ha vinto il titolo di Campione Italiano nel 1999 nella categoria MM60 e nel 2004 in quella MM65.

Per chi volesse commentare ed intervenire sul tema sollevato dal dottor TASSANI è stato attivato un forum alla pagina http://www.atleticanet.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=2042

fonte: Giuseppe Tassani

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