I RITUALI ESEMPI CONCRETI – II PARTE

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

Nel mio lavoro, nello sport, ma non solo, anche nella vita di tutti i giorni mi rendo sempre più conto di come i rituali abbiano una loro importanza. Molte persone, che siano atleti o impiegati o manager, usano consapevolmente o inconsapevolmente dei gesti ripetitivi e automatici utili per concentrarsi, rilassarsi, trovare la giusta carica, ecc.

I rituali fanno parte di un mondo estremamente affascinante a mio parere perché uniscono ad un semplice gesto un atteggiamento mentale studiato e allenato in precedenza. Per lo meno avviene così per gli sportivi e per chi desidera che tali rituali abbiano una valenza ed un’utilità nell’affrontare determinate situazioni. I rituali devono essere allenati, studiati e mai casuali o utilizzati per la prima volta solo in gara: sarebbero inutili.
Veniamo adesso alla seconda parte dell’articolo con le vostre testimonianze.

“Io non ho dei rituali di questo genere, ma mi piace usare sempre gli stessi vestiti nelle gare. Ogni tanto però sono costretta a cambiare ovviamente”.
Be’ certo, l’uso degli stessi vestiti non è sempre possibile ne’ raccomandabile…Cerchiamo, però, di fare attenzione: molto spesso utilizzare una stessa maglia, o le scarpe uguali o avere sempre con se’ un braccialetto piuttosto che lo stesso calzino è un’arma a doppio taglio. Non confondiamo i rituali con la superstizione. Mentre i primi sono gesti che controlliamo e che agiamo per determinare un certo atteggiamento mentale, la superstizione è fuori dal nostro controllo. La superstizione ci domina, ci impedisce di avere fiducia in noi stessi, ci limita. Pensiamo ad un atleta che per vincere una gara indossa sempre gli stessi calzini e che accidentalmente, un giorno, non riesce a trovarli, cosa accadrà? Quell’atleta ne rimarrà turbato, perderà la fiducia e la concentrazione, perché questi aspetti erano dati dall’indossare i calzini. Quei calzini lo dominano! Non è più lui a controllare il suo gesto, ma è l’indumento caricato di un alone magico a controllare lui.

“Io mi lego le scarpe sempre almeno 2 volte perché la prima non è mai perfetta! Poi assolutamente la maglia dentro i pantaloncini perché non riesco a correre con il vestiario che svolazza in giro (oltre a farti rallentare!), anzi ultimamente mi piace di più correre con gli shorts tipo ciclisti che con i pantaloncini normali (meno attrito nell'aria). Nelle gare in pista uso sempre lo stesso tipo di calzini, mentre in gare lunghe su strada (mezze maratone e più) ne uso un altro tipo. In pista da quest'anno mi tolgo sempre l'orologio in gara (ovviamente non in allenamento)”.
Questo è un altro esempio di come non siano dei gesti, ma degli indumenti a determinare la carica e la concentrazione dell’atleta. A parte aspetti pratici (la maglia dentro i pantaloncini per diminuire l’attrito) indossare gli stessi calzini per un certo tipo di gara non è propriamente un rituale quanto più una sorta di superstizione. Consiglio sempre di andare a cercare i propri rituali in gesti, anche semplici, e non in oggetti esterni.

“Il mio rituale nei salti è uguale da anni: quando mi chiamano mi posiziono sul mio segno, guardo i giudici, per essere tranquillo che tutto sia a posto, guardo la pedana o l'asticella per definire con chiarezza il mio obiettivo, faccio due inspirazioni lente e profonde, e alla seconda parto”.
E’ vero: i rituali, se studiati con attenzione e considerati utili all’obiettivo da raggiungere, rimangono tali per molto tempo. La prima fase è infatti quella della “creazione dei rituali”: si sceglie, si prova, se ne valuta l’efficacia. Se il rituale non funzione se ne cerca un altro, altrimenti quello diventerà il proprio rituale.
L’uso della respirazione è sempre fondamentale e fa parte delle basi di un buon allenamento mentale insieme al rilassamento.

1- Iscrizione e rituale solenne dell'apposizione del pettorale con le spillette.
2- Corsetta di riscaldamento e rituale della sosta “cesso”.
E' proprio nel cesso che spesso si decide il buon esito delle mie gare.
In effetti anche questo può essere un luogo d’ispirazione…

“Quando sento le gambe pesanti vuol dire che farò una bella gara…uso sempre le stesse calze per la gara…tolgo sempre l'orologio…e un’ ansia incredibile sino allo sparo…poi mi sento benissimo…gara naturalmente che ho fatto almeno una ventina di volte nelle 3 notti che la precedono… ah mi sono scordata il pettorale attaccato sempre con tre spillette”.
Questo atleta utilizza molto le sensazioni corporee, ciò che avverte prima di una gara e la sensazione fisica di ansia che lo prende poco prima della partenza. Presumibilmente un’ansia positiva che lo spinge e gli fa girare le gambe.
L’uso della visualizzazione nelle notti precedenti è un modo per preparare al meglio la gara utilizzata da molti atleti in molti sport.

“Nelle gare di corsa non ho mai usato rituali particolari, se non di mantenere la massima esplosività con piccoli balzi a piedi pari, anche alla richiesta dello starter di posizionarsi dietro ai blocchi. Per ogni gara mi immagino un ritmo opportuno, e la relativa musica nella mia testa. 100, 200 e 400 hanno ritmi e musica diverse, cerco di estraniarmi quel tanto dal contesto per sentirla, per poi concentrarmi sull'azione.
Quando la gara prevede gli ostacoli, li vedo come onde del mare da superare, anzi da cavalcare, che mi diano la spinta per andare più forte.
Nei salti in estensione è il ritmo, e il rumore delle scarpette che fanno capire come tu stia andando. Se il salto riesce bene diventa musica, anzi sinfonia. Provo a immaginarlo e come altri lo mimo prima di partire.
Nei salti in elevazione invece l'asticella è un po' il nemico, ma da non abbattere. C'è un rapporto strano, ogni volta la guardo e penso: non ho paura di te, ti supererò, senza toccarti.
Il mio rituale nei salti è uguale da anni: quando mi chiamano mi posiziono sul mio segno, guardo i giudici, per essere tranquillo che tutto sia a posto, guardo la pedana o l'asticella per definire con chiarezza il mio obiettivo, faccio due inspirazioni lente e profonde, e alla seconda parto”.

L’atleta usa degli esercizi fisici per caricarsi. L’uso di rituali dipende molto dalla personalità dell’atleta: c’è chi preferisce usare molto la mente, chi adottare esercizi pratici di riscaldamento per trovare la “giusta esplosività”.
L’imagery usata è molto bella, le onde da cavalcare, ed utilizzata con immagini diverse in molti sport e da molti atleti (Giorgio Rocca diceva di immaginare le porte come note musicali da toccare per suonare una melodia). Se si riesce ad arrivare ad un tipo di imagery così ritengo possa essere molto utile alla prestazione.
Salta agli occhi come questo atleta sia fortemente immaginativo, probabilmente ha una capacità di immaginare molto elevata che usa anche molto bene. Si noti anche l’uso di self-talk: “non ho paura di te,ti supererò senza toccarti”.
Poi c’è la fase di preparazione e il rituale associato ad essa: guarda che tutto sia a posto, fissa l’obiettivo, respira e parte.

Spero che questi due articoli possano essere stati d’interesse e accolti con curiosità. L’obiettivo era quello di descrivere questa fase del mental training (i rituali) nelle sue differenze e particolarità sottolineando come per ogni atleta il rituale può cambiare, non esiste una formula fissa e soprattutto deve essere studiato nei dettagli in allenamento.

Vi auguro un felice Natale e un nuovo anno pieno di successi e che lo sport sia per voi divertimento, passione, carica.

Valentina Scimone
www.valentinascimone.com

fonte: Redazione

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