ALTRI DUE CONTRIBUTI ALLA STORIA DELLA VELOCITA’: LE CORSIE E LA PARTENZA

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Le corsie

L’assegnazione della corsia di gara ai concorrenti partecipanti ad una gara di corsa è stata sempre una operazione delicata e, proprio per questo, gli estensori del Regolamento Tecnico Internazionale, hanno dedicato ad essa una attenzione che è andata via via aumentando negli anni.
E’ indubbio come la disputa di una gara in una posizione, piuttosto che in un’altra, ha una importanza che varia da competizione a competizione, a seconda che questa si disputi in linea oppure in corsia.
Da sempre si è convenuto che le corsie centrali di uno schieramento di partenza, sono quelle più favorevoli all’atleta.
Se in una gara di velocità con partenza in linea, l’essere collocato in una corsia centrale permette all’atleta di controllare meglio lo sviluppo della corsa, in una gara con partenza a scalare a questo vantaggio va ad aggiungersi anche quello di poter beneficiare dello sviluppo più dolce della curva.
A chi spetta assegnare le corsie e quale è il sistema usato?
Fin dai primordi della attività atletica controllata, il legislatore ha affidato alla casualità l’assegnazione delle corsie.
I regolamenti all’inizio non specificavano a quale organo della manifestazione fosse assegnato il compito di collocare in pista i concorrenti.
In pratica era lo stesso giudice di partenza che effettuava il sorteggio delle corsie avvalendosi di foglietti numerati da 1 a 6, che faceva estrarre dal suo berretto o dalla sua borsa dagli stessi atleti. Gli starter più diligenti si munivano di un sacchetto di stoffa, dentro il quale collocavano dei contrassegni in legno, sul tipo di quelli usati per la tombola, recanti il numero delle corsie. Anche in questo caso era il concorrente stesso che prelevava quello relativo alla corsia che sarebbe andato ad occupare.
Ben presto (1939) l’esperienza maturata fece ricadere questa responsabilità sul giudice delegato ai concorrenti, che poi, nella versione italiana del R.T.I., assunse la denominazione di: addetto ai concorrenti. Questi effettuava il sorteggio delle corsie per le gare individuali ed anche per quelle di staffetta.
Una volta in pista gli atleti si mettevano a disposizione del giudice di partenza, o dei suoi assistenti, sapendo già quale era la corsia che era stata loro assegnata. Il giudice controllava il foglio-gara e si assicurava che ognuno si collocasse al posto giusto.
Il concorrente che aveva estratto il numero 1 prendeva il posto alla corda, quello con il numero 2 il successivo e così via. Nelle partenze in linea invece l’atleta attribuito del tempo migliore veniva posto in prima riga alla corda, mentre gli altri lo affiancavano andando ad occupare il posto corrispondente al loro effettivo valore.
Per nessun motivo (neppure in caso di assenza di un concorrente) si può cambiare la corsia assegnata dalla sorte; neppure lo starter è abilitato a farlo.
Nel 1954 venne introdotta la regola che nelle più importanti manifestazioni (olimpiadi, campionati europei e simili), gli organizzatori potevano predisporre il sorteggio nella giornata che precedeva la gara. Gli atleti erano informati dell’ora e del luogo del sorteggio e vi potevano assistere direttamente oppure farsi rappresentare.
Si giunse così al Congresso I.A.A.F. di Tokio del 1991, nel corso del quale vennero approvate importanti modifiche al R.T.I. in materia di assegnazione di corsie, con le quali si abbandonava la casualità e si passava a premiare la prestazione dell’atleta.
Venne stabilito che per le gare dai 100 metri agli 800 metri compresi, e per le staffette 4 x 100 e 4 x 400, quando sono previsti diversi turni di una singola gara di corsa, le corsie sarebbero state sorteggiate nel modo seguente:
-nel primo turno di gara ogni concorrente avrebbe sorteggiato il proprio ordine di corsia;
-per i turni successivi, si sarebbero effettuati due sorteggi:
a) uno per gli atleti o squadre con i 4 migliori tempi, per decidere l’assegnazione delle corsie 3, 4, 5 e 6;
b) uno per gli atleti o squadre con i 4 peggiori tempi, che avrebbero sorteggiato le corsie 1, 2, 7 e 8.
Adesso, dopo i mondiali di Osaka, si è cambiato nuovamente.
Vengono effettuati addirittura tre sorteggi:
c) uno per i quattro atleti o squadre meglio classificati per determinare l’assegnazione delle corsie 3, 4, 5 e 6,
d) uno per gli atleti o squadre quinte e seste classificate, per l’assegnazione delle corsie 7 e 8,
e) uno per gli atleti o squadre settime e ottave classificate, per l’assegnazione delle corsie 1 e 2.

Come si vede la competenza dell’attribuzione delle corsie si è ora trasferita dall’addetto ai concorrenti al direttore di riunione, l’incarico di gran lunga superiore nell’organigramma della manifestazione.

La partenza

Fonti storiche accreditate attribuiscono l’invenzione della partenza con i quattro appoggi a Michael “Mike” Murphy (1861-1913), un tecnico di origini irlandesi molto noto al suo tempo per aver avanzato e sostenuto teorie rivoluzionarie frutto anche dei suoi approfonditi studi di medicina.
Altre fonti affermano che la croutching-start o partenza accovacciata fosse stata usata per la prima volta nel 1884 in Scozia da Bobby MacDonald, un atleta di origine maori, ma residente e gareggiante nel Regno Unito. Ma di questo parlo in seguito.
Pur tuttavia lo stesso Murphy, nel suo libro Athletic Training pubblicato all’inizio del 1890 da Charles Scribner & Sons di New York, si autoproclamò ideatore e perfezionatore della rivoluzionaria tecnica di partenza adottata per la prima volta nel 1988 da un suo allievo: il campione statunitense delle 100 yards del 1897 Charles Hitchcock Sherrill, classe 1867, studente presso la Yale University.
Fino ad allora i sistemi di partenza adottati indistintamente dai velocisti e dai mezzofondisti, erano circoscritti a tre posizioni che prendevano la denominazione di: la lunge-start, la dab-start e la stand-up-crouch-start.
Tutte e tre queste tecniche prevedevano la partenza in piedi. Cambiava fra di loro solo la posizione delle braccia che, per esempio, nella lunge, erano tenute allargate, una avanti in basso e l’altra spinta indietro e in alto.
Era stata quindi superata la fase della partenza per mutuo consenso, di cui ha molto parlato Archie Hahn, campione olimpico della velocità nel 1904, nel suo How to sprint del 1925 al capitolo Early Days of Athletics in the United States.
Il sistema di partenza più diffuso sia a livello europeo che americano, prima della introduzione di quello inventato da Mike Murphy, era sicuramente la dab-start, che prevedeva rispetto agli altri metodi una posizione da parte dell’atleta più raccolta in partenza, ma sempre in posizione eretta.
La terza tecnica, detta stand-up-crouch-start somigliava molto alla dab-start, ma la posizione delle braccia era diversa, in quanto più protesa verso il basso. Questo metodo di partenza era molto in uso fra i velocisti professionisti.
Il 12 maggio 1888 a Cedarhurst, Long Island (N.Y.) Charles Sherrill usò la tecnica ideata dal suo allenatore Murphy, in occasione della disputa delle 100 yards nel corso dei Rockaway Hunt Club Games.
Due mesi dopo quell’evento l’Athletic Journal pubblicò un trafiletto che illustrava le caratteristiche tecniche del sistema di partenza usato da Sherrill e riferì dell’imbarazzo dello starter, signor Turner, che, convinto che l’atleta non avesse dimestichezza con la partenza, si era attardato al via per dargli le opportune istruzioni!
La notizia della nuova tecnica di partenza varcò ben presto l’oceano. In Europa venne introdotta dall’inglese Tom Nicholas del Monmouth A.C., reduce da un soggiorno negli Stati Uniti, che tuttavia non riuscì, per circostanze varie, ad usarla in una gara ufficiale, cosa che invece fece con successo Ernest Pelling del London A.C. che si aggiudicò la gara delle 100 yards ai Campionati A.A.A. del 1889.
Gli europei del continente poterono veder la crouching-start ai Giochi di Atene del 1896, grazie all’impiego che ne fecero indistintamente Burke, Lane e Curtis, i tre atleti statunitensi partecipanti alla gara dei 100 metri
La nuova tecnica di partenza giunse in Italia nel 1904. Ad importarla fu, durante una sua visita in patria, uno sprinter del circuito professionistico inglese, il romano Ettore Cappucci, che viveva stabilmente a Edimburgo.
Ma, come ho accennato in apertura, anche in altra parte del mondo c’era chi rivendicava la primogenitura di questo rivoluzionario sistema di partenza.
Un giornalista inglese, trasferitosi in Australia dove lavorò per il quotidiano Sydney Referee, grande esperto di atletica a livello internazionale, tale Richard Coombes, sosteneva fin dai primi del ‘900 che il primo ad usare la partenza all fours, detta anche “partenza del canguro”, fosse stato già nel 1884 Bobby Mc Donald, un famoso velocista australiano di origini aborigene.
Questa tesi sarebbe stata confermata anche da un altro velocista professionista degli anni venti, Douglas Nicholls, anche lui di origine aborigena, appartenente (cito Marco Martini) alla stessa riserva aborigena di Mc Donald, quella di Cumeragoonga nel New South Wales, al confine con la stato del Victoria.
Sicuramente la tesi più accreditata, suffragata da attendibili riscontri giornalistici, rimane quella che vede nel tecnico di Yale Mike Murphy, l’ideatore di questo rivoluzionario sistema di partenza che da allora, nonostante un tentativo di riportare l’atleta a una posizione di partenza in piedi effettuata sul finire degli anni sessanta dal maggiore John Short, un allenatore sudafricano che aveva sotto le sue cure Paul Nash, uno dei migliori velocisti al mondo di quell’epoca. Ma l’esperimento, nonostante gli ottimi risultati ottenuti da Nash, che fece proseliti anche in Italia per la disperazione di noi starter, non ebbe un seguito.

La foto mostra la partenza della gara del 12 maggio 1888 a Cedarhurst, Long Island (N.Y.) nella quale Charles Sherrill della Yale University, sperimentò la partenza all fours.

fonte: Redazione Atleticanet
fonte foto: Foto tratta da “How to Sprint ” di Archie Hahn

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