GOLDEN GALA TRA PASSATO E PRESENTE

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

Era il 13 settembre 1972, l’anno delle Olimpiadi di Monaco. Non c’era ancora il Golden Gala, ma il meeting internazionale allo stadio Olimpico si chiamava Memorial Bruno Zauli, in onore di uno dei promotori dello sport italiano ed europeo, colui che inventò la Coppa Europa di atletica. Non c’erano le trasmissioni in diretta via satellite in tutto il mondo, solo la sintesi differita in seconda serata in “Mercoledì Sport”.

Quell’anno la riunione si svolgeva in settembre, in modo da avere ancora in Europa i campioni reduci dall’Olimpiade che si era svolta in Germania dal 26 agosto all’11 settembre. La domenica successiva si sarebbe gareggiato a Rieti, la riunione si chiamava 2° Trofeo Città di Rieti. Adesso sono due meetings internazionali di lunga tradizione, allora muovevano i primi passi. Le piste erano già in tartan, da pochissimo. Erano le occasioni per le rivincite delle Olimpiadi, per un po’ di passerella e turismo per gli atleti americani, e forse un modo per dimenticare il tremendo attacco dei terroristi di “Settembre nero” alla palazzina degli atleti israeliani.

L’organizzazione era affidata anche alle squadre romane, tra cui il CUS Roma. Nata come la squadra degli universitari era diventata un punto di riferimento per l’atletica italiana. All’Olimpiade precedente aveva portato cinque atleti in finale e anche adesso era una delle migliori d’Europa. Per la manifestazione era necessario che tutto fosse in ordine e che tutte le corsie delle gare di corsa fossero piene. Nei 200 si esibivano i famosi Matthews e Evans, gli americani che per primi al mondo erano scesi sotto i 44” nei 400 al Messico e avevano vinto di nuovo a Monaco. Bisognava riempire le otto corsie dell’Olimpico e allora nelle corsie più esterne furono messi a correre due giovani del CUS Roma, amici da più generazioni, sportivi per passione e per tradizioni familiari.

Che emozione, dentro all’Olimpico a vent’anni, a correre insieme, non si può dire contro, ai vincitori di due Olimpiadi. Gli americani erano alti, belli, forti, con quelle movenze da pantere nere che faceva sembrare facile qualunque movimento. Nonostante anni di allenamento, si sentirono incerti. Li guardavano ammirati, ma nello stesso tempo pensavano: forse non diventeremo mai forti come loro, ma ci proviamo! Adesso siamo qui, con loro, cerchiamo di non arrivare troppo distanti. I campioni americani volarono, entusiasmando il pubblico. I giovani amici arrivarono ultimo e penultimo, a dieci metri dai grandi, ma non sfigurarono. Fecero la loro parte, valletti al cospetto dei principi, o forse già cavalieri alla corte dei re.

Che bello stare in campo, vedere tutti questi campioni, e cercare di capire come fare a lottare senza perdere l’allegria e il sorriso, come reagire alle difficoltà e andare a vincere, come fece il loro compagno di squadra Gianni Del Buono, in un 5000 da favola. Poi la corsa a casa, per provare a rivedersi in televisione, a Mercoledì Sport. La domenica andarono a Rieti, e il copione si ripeté analogo: ultimo e penultimo, ma a soli otto metri. Però si impara, si migliora, bisogna provarci sempre. Fecero altre gare all’Olimpico, altri meeting all’estero, non arrivarono alle Olimpiadi, ma l’atletica è qualcosa che ti rimane dentro, che ti dà un metodo per affrontare la vita, per stare bene con sé stessi e gli altri. Altri impegni ebbero la priorità, laurea, lavoro, matrimonio, figli, ma la passione rimase. Erano in tribuna quando Vigneron e Bubka volteggiavano in cielo alla ricerca dei 6 metri, quando Aouita batté il record del mondo scendendo sotto i 13 minuti nei 5000 e quando El Guerrouj lo migliorò ancora.

Sono passati trentacinque anni da quella dolce sera di settembre romano del mio primo meeting internazionale, adesso si chiama Golden Gala, molte cose sembrano cambiate nel mondo. Ma quelle fondamentali restano sempre uguali: la voglia di correre, la gioia di stare con gli amici, il piacere di vedere le gare, gli attentatori suicidi che non hanno trovato l’equilibrio in questo mondo, l’impegno che si trasforma in risultato, il condividere le emozioni con gli avversari che diventano sempre più fratelli.

fonte: Redazione
fonte foto: Nani Prampolini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *