LE ULTIME LACRIME DI MARION: 6 MESI DI CARCERE LA SUA PENA

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E' arrivato l'epilogo anche di questa tristissima vicenda di doping; Marion Jones più volte sfiorata negli anni passati da vicende di illecito sportivo, alla fine è stata colta con le mani nella marmellata e alla fine di un lungo dibattito è arrivata anche per lei la conclusione della vicenda con un'importante pena da scontare.

L'ex campionessa olimpionica Marion Jones, vincitrice di tre medaglie d'oro e di due di bronzo alle Olimpiadi di Sydney 2000, è stata condannata a White Plains, a New York, a sei mesi di carcere, più due anni di libertà vigilata e lavori sociali per 800 ore.
La punizione , inflittale dal giudice Kenneth Karas, riguarda l’avere mentito alle autorità federali degli Stati Uniti in due distinte inchieste: sull'uso di doping nella vicenda Balco e nel caso degli assegni falsi emessi insieme all'ex marito Tim Montgomery, da cui ebbe anche un figlio Tim jr. La Jones dovrá cominciare a scontare la pena detentiva entro l'11 marzo.
A poco è servita l’ammissione delle sue colpe sull’assunzione di sostanza dopanti, che aveva fatto nell’Ottobre scorso e la riconsegna delle cinque medaglie olimpiche vinte a Sidney; come a poco è servita la sua arringa finale quando, in lacrime, chiedeva al giudice di essere clemente per far si che la pena non la tenesse troppo lontana dai suoi figli, rimasti la sua unica passione di vita.
Da parte del giudice Karas, però, nessuna clemenza: «gli sportivi nella società sono un modello per i bambini di tutto il mondo. Quando c'è un imbroglio si manda a tutti il messaggio sbagliato. La gente vive con le proprie scelte e la scelta di non giocare secondo le regole si combina alla scelta di violare la legge».

«Speriamo sia un deterrente per altri campioni che vogliano far uso all'aiuto del doping». La Iaaf, la confederazione mondiale dell'atletica, ha espresso quest'auspicio dopo la condanna di Marion Jones. «C'è molta tristezza per Marion Jones e la sua famiglia – ha detto Nick Davies, portavoce della Iaaf, parlando da Montecarlo – Sei mesi di prigione sono tanti, ma c'è da sperare che sia un deterrente per gli altri. Di sicuro, il suo ricorso al doping ha devastato l'immagine dello sport».
Anche la Federazione di atletica statunitense ha subito reso noto un comunicato in cui condannava il comportamento di una delle sue atlete ritenuta, più volte in passato, tra le migliori al mondo; con la speranza che questa vicenda e la sua conclusione sia una forte lezione per tutti gli americani e non solo.

fonte: www.gazzetta.it; foto:www.liberation.fr
fonte foto: www.liberation.fr

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