I RISULTATI DEL “PROGETTO TALENTO” SECONDO VITTORI E BONOMI

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Pubblichiamo quest'analisi di Vittori e Bonomi sull'andamento del progetto talento nel biennio 2006 -2007. Lo studio è piuttosto interessante e dettagliato. Un modo accurato di valutare la crescita dei nostri talenti. Come sempre Atleticanet si rende disponbile a raccogliere repliche, approfondimenti o critiche a quanto pubblicato.

Vittori – Bonomi, Novembre 2007
Lo scopo di questo lavoro é di formulare un giudizio sui risultati metrici e cronometrici che si ottengono da un confronto delle prestazioni conseguite, nel biennio 2006/2007, dagli atleti inseriti nel Progetto FIDAL.

I dati sono di provenienza FIDAL (graduatorie ufficio statistico). È da precisare che ci sono atleti, leggi ostacolisti e lanciatori, che nel passaggio d’anno cambiano categoria e conseguentemente si trovano a gareggiare con ostacoli di maggiore altezza o con un diverso peso dei loro attrezzi; di questo fattore abbiamo tenuto conto nel giudizio da noi espresso.

Dalla entità e dal numero dei cambiamenti delle prestazioni tra i due anni é possibile avanzare una valutazione verosimilmente obiettiva sulla efficacia o meno del programma.
Dal raffronto dei risultati ci siamo subito resi conto che l’iniziale idea di riunire in due sole categorie, quelli che avevano migliorato e gli altri che avevano peggiorato, era da scartare per la elevata disomogeneità presentata dai risultati.

Si é pensato, quindi, di costituire 4 classi, di atleti:
1) atleti con alti miglioramenti;
2) atleti con limitati miglioramenti;
3) atleti con prestazioni stabili;
4) atleti con peggioramenti.

Il numero degli atleti inseriti nel 2006 é stato di 54, dal quale ne vanno esclusi 3 che non hanno ottenuto risultati nel 2007.

Su 51 unità si sono avuti:
16 atleti del 1° gruppo, pari al 31,37%
11 atleti del 2° gruppo, pari al 21,57%
TOTALE 52,94%

6 atleti del 3° gruppo, pari al 11,76%
18 atleti del 4° gruppo, pari al 35,29%
TOTALE 47,05%

ALCUNE OSSERVAZIONI
a) Non si conoscono i criteri seguiti per selezionare gli atleti/e da inserire nel progetto.

b) Sarebbe stato interessante, oltre alla valutazione delle diverse capacità fisiche e prestative e della continuità dei risultati, poter indagare sulla natura delle motivazioni e sul loro ruolo nella scelta della disciplina sportiva. Giacché, poi, nella pratica dell’attività, l’incidenza che esse motivazioni hanno sulle capacità applicative e sulla crescita complessiva dell’atleta, é molto alta, anzi determinante.

c) Il numero di coloro che hanno avuto miglioramenti elevati, 16, risulta essere piuttosto esiguo, se veramente furono scelti dei talenti ed è di 2 unità inferiore al numero di quelli che hanno peggiorato.

d) Coloro che hanno avuto micromiglioramenti, 11, difficilmente si sentiranno gratificati dalle loro prestazione, ma sicuramente lo saranno per aver ricevuto il gentile obolo, previsto dal programma. Ai tecnici si presenteranno grandi difficoltà a convincere questi atleti a proseguire con rinnovata determinazione e tenacia, sfiduciati, delusi demotivati come sono, per quanto poco sono stati ripagati i loro impegni. Operazione questa di difficile composizione, come l’esperienza ci ha insegnato negli anni.

e) Ed ora le dolenti note degli ultimi due gruppi, da annoverare, purtroppo tra i fallimenti, con un totale di 24 atleti, poiché é assai grave che sul gruppo degli stabili non solo non ha giovato l’allenamento, ma neanche le aggiuntive spinte della crescita globale dei giovani; crescita psichica, fisica e neuro-ormonale.

f) Sarebbe, inoltre, pericolosissimo soddisfarsi, peccando di ottimismo, dei miglioramenti conseguiti da quei 16 atleti/e del primo gruppo, poiché dovrebbero confrontarsi con i valori in assoluto, per rendersi conto quanto la maggior parte di essi sia di livello appena sufficiente per essere giudicato un talento. Infatti soltanto 5 o 6 si fanno apprezzare per il buon livello delle loro prestazioni.

g) Inoltre, è bene ricordare che, soprattutto in queste fasce di età, il risultato, oltre che dall’allenamento, è fortemente influenzato dalla grande attività ormonale derivante dalla sviluppo del soggetto; tale fattore non è stato da noi preso in considerazione ed è, perciò, lasciato valutare all’interpretazione di chi legge.
Forse é mancata una strategia per fare gruppo, per rendere coscienti giovani ed allenatori, ma soprattutto questi ultimi, di partecipare ad una grande ed importante operazione di valorizzazione individuale e costruzione di un pensiero di metodo collettivo condiviso.

Forse occorreva chiedere un giuramento simbolico, coinvolgente, a tutti gli allenatori, un impegno personale in cui si riconosceva e spiccava la loro partecipazione attiva e consapevole alla costruzione di una idea di comportamenti unificati, alla quale ognuno contribuiva con le proprie caratteristiche intellettuali e professionali.

E’ il tecnico allenatore-educatore che deve impegnarsi, é a lui che si chiede competenza, passione e senso di responsabilità. Con tali presupposti, il suo coinvolgimento totale, come artefice dell’opera di costruzione di una “SCUOLA” per il futuro, doveva essere il presupposto principe. “SCUOLA” di idee, di principi e soluzioni omogenee, in una sistematica proposta di stimoli organizzati, per favorire la partecipazione dinamica entusiastica e gratificante degli allenatori alla realizzazione di un codice tecnico di comportamenti, indispensabile per mirare alla ricerca, del più e del meglio, nell’azione educativa.

Un così indispensabile coinvolgimento dei tecnici avrebbe dovuto prevedere una “corresponsione di amorosi sensi”, cioè un congruo riconoscimento economico, del resto possibile, considerati i 3 miliardi e più, di vecchie lire, messi a disposizione per il programma, soprattutto sapendo quanto poco o niente ricevano i tecnici dell’atletica per l’attività che svolgono giornalmente nelle Società.

Soltanto ai tecnici doveva essere corrisposto un emolumento, impegnando quella parte del bilancio che rimaneva dopo aver accantonato le quote per alloggi, viaggi di raduni tecnici e spese mediche. Si é voluto, invece, seguire la via della polverizzazione delle risorse economiche selezionando troppi atleti da inserire nel Progetto, e dando sovvenzioni in denaro sia alle Società sia agli atleti.

Si doveva pensare che, retribuendo i tecnici, si gratificavano indirettamente anche i loro dirigenti sociali. Si é così ottenuta la redistribuzione della povertà, facendo tutti scontenti.
Si doveva essere consapevoli che soltanto dalla collaborazione piena e sincera dei tecnici, di coloro, cioè, che giornalmente vivono con i loro atleti, poteva concrettizzarsi una qualche riuscita del Progetto.

Ci auguriamo in conclusione che venga, più che criticata la forma intransigente ma doverosa in simili analisi, discussa obbiettivamente la sostanza dei contenuti.
Soltanto ora, prima della data alle stampe di questo articolo, apprendiamo e facciamo fatica a capire, che il primo progetto talento denominato e quindi finalizzato a Pechino 2008, sponsorizzato dal CONI in aggiunta ai proventi della FIDAL, è stato riproposto con obiettivo Londra 2012 mantenendo in comune con il vecchio, non solo buona parte degli atleti, ma sicuramente l’anno 2008 in maniera tale che, quantomeno, viene ad accumularsi il bilancio relativo a questo anno. Tale progetto, sarà oggetto della relazione del Prof. Uguagliati (Da Pechino a Londra: tutti i talenti d’Italia. Numeri, dati, goal e autogol, tre anni di esperienze del “Progetto Talento”) nella prossima Convention nazionale dei tecnici di atletica leggera Ancona, 18/20 Gennaio 2008.

Mentre del vecchio progetto sarebbe lecito domandarsi quali siano stati i giudizi che hanno reso informato il nuovo, alla luce dei fatti è permesso domandarsi come è stata effettuata la redistribuzione del bilancio che prevedeva il termine del primo progetto nell’anno 2008 con l’appuntamento di Pechino.

In allegato le tabelle di ogni singolo atleta con l’analisi dei migliori i risultati in questi tre anni di progetto e i singoli miglioramenti o peggioramenti.

fonte: www.simonecollio.it

ALLEGATO: ANet_news_I_numeri_dello_studio_14.1.2008.doc (259 Kb)

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