IL CASO PISTORIUS

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Confesso che ho seguito la “vicenda Pistorius” con un certo distacco, ero sicuro che la IAAF non avrebbe dato l’ok all’atleta sudafricano a scendere in campo con gli atleti “normali”. Come me, credo fossero sicuri tutti quelli che l’atletica la conoscono e sanno cosa significa correre con l’acido lattico sopra i 20 mmol/l! Ma questi sono i casi in cui l’atletica mescola più o meno felicemente vicende tecniche con vicende morali per cui credo sia giusto approfondire un po’ di più il discorso.

Le mail di un lettore, Carlo Malaspina, e di un esponente federale, di parere sostanzialmente opposto l’uno dall’altro mi hanno spinto a riflettere sul “caso Pistorius”. Come potete notare questo articolo abbonderà di virgolettati perché (purtroppo…?) l’era moderna ha trasformato gli arroganti insensibili esseri quali noi eravamo alcuni decenni fa in delicati membri di una società civile e rispettosa che non osa più chiamare i portatori di handicap e i disabili col loro nome ma li nasconde dietro il termine di “diversamente abili”. Come se un imbecille oggi diventasse un “diversamente intelligente” e un ladro un “diversamente onesto”. Forse la nostra società si sta popolando proprio di “diversamente intelligenti”.
Dunque: Oscar Pistorius e alla sua vicenda sportiva ed umana.

Credo che la nascita di tutto questo rumore la si possa attribuire all’italianissimo Luigi D’Onofrio ovvero il patron del Golden Gala il quale, nell’ultima edizione ha deciso di ospitare Pistorius (fino ad allora sconosciuto ai più) in una delle corsie del quattrocento corso a Roma. Non starò ad analizzare i perché di questa decisione, non mi interessa se è stata dettata dall’opportunità di un ritorno di immagine o da una profonda convinzione personale sullo status dei disabili nello sport, dirò solo che è stata una scelta estremamente giusta ed azzeccata. Con la presenza di Pistorius a Roma si sono riaffermati due concetti banali ma nascosti e forse mai compresi dai “diversamente intelligenti”.

Primo concetto: i disabili sono tra noi, vivono nel nostro mondo e interagiscono con noi e col mondo. Non c’è niente di strano in questo, non sono personaggi di cui aver pena o persone con le quali “bisogna fare finta di niente”. Sono persone con le loro caratteristiche, alcune delle quali sono limitanti per il loro vivere. C’è chi è allergico ai pollini e non esce di casa a primavera, c’è il macellaio col pollice amputato che non riesce ad impugnare bene le cose e c’è il paraplegico che non riesce a salire le scale. Sono tutte limitazioni una più grave dell’altra. Ad ogni problema l’uomo moderno ha risposto con altrettante soluzioni per riuscire a vivere al meglio. L’allergico prende medicine, il macellaio utilizza l’altra mano, il paraplegico ha apparati meccanici che gli consentono di salire le scale.
E passiamo al secondo concetto su cui prima serve una premessa :lo standard della normalità esiste e spero che i “diversamente intelligenti” non se ne abbiano a male se non riesco ad essere ipocrita. Senza spiluccare troppo a livello filosofico e antropologico che non sono nostri terreni di indagine, si può dire che ci sono dei parametri più o meno larghi che ci fanno definire una persona prevalentemente normale o non normale. Secondo concetto: la non normalità non è sinonimo di inferiorità. Questo concetto tanto ovvio non è ancora arrivato alle menti dei perbenisti moderni. Li chiamano diversamente abili ma li pensano come persone inferiori a cui manca qualcosa. E questo modo gentile di definirli nasconde solo ipocrisia e nessun reale pensiero critico in proposito. Non è così? Bene, avete mai sentito chiamare “diversamente abile” uno che è capace di correre un 1500 sotto 3’40 o uno come Michael Schumacher? Eppure non sono “normali”, sono largamente al di fuori dello standard della normalità!

Torniamo a Pistorius.
La IAAF ha dimostrato coraggio, coerenza e reale comprensione del fenomeno. Lo ha fatto anche D’Onofrio col Golden Gala, ognuno a loro modo hanno dato a Pistorius in specifico, e al mondo dei “diversamente abili” in generale, una reale collocazione nel mondo dello sport. Le due azioni, combinate tra loro hanno avuto secondo me il miglior effetto che si potesse sperare.
D’Onofrio ha dimostrato a tutti che il mondo dell’atletica spettacolare, il luogo dove sono tutti belli, forti e performanti può tranquillamente ospitare e far competere uno che non ha le gambe. Questo è estremamente coerente col concetto del pensare un portatore di handicap non come un uomo limitato, inferiore ma come un uomo con le sue caratteristiche. Qualche caratteristica è limitante e qualcuna porta vantaggio. Il Golden Gala è stata una bella vetrina che ha reso visibile a tutti questa realtà.

La IAAF a sua volta ha puntualizzato. L’atletica ha le sue regole e le regole valgono per tutti. Se poi le regole mortificano un po’, beh questa è un po’ l’essenza dello sport: ogni cosa all’estremo ma sempre in osservanza dei regolamenti. Le grandi soddisfazioni come le grandi delusioni vanno quindi vissute e accettate con questo spirito.
Se la IAAF avesse concesso a Pistorius di gareggiare avrebbe infranto le regole per un esclusivo atto di pietà verso “i più sfortunati”. Ma non è così che funziona perché è proprio l’atto di pietà che degrada e condanna i disabili ad una diversità invalidante. Il mondo è per sua natura “diverso”, chiamiamo le specie viventi che popolano il pianeta col termine “biodiversità” e a questo diamo enorme valore e considerazione. Perché allora pensare alle diversità umane in senso peggiorativo? …forse c'è lo zampino dei “diversamente intelligenti”.

fonte: Redazione
fonte foto: Gino Esposito

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