I RISULTATI DEL “PROGETTO TALENTO” SECONDO CACCHIARELLI

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

Spero vorrete perdonare l’ironia dell’autocitazione. Ho “osato” ricalcare il titolo dell'altra news accostando il mio nome a quello di due illustri tecnici per un motivo ben preciso: i loro risultati hanno lo stesso valore dei miei. Non ci credete? Ve lo dimostro.

Al di la della provocazione del titolo, voglio esprimere un concetto ben preciso. I risultati espressi da Bonomi e Vittori in riferimento al progetto talento non hanno significato. E con questo non voglio dire che i due tecnici abbiano torto, voglio dire che il metodo con cui hanno tratto le loro conclusioni non è corretto.

Le statistiche non si fanno tanto per fare facendo il totale diviso un qualcosa, la statistica è una scienza e come tale va utilizzata. Lungi da me la presunzione di fare lezione a chicchessia però mi permetto di rilevare almeno quattro gravi ingenuità (e non sono le uniche) nell’analisi quantitativa degli illustri allenatori.

Primo aspetto: Il campione su cui si è effettuata l’analisi è estremamente ridotto. Per dirla più chiaramente sono troppi pochi gli atleti presi in considerazione. Questo tende ad inficiare gravemente il peso percentuale perché esistono comunque errori fisiologici i quali però riferiti a numeri così esigui danno un risultato non reale. Tanto per dare l’idea, un errore di valutazione di 5 unità su un campione standard di 1000 individui costituisce lo 0,5% (ci può stare), in questo studio con un campione di 51 individui, le 5 unità equivalgono al 9,8% del campione totale. Percentuali di errore di questa entità non sono ammissibili.

Secondo aspetto: L’arco di tempo in cui si è effettuata l’analisi è piccolo. Un biennio è troppo poco per valutare gli effetti di un progetto di così ampio respiro.

Terzo aspetto: Manca un gruppo di controllo. In una ricerca esiste un gruppo sperimentale che è quello a cui viene somministrato il trattamento (in questo caso il progetto talento) e un gruppo di controllo a cui viene somministrato un altro trattamento o nessun trattamento. Questo metodo standard è utilizzato per osservare ed interpretare il variare delle risposte in funzione del variare delle somministrazioni ai due (o più) gruppi. Va aggiunto anche che non solo non esiste un gruppo di controllo attuale, il confronto non è stato fatto nemmeno con esperienze (simili o uguali al progetto talento) del passato per cui manca totalmente un riferimento esterno all’esperienza analizzata.

Quarto aspetto: Non è stato fatto un controllo accurato dei dati e delle variabili che avrebbero potuto inficiare i risultati. Inoltre la categorizzazione è troppo stretta. Faccio un esempio che mi è stato segnalato dal Presidente della Safatletica di Torino, il prof. Ivo Marco. La società ha tra i suoi tesserati uno dei talenti che secondo la statistica sarebbe peggiorato. Il ragazzo nel 2007 ha subito una frattura alla tibia. Ora, al di la del perché della frattura, l’atleta non rientra nella casistica delle quattro categorie le quali, a monte credo presuppongano una stagione agonistica regolare. Un altro caso di mancata accuratezza che mi è stato segnalato? I risultati riportati in tabella da un altro atleta menzionato, a detta del suo tecnico non sono corretti. Potrebbe essere in errore anche il tecnico per carità ma il punto è che non sono state fatte le dovute verifiche per validare i dati raccolti.

Che cosa voglio dire?
Io non voglio dire che le conclusioni sono errate ma posso affermare che le analisi che hanno condotto a questo genere di affermazioni non hanno un reale valore statistico. Convengo comunque che la statistica è solo un aspetto di tutto il discorso e magari è probabile che la grande esperienza dei due tecnici abbia fornito loro elementi più che validi per fare le affermazioni che hanno fatto. Magari hanno poi cercato di schematizzare il proprio sentire tramite alcuni numeri che però, ripeto, così come sono non possono avvalorare alcuna tesi; ne a favore ne contro.

Ad ogni modo queste affermazioni hanno sortito un effetto positivo, almeno per il mio punto di vista. La Fidal, come moltissime altre organizzazioni sembra essere vittima di un fenomeno che viene definito “groupthink”. Il termine è usato in psicologia ed è riferito a gruppi e organizzazioni; in pratica lo si può definire come un eccesso di spirito di corpo dove c’è una fiducia abnorme nel gruppo e nelle sue decisioni, dove i membri cercano di minimizzare i conflitti tra loro evitando di fornire punti di vista non conformi. L’elaborazione delle idee avviene spesso senza controlli critici, analisi e valutazioni per cui tale atteggiamento produce spesso soluzioni abbastanza scadenti e comunque mai ottimali proprio per questa mancanza di confronto reale e profondo.
In definitiva Vittori e Bonomi hanno mosso un po’ le acque e siccome loro non sono un Cacchiarelli qualsiasi, questo genere di critiche e la loro provenienza avranno consentito l’apertura di un dibattito interno. Magari la Fidal perfezionerà il progetto talento per gli anni successivi offrendo dati ancora migliori. Noi ce lo auguriamo.

fonte: Redazione

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