IL CASO PISTORIUS HA PORTATO ALLA RIBALTA IL NOME DELLA I.A.A.F.

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Dopo le non esaltanti dimostrazioni organizzative offerte dai Giochi di Parigi e di St.Louis, i progressi fatti registrare dagli inglesi nell’Olimpiade del 1908 trovarono conferma ed ulteriore miglioramento nella edizione affidata alle cure degli svedesi.
La forte tradizione sportiva di quel popolo seppe celebrare nel migliore dei modi lo spirito olimpico, prendendo spunto anche dalle affinità del mondo scandinavo con quello greco che esaltavano e davano grande importanza all’ educazione del fisico.
L'organizzazione dei Giochi, secondo quanto riferito dai cronisti dell'epoca, fu perfetta.
Lo spirito olimpico che pervase la manifestazione rispondeva in pieno agli ideali inseguiti dal barone de Coubertin e quindi organizzatori e pubblico vissero giornate di grande sport, trascorse sui campi di gara dove gli atleti si superarono in bravura e lealtà.
Gli svedesi, molto saggiamente, avevano ulteriormente snellito il programma olimpico e opportunamente ridotto le giornate di gara, in particolare quelle dell'atletica leggera.
La partecipazione degli atleti, grazie anche alla sempre maggiore efficienza dei comitati olimpici sorti ormai in quasi tutti i Paesi più progrediti, fu eccellente e qualificata.
Per la prima volta ad una Olimpiade presero parte atleti in rappresentanza di tutti e cinque i continenti.
Anche l'Italia apprestò una squadra agguerrita, ben preparata ma soprattutto animata dal giusto spirito olimpico.
I successi di Londra avevano galvanizzato l'ambiente sportivo nazionale ed anche in Svezia i nostri atleti, specialmente ginnasti e schermitori, si fecero molto onore.
L'atletica leggera, dopo quella di argento di Emilio Lunghi a Londra sugli 800 metri, conquistò una seconda medaglia, questa volta di bronzo, per merito del tipografo milanese Fernando Altimani nella gara dei 10 chilometri di marcia.

Il movimento olimpico trasse quindi nuova linfa dal successo svedese e molte iniziative collaterali sorsero e si affermarono.
L'olimpismo prese sempre maggiore coscienza di se tanto che dopo il Congresso di Parigi del 1914 venne istituita la bandiera olimpica con i cinque anelli quale simbolo dell’unione di tutti i continenti sotto un unico ideale. La bandiera farà la sua apparzione ufficiale ai Giochi di Anversa del 1920.
Anche i cultori dell'atletica, riordinati i regolamenti e migliorate le strutture, ritennero che fosse giunto il momento di gettare le basi per la costituzione di una federazione internazionale.
La spinta creativa era molto forte e i Paesi ideatori dell’ iniziativa non persero tempo.
Il 17 luglio 1912, tre giorni dopo la conclusione dell’ultima gara del programma di atletica leggera dei Giochi Olimpici di Stoccolma, ci fu una riunione di esponenti del mondo atletico presso il Riksdag, il Parlamento della capitale svedese, con l’obiettivo di costituire una federazione internazionale.
L’invito recava la firma di Leopold Englund e di Hugo Levin, rispettivamente presidente e segretario della “Swedish Amateur Athletic Association”; l’appuntamento era per le 5 p.m. del 17 luglio 1912, un mercoledì.
Gli svedesi M. Sigfrid Edstrom e M. Kristian Hellstrom furono eletti Presidente e Segretario Onorario della riunione che fissò gli obiettivi principali che la nuova federazione avrebbe dovuto esaminare con priorità assoluta:
– Approntare e approvare un regolamento per le competizioni internazionali;
– Omologare i primati del mondo e quelli olimpici e affidare la loro registrazione ad un unico ufficio;
– Stabilire una definizione comune di atleta dilettante per le competizioni internazionali.
In quella sede furono prese solo decisioni programmatiche e venne nominato seduta stante un comitato provvisorio, composto dai rappresentanti di diciassette paesi, con l’incarico di preparare il terreno per la convocazione, di lì ad un anno, di un Congresso a Berlino. Fecero parte del comitato: Frantz Reichel (Francia), Carl Diem (Germania), Szilard Stankovits (Ungheria), P.L. Fisher (Gran Bretagna) e James E. Sullivan (Stati Uniti).
Questo il nome dei Paesi ai quali si deve l’iniziativa: Svezia, Grecia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Russia, Ungheria, Germania, Francia, Finlandia, Norvegia, Australia, Canada, Cile, Austria, Belgio, Danimarca ed Egitto.
La riunione di Stoccolma, nonostante che fosse solo preparatoria, è comunque considerata a tutti gli effetti come il primo Congresso della istituenda federazione.
Puntuale all’impegno assunto il Comitato Provvisorio indisse il Congresso di Berlino.
I 27 delegati, in rappresentanza di 16 Paesi, si riunirono dal 20 al 23 di agosto 1913 e il 21 agosto (la convocazione fu per le ore 11 presso la Preussisches Abgeordnetenhaus) costituirono la I.A.A.F. – International Amateur Athletic Federation .
Lo svedese J.Sigfrid Edström, con un passato da buon velocista (16.2/5 sui 150 metri nel 1891), fu il primo Presidente della I.A.A.F.
Fra questi Paesi promotori doveva esserci anche l’Italia, ma sembra che l’invito dei tedeschi fosse stato inviato a Roma, anziché a Milano dove la F.I.S.A. aveva trasferito la sua sede, e andato malauguratamente smarrito. Nessun delegato italiano partecipò quindi ai lavori di Berlino e per questo disguido il nome dell’Italia non figura fra quello dei Paesi fondatori della I.A.A.F.
Le prime iniziative che la I.A.A.F. intraprese furono, secondo il programma stilato a Stoccolma l’anno prima, quelle di stabilire ed approvare un regolamento per le competizioni internazionali e di omologare i primati olimpici e i records del mondo, prendendo in esame, per questi ultimi, anche la documentazione relativa a prestazioni realizzate antecedentemente la sua costituzione.
La terza finalità era quella di sostenere e difendere l’ideale del dilettantismo.
Importante decisione del Congresso di Berlino fu quella che decise di redigere una tabella ufficiale dei primati del mondo.
Venne infatti costituito un apposito Comitato per i Records; i primi componenti furono: James E. Sullivan (Stati Uniti) Presidente, Willig (Francia), Friedrich Burger (Germania), Szilard Stankovits (Ungheria), Leopold Englund (Svezia) e Sidney G. Moss (Gran Bretagna) membri.
La prima tabella dei record fu pubblicata il 12 giugno 1914, ma solo dopo il V Congresso I.A.A.F. di Ginevra del 1921 si ebbe la omologazione di tutte le prestazioni realizzate prima della costituzione dell’organo internazionale per le quali esisteva una documentazione probante degna di fede.
Nel 1914, durante lo svolgimento del 3° Congresso che la I.A.A.F. tenne a Lione, venne stilato il primo Regolamento Tecnico Internazionale e tutte le nazioni aderenti vennero invitate a farlo applicare nei rispettivi Paesi.
I Congressi si succedettero al ritmo di un l’anno: Anversa (1920), Ginevra (1921), Parigi (1923 e 1924), La Haye (1926) e Amsterdam (1928).
Nel Congresso di Ginevra fu rigettata una prima proposta per l’adozione del cronometraggio elettrico, mentre fu accettato il decimo di secondo come frazione standard per le gare di corsa fino alle 220 yards.
A Parigi nel 1923 fu sollevata per la prima volta la questione dello sport femminile. La discussione fu molto accesa ma alla fine prevalse la tesi di accettare l’atletica femminile, sia pure con molte restrizioni, da gestire però in collaborazione con la F.S.F.I. (Féderation Sportive Féminine Internazionale) fondata nel 1921.
Al Congresso di Amsterdam parteciparono 95 delegati in rappresentanza di 31 paesi, e furono fissate nuove regole. In particolare quella che penalizzava le false partenze (la prima e la seconda) con la retrocessione del reo in base alla gara in cui era impegnato: un metro per ciascuna falsa partenza nelle corse fino ai 120 metri fino ad un massimo di dieci metri per quelle fino ai 1500 metri. Inoltre: l’abbattimento di tre ostacoli comportava la squalifica dell’atleta, mentre non si sarebbe proceduto ad omologare il primato in una gara ad ostacoli dove veniva abbattuto anche una sola barriera.
In questo congresso si parlò anche di rimborsi spese per gli atleti per compensare il tempo che essi dedicavano allo sport.
Nel 1932, Congresso di Los Angeles, venne molto apprezzato il cronometraggio elettrico presentato ai Giochi dall’americano Gustavus T. Kirby, e la rilevazione al decimo di secondo venne estesa fino ai 1000 metri.
Al Congresso di Berlino del 1936 (10 e 11 agosto) parteciparono 89 delegati in rappresentanza di 34 nazioni.
La Germania presentò un lungo rapporto sullo studio dei vantaggi del vento che si concludeva con la formalizzazione di 1 m/s il limite consentito per la omologazione di un primato. Il limite venne ritenuto eccessivo e dopo aspra discussione si giunse a codificare la soglia delle liceità in 2 m/s.
Il Congresso di Oslo del 1946 fu l’ultimo della presidenza dello svedese Sigfrid Edstrom. A lui subentrò l’inglese Lord David Gorge Brownlow Cecil Burgley, marchese di Exeter, medaglia d’oro a Amsterdam nei 400 metri ad ostacoli, che durerà in carica fino ai Giochi di Montreal del 1976.
Il marchese di Exeter nel corso del suo mandato aveva dovuto affrontare molti problemi post-bellici, legati ai nuovi assetti politici che si erano andati formando ed alle prime forme di boicottaggio che si erano affacciate alla vigilia dei Giochi di Melbourne.
Durante il suo periodo di comando, nel 1972, fu eletto nel Consiglio della I.A.A.F. un membro italiano destinato a grandi traguardi: Primo Nebiolo.
Avanti di Nebiolo, torinese, avevano fatto parte del “council” della I.A.A.F. altri nomi di prestigio della nostra atletica: il fiorentino, grande mecenate, Marchese Luigi Ridolfi dal 1934 al 1946, il dott. Bruno Zauli (1950 – 1964) e Giorgio Oberweger (1964 – 1968).
Il Marchese di Exeter restò in carica fino ai Giochi di Montreal del 1976. A lui succedette un altro personaggio che veniva dal mondo dell’agonismo atletico: l’olandese Adriaan Paulen, olimpionico nel 1920, 1924 e 1928.
Sotto la sua presidenza il “council” si rese protagonista di grandi avvenimenti, fra i quali la reintegrazione della Cina Popolare, l’assistenza tecnica ai paesi in via di sviluppo, la lotta al doping, la creazione della Coppa del Mondo e dei Campionati Mondiali di Atletica Leggera, la cui prima edizione si tenne ad Helsinki nel 1983.
Il quarto presidente della storia della I.A.A.F. fu un italiano: il dott.Primo Nebiolo, eletto all’unanimità nel Congresso di Roma del 1981, alla vigilia della disputa della terza edizione della Coppa del Mondo.
Primo Nebiolo, in gioventù lunghista di medio calibro, era presidente della F.I.S.U (Federazione Internazionale degli Sport Universitari) dal 1961 e della F.I.D.A.L. dal 1969.
A lui si deve, fra l'altro, il trasferimento del quartier generale della I.A.A.F. da Londra a Montecarlo
Superfluo ricordare quanto fatto da Nebiolo nel periodo del suo governo, conclusosi con la sua morte improvvisa avvenuta nel 1999, in quanto cronaca dei nostri tempi e del maggior fulgore del massimo organo mondiale.
A lui succedette il senegalese Lamine Diack , entrato nel “council” nel 1976, attualmente ancora in carica.
Il resto è sotto gli occhi di noi tuttie non sono sempre fatti di portata eccezionale per il governo di un’atletica ormai in balia dei media, travagliata dal doping, ossessionata dal cambiamento, non sempre felice, delle sue regole.
Nel 2001 il Congresso, con atto di grande presa di coscienza, votò all’unanimità il cambio della denominazione in “International Association of Athletics Federations”, abbandonando la dizione “amateur” divenuta ormai anacronistica.
Dopo Nebiolo ha fatto parte del “council” anche Gianni Gola e dal 2007, eletta durante i mondiali di Osaka, anche Anna Riccardi, la prima donna italiana assurta a tale carica.

fonte: Redazione Atleticanet
fonte foto: IAAF

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