IL KENIA PERDE UN’ALTRA SUA STELLA

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Il grande circo dell’atletica dovrebbe fermarsi un attimo, in questi giorni di violenza che stanno insanguinando il Kenia, è ricordarsi di quei minuti e grandi corridori neri che imperversano sulle nostre strade, animati da un sentimento nobile per alcuni, inutile per altri, di voler fare sport, e che spesso sono giudicati con distacco dai media che usano titoli come “la solita pattuglia di keniani, vincono i soliti atleti del Kenia ecc”.
Il mondo forse non sì è ancora accorto che sta rischiando di perdere un tesoro, fatto di talenti spesso inespressi che in questi giorni cadono ad uno ad uno in quella che è ormai una guerra civile non dichiarata che sta mietendo molte vittime.
L’ultima vittima, per gli appassionati dell’atletica, è Wesley Ngetich, maratoneta che era riuscito a correre la maratona con il personale di 2h12'10, ottenuto a Houston nel 2006, e che sì era classificato al decimo posto in quella di Roma nel 2006.
Wesley Ngetich è stato ucciso da una freccia avvelenata che lo ha colpito al petto, dopo la morte dell’Olimpionico Lucas Sang, è l’ennesima vittima di questi scontri fratricidi che infiammano il Kenia e la mitica Rift Valley.

Aveva già rinunciato a partire per l’America per prendere parte alla maratona di Phoenix in Arizona insieme ad un altro atleta, Julius Kibet, per ragioni di sicurezza, ma questo purtroppo non gli è bastato a garantirgli l’aver salvo la vita.
Quella keniana è una situazione drammatica, molti atleti che in questi giorni volevano espatriare per raggiungere l’Europa hanno dovuto o rinunciare per non andare incontro a pericoli per la loro incolumità o rimandare trovando altre strade per espatriare. Ne sa qualcosa, Martin Lel, vincitore nel 2007 di Londra e New York che abitando a poca distanza dell’aeroporto d’Eldoret non ha potuto accedervi, doveva recarsi a gareggiare in Italia, qualche giorno dopo è riuscito a partire da Nairobi evitando un viaggio in auto ritenuto troppo pericoloso e rischioso per la sua incolumità. Tra gli atleti iridati rimasti coinvolti in questa faida anche Luke Kibet, campione del mondo in carica di maratona, colpito al capo da un sasso lanciato durante i disordini.
Anche le Olimpiadi potrebbero subire lo strascico delle violenze, il professor Rosa che ha un centro ad Eldoret, avrebbe consigliato a tutti i suoi atleti di abbandonare il club, ma gli atleti non riescono ad allenarsi ed i visti per l’espatrio, purtroppo, non sono facili da ottenere in questo momento.

fonte: Rai sport, Gazzetta Sport & varie

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