FILIPPO CAMPIOLI

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Dopo uno stage negli Stati Uniti è riuscito a migliorare la sua tecnica tanto da esprimersi subito su misure di valore internazionale. La sua vittoria nel meeting contro la nazionale finlandese dove ha battuto il finlandese Oskari Frösén, atleta dotato di una grande esperienza internazionale, con un 13° posto alle Olimpiadi d’Atene e un 11° ai mondiali di Osaka, è stato un segnale del cambiamento in positivo del giovane atleta modenese, allenato e cresciuto da sempre dal suo tecnico Giuliano Corradi.

Una vita dedicata allo sport ed in particolare all’atletica, con scelte che per alcuni possono apparire difficili, mentre per Campioli sono quasi la normalità di tutti i giorni. Nato a Modena il 2 Febbraio del 1982, Filippo cresce nella Fratellanza 1874, seguito da Giuliano Corradi, tecnico di altri grandi come l’ex primatista italiano Fabrizio Borellini. Negli anni la sua scalata alle vette dell’atletica italiana diventa sempre più facile nel 2001 supera già i 2 metri e 17 e si classifica secondo in Coppa Italia dietro a Giulio Ciotti, nel 2005 arriva a superare quota 2 e 24 conquistando la medaglia di bronzo agli italiani indoor.
Nel 2006 aggiunge altri 2 centimetri al suo record ma e nel 2007 che il giovane atleta mostra la sua grinta, al meeting finlandese nella cittadina di Tampere, dopo 17 ore di viaggio nonostante la stanchezza, vince la gara superando i 2 e 27, misura che stabilirà pochi giorni dopo anche al meeting internazionale d’Algeri.
Campioli da giovane inesperto sì è trasformato in questi anni in una sorta di Samurai, un rullo compressore che per la sua concentrazione e per la sua tenacia non sembra avere rivali, per continuare ad allenarsi fa il custode al campo scuola e lavora anche al McDonald, ma capisce che per diventare un professionista deve abbandonare quelle poche sicurezze che gli offrono questi lavori da precario, la svolta arriva come per tanti atleti di talento quando entra nel 2005 nel gruppo sportivo dell’Esercito.

Al ritorno da Novi Sad, in preparazione per il meeting internazionale di Atene, intervistato ci ha commentato il suo recente record.

Filippo chi ha visto la tua gara a Novi Sad, ha notato che sei cambiato in meglio, sei più freddo deciso, la tua esecuzione nel fare il salto dei 2 metri e 30 è stata da manuale, ci puoi dire cosa è mutato in te.
In questi anni ho imparato ad essere freddo e distaccato, in gara i migliori non pensano a cosa fanno gli altri, la gara è anche una sorta di battaglia mentale dove riesce a vincere chi rimane più freddo e determinato.
Ad esempio a Novi Sad il cipriota Kyriakos Ioannou, terzo classificato ai mondiali d’Osaka, con un personale di 2 metri e 35 ha risposto a tutti i miei salti nonostante io saltassi prima di lui sbattendogli in faccia le mie misure, la mia progressione fino ai 2 metri e 30 è stata pulita senza sbagli (215/ 220/ 224/ 227/ 230) un altro si sarebbe arreso, ma chi è abituato a gareggiare tra i grandi no! Gli altri non esistono conta solo quello che fai, ci si concentra per dominare quelle forze esplosive, vettoriali che ti permettono di spiccare il salto, se sei suggestionato da altre emozioni non riesci a controllare queste energie.
In America cosa hai appreso?
Ho avuto molte idee sulla tecnica che voglio mettere in pratica, a Novi Sad e nell’ incontro con la nazionale finlandese ho usato solo un minimo di quello che ho intenzione di fare.
Ci puoi fare un esempio?
Certo! Quando mi accingo a fare la curva dopo la rincorsa, io impiego solo una minima parte del mio potenziale, la forza vettoriale che si sprigiona in quell’atto è determinate per spiccare il salto. Cito ad esempio il campione del mondo e medaglia d’oro alle Olimpiadi d’Atene, lo svedese Stefan Holm, questi è alto solo 1 metro e 81, ma riesce a trasformare in curva la forza che ha acquisito nella rincorsa senza perdere nulla quasi come se staccasse in una battuta di salto in lungo.

La rincorsa nel tuo record a 2 metri e 30 è stata impressionante, a Modena non hai lo stesso spazio per allenarti, come fai?
Devo spostare i materassi! Oggi li ho portati a diversi metri da dove sono di solito, devo fare di necessità virtù, comunque, quando sono a Formia durante i numerosi raduni riesco a fare molto e meglio.

Sei entrato in un’élite tutta italiana formata dai due romagnoli, i gemelli Ciotti, Nicola e Giulio, dal lombardo Andrea Bettinelli, e dal friulano Alessandro Talotti, come ti senti visto che al momento hai la migliore prestazione stagionale italiana?
Sono abbastanza tranquillo, non guardo a queste cose, non cerco la rivalità dei Ciotti o di Talotti e tanto meno di Bettinelli, sono altri quelli da battere, aver stabilito il minimo olimpico ti garantisce appunto solo il minimo indispensabile per stare tra i grandi, ma poi non serve a nulla andare là per rimanere a guardare.

Un tuo obbiettivo dopo il 2 metri e 30 e fare quei due centimetri in più che ti permetterebbero di guardare in faccia a campioni come Holm?
No il mio obbiettivo è centrare una finale, mondiale od Olimpica che sia, anche se sono consapevole che i prossimi mesi saranno decisivi per decidere chi saranno i tre italiani ad andare a Pechino.

In questi anni hai fatto delle scelte che hanno cambiato radicalmente la tua vita, qualche rimpianto?
No, perché se vuoi veramente qualcosa non deve pesarti quello che fai, ad esempio qualche anno fa lavoravo molto in palestra, mi sembrava di fare chissà che cosa, poi ho capito che certe cose devono diventare normali quasi banali, l’eccezionalità non deve esistere se vuoi raggiungere certe mete.

Qualche altro esempio recente?
Sì ad Ancona, contro la Finlandia, dopo la mia vittoria, tutti si congratulavano, ma io non ero contento, non consideravo la misura che avevo fatto (2 metri e 25) qualcosa d’eccezionale.

fonte: Luigi Esposito Gino
fonte foto: Gino Esposito

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