IN THE BEGINNING…

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

Per molto tempo gli storici hanno sostenuto con convinta sicumera che la prima riunione dilettantistica al coperto svoltasi in un contesto accettabile, fosse quella che, organizzata dal New York Atheltic Club, si svolse l’11 novembre 1868 in quella città; sono tuttavia circolate nell’ambiente vaghe notizie che narravano di una “indoor” disputata a Cincinnati addirittura nel 1861.
Tutto ciò fintanto che l’inglese Dave Terry, uno dei più profondi studiosi delle origini dell’atletica leggera, non rivelò al mondo che il 7 novembre 1863 il West London Rowing Club aveva organizzato una manifestazione indoor nella Ashburnham Hall di Londra. L’evento era stato reso possibile dallo sfruttamento della luce prodotta da numerose lampade a gas appositamente collocate nei punti strategici di quell’impianto di fortuna. Furono prodotti anche i risultati ottenuti in quella manifestazione che vide l’inglese Hall prevalere nella gara della 100y sul connazionale Mares che giunse con una yard di distacco. Si gareggiò anche sulle 220y, sulle 400y, e sulle 880y; un solo concorso in programma: il salto triplo che vide il successo del velocista Mares con m. 11.25.
Come si può constatare trattasi di protagonisti che non sono passati alla storia per il contenuto tecnico delle loro imprese, ma unicamente per la partecipazione ad un evento divenuto storicamente importante e soprattutto certo.
Infatti non potevano far testo dal punto di vista agonistico le gare che secondo gli storici si sarebbero svolte nell’antica Grecia, all’ombra dei lunghi portici e dei colonnati che circondavano i templi, fresco rifugio per gli atleti per proteggersi dal solo e dalla calura estiva.
Ancor prima della gara di New York, in Europa, e sempre in Inghilterra, si erano svolte altre due manifestazioni al coperto; a Londra il 1° febbraio 1864 il club remiero “Ariel and Corsair” organizzò una riunione basata solamente su sette gare: cinque corse (100y, 400y, 200y ost., miglio e 2 miglia di marcia) nonché due concorsi (alto e lungo). Non è dato sapere se erano presenti cronometristi o comunque rilevatori di tempi, perchè di fatto i risultati sono pervenuti a noi privi di riscontri cronometrici. Sempre a Londra il 25 marzo 1864 si tenne una riunione professionistica con al centro del programma una gara di salto con l’asta che vide il successo di R. Musgrave con la misura di m. 3.43.
Altre iniziative si susseguirono negli anni a venire a cura della German Gymnastic Society di Londra, che organizzò gli eventi nei locali della Turnhall in St. Pancreas Road, escludendo però le corse.
Superfluo aggiungere che le condizioni di gara non erano certo ideali ed anche le attrezzature molto approssimative. Le piste erano per lo più in legno, senza curve rialzate, e prive di alcuna protezione laterale.
In Europa, intesa come continente, con ogni probabilità il primo meeting al coperto risale al 6 dicembre 1896. La riunione, organizzata dal Magyar-Athletikai-Club, si svolse presso la Scuola di Equitazione di Budapest. Si gareggiò su una pista sabbiosa, più adatta agli equini che agli umani, e tutte le competizioni, secondo una consuetudine dell’epoca, si disputarono ad handicap.
Nel frattempo anche l’Italia aveva iscritto il suo nome fra quello dei paesi pionieri dell’atletica indoor.
Nel 1894 era stata fondata la Società Ginnastica Pro Patria, che aveva ubicato la sua sede presso il Teatro Castelli di Milano. Fu proprio nella platea del teatro, sgombrata dalle poltroncine, che il 16 novembre di quello stesso anno, si disputò quella che possiamo con ragionevole certezza definire la prima riunione indoor italiana. Si disputarono solo gare di salto. Nell’asta si impose Piero Moro su Giuseppe Loccardi e Giacomo Gagliardi; il salto in lungo vide l’affermazione ex-equo dello stesso Moro e di Cesare Mazzoni. Le prestazioni ottenute in queste competizioni sono rimaste nella penna degli estensori delle cronache del tempo.
L’anno dopo, esattamente il 12 ottobre, venne inaugurato in Foro Bonaparte a Milano, costruito per favorire la pratica del ciclismo, sport emergente e di larga diffusione in quel momento, un ciclodromo nel quale trovarono posto anche una pista per l’atletica e una per il pattinaggio.
Fu allora che i “pedestri” cominciarono a frequentare, specialmente nei mesi invernali, la pista di Palazzo Bonomi; l’impianto si trovava infatti all’interno di questo fabbricato ed era illuminato da lampade elettriche incandescenti ad arco.
Il 12 gennaio 1896 Carlo Airoldi, uno dei più forti podisti dell’epoca, con la mente già rivolta ai Giochi Olimpici di Atene che si sarebbero disputati in aprile, si impegnò in un gara a tempo su quella pista che misurava intorno ai 150 metri, coprendo in un’ ora, la distanza di metri 14.180. Anche Emilio Banfi, futuro olimpionico a Parigi nel 1900 sugli 800 metri, fu visto frequentare con successo il cinodromo cimentandosi sui 3000 metri (10:22.3/5 il 19 gennaio 1896) e sui 1000 metri (2:53.0 il 17 giugno 1900).
Dopo questi tentativi estemporanei l’attività atletica al coperto in Italia andò in letargo per risvegliarsi solo nella metà degli anni ’60.
Anche negli altri Paesi europei l’atletica indoor stentò a trovare una attività continuativa.
Non fece eccezione neppure l’ Inghilterra dove l’organizzazione di meeting al coperto di assopì e solo nel 1935 furono istituiti i primi Campionati Nazionali che si disputarono alla Wembley Empire Pool Sports Arena di Londra, con un programma molto ridotto e con gare di corsa inizialmente non superiori alle 70 yards. I campionati si disputarono fino al 1939 poi anche loro furono inghiottiti dalla voragine della Seconda Guerra Mondiale per tornare alla luce nei primi anni ‘60.
Effetto contrario invece nella Germania dove l’attività indoor addirittura “esplose” dopo i primi approcci avvenuti nel 1908 per merito di Carl Diem, che organizzò la prima riunione nella sala delle esposizioni dello zoo di Berlino
Se c’era in Europa carenza di impianti e di iniziative per questo tipo di attività, da oltre Oceano il richiamo degli organizzatori statunitensi verso i più celebri campioni del nostro continente si faceva sempre più pressante, con particolare indirizzo verso mezzofondisti e fondisti.
I primi atleti a partecipare alle tournée negli Stati Uniti per partecipare a gare al coperto furono, sia pure in anni diversi, a partire dal 1912 i grandi campioni finlandesi dell’epoca: Hannes Kolehmainen , Ville Ritola, Paavo Nurmi e il nostro Dorando Pietri.
Ad essi nel 1926 si aggregò anche un atleta che era al tempo stesso un campione dalle grandi possibilità ed un personaggio per i suoi atteggiamenti comportamentali: il norvegese Charles Hoff, che prediligeva esibirsi prevalentemente nel salto con l’asta.
Anche altri italiani, oltre lo sfortunato protagonista della maratona olimpica del 1908, risposero al richiamo degli USA. Particolarmente ricercati furono il marciatore Ugo Frigerio e il mezzofondista Luigi Beccali, in forza del suo successo olimpico di Los Angeles e del bronzo di Berlino.
(1. puntata – segue)

fonte: Redazione Atleticanet
fonte foto: Archivio personale dell’autore

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