CHARLES PADDOCK E…LA DOLCE VITA!

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Ai Giochi di Parigi del 1924 Charles Paddock, conosciuto anche come The Fastest Human, si presentò come il più serio pretendente al titolo della velocità, forte del primato del mondo sui 100 metri (10.4) ottenuto il 23 aprile 1921 a Redlands (California), del titolo olimpico conquistato ad Anversa quattro anni prima sulla distanza classica, dell’argento sui 200 vinto nella stessa olimpiade, nonché del primato sulle 100 yards (9.3/5), uguagliato per ben tre volte.
Eppure a Parigi il grande velocista californiano mancò il più facile dei pronostici piegato (solo quinto) sui 100 metri dall’inglese Harold Abrahams e relegato al secondo posto nei 200 metri vinti dal connazionale Scholtz; infortunato dovette rinunciare anche all’oro della staffetta 4×100.
Tecnici e giornalisti si interrogarono sulle cause che avevano improvvisamente incrinato la classe cristallina dell’americano, vero dominatore dello sprint degli anni ’20.
Bastò scorrere le cronache rosa di quei giorni per venire a capo del dilemma che angustiava gli addetti ai lavori.
Charles Paddock era amico da tempo di Douglas Fairbanks Jr., la stella di Hollywood protagonista di film d’avventura di grande successo. L’attore americano, che aveva viaggiato sulla S.S. America insieme alla squadra olimpica statunitense, era a Parigi nei giorni dei giochi in compagnia della seconda moglie, l’attrice Mary Pickford(Gladys Smith) per promuovere il suo ultimo film: Il Ladro di Bagdad.
Mary Pickford, anch’essa celeberrima diva del cinema muto, aveva fondato nel 1919 la casa di produzione United Artists, in società con David W. Griffith e Charlie Chaplin. Mary aveva seguito a Parigi il marito per scritturare lo chansonnier francese Maurice Chevalier per un musical, in vista dell’inizio delle produzioni dei films sonori.
Douglas Fairbanks aveva fatto visita a Paddock mentre era in allenamento a Colombes. L’atleta, reduce dalle poco convincenti prestazioni ottenute nei primi turni dei 100 metri, si era amaramente confidato con l’amico arrivando a dire: Doug, I’m too old.
Gli aveva poi riferito della scommessa fatta con Edoardo d’Inghilterra, Principe di Galles (un pranzo per tutta la squadra), in caso di vittoria finale di Abrahams su di lui.
“Devi distrarti – disse semplicemente Douglas – vieni con me a Parigi. Trascorri qualche ora lontano dall’atletica e domani sarai di nuovo te stesso”.
I quattro: Douglas, Mary, Maurice e Charles, cenarono all’esclusivo ristorante Carillon, dove non mancò certamente dell’ottimo champagne. Poi conclusero la serata fecendo le ore piccole al La Reveu Nègre, un club dove si esibiva la cantante-ballerina negra, originaria di St. Louis, Josephine Baker, insieme al The Claude Hopkins Band, un complesso jazz di gran successo, nelle cui fila militava anche il celebre clarinettista Sidney Bechet.
All’alba Paddock, che non alloggiava con la squadra americana nel castello di Rocquencourt, appartenuto al principe Murat, fece rientro nell’appartamento di Colombes, che aveva affittato insieme al compagno di squadra Loren Murchison.
Il giorno dopo fu battuto da Harold Abrahams nella seconda semifinale dei 100 metri e cominciò a pensare seriamente alla scommessa fatta col Principe di Galles!

(trattasi di uno dei contributi al libro scritto con R.L. Quercetani per conto della I.A.F. sulla velocità)

fonte: Redazione Atleticanet
fonte foto: Archivio personale dell’autore

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