LA NASCITA DEL CRONOMETRAGGIO ELETTRICO

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Ai Giochi di Stoccolma del 1912 lo spirito olimpico, che già aveva ripreso lena nella edizione londinese del 1908, tornò a riscaldare gli animi degli sportivi e degli organizzatori, grazie alla forte tradizione del popolo svedese ed all’impegno da questi profuso per la miglior riuscita dell’evento.
Il cronometraggio nelle prove di atletica fu manuale, con tempi rapportati al decimo di secondo; nelle specialità di corsa veloce venne ufficializzato solo il tempo del primo classificato in ciascuna singola gara.
In posizione sussidiaria, funzionò un apparato di cronometraggio semiautomatico inventato dall’ingegnere svedese R. Carlstedt, che prevedeva anche il collegamento ad una macchina fotografica (still camera), posizionata in alto, proprio sul traguardo, precorrendo in questo modo, sia pure in forma rudimentale, le funzioni che saranno poi del foto-finish.
I tempi semiautomatici non furono resi noti.
Nei Giochi del 1920, 1924 e 1928 i sistemi di rilevamento cronometrico non furono dissimili da quelli usati a Stoccolma, anche se si tornò alla rilevazione al quinto di secondo.
Ai Giochi di Los Angeles del 1932, per la prima volta nella storia delle olimpiadi, il servizio di cronometraggio fu affidato ad una società privata: la Omega, la quale fornì al comitato organizzatore trenta cronometri, tutti testati e provvisti del certificato ufficiale richiesto dalla I.A.A.F.
L’équipe dei cronometristi fu guidata dall’ungherese Otto Misàngy.
I cronometristi, oltre ai normali strumenti azionati manualmente, si avvalsero anche di un altro strumento capace di fotografare gli arrivi e fornire tempi elettrici al centesimo di secondo.
Il congegno era chiamato Kirby Two-Eyes Camera e prendeva il nome dal suo inventore, l’americano Gustavus Town Kirby, profondo conoscitore dell’atletica e dello sport in genere. Kirby infatti era stato giudice (St. Louis 1904) e successivamente presidente del Comitato Olimpico Americano; poi diventò membro della Commissione Tecnica della I.A.A.F.
L’apparecchiatura da lui ideata era stata costruita dalla Western Electric Co. di New York; il congegno era conosciuto anche come Kodak-Bell Lab’s Camera dal nome della ditta che lo realizzò e fu in seguito commercializzato con il marchio E.R.P.I. (Electrical Research Products Inc.), azienda del gruppo Bell.
La I.A.A.F. aveva discusso la questione relativa al cronometraggio ai Giochi di Los Angeles nel Congresso di Berlino (20 e 21 maggio) del 1930.
La federazione tedesca aveva proposto che il Lobner electric timing, usato durante i Giochi di Amsterdam, fosse confermato anche per l’edizione americana dei giochi ed aveva chiesto alla Commissione delle Regole e dei Record che accettasse quali primati del mondo solo i tempi elettrici conseguiti con l’impiego di quella attrezzatura.
La Commissione accolse parzialmente la richiesta dei tedeschi e propose che l’ultimo paragrafo della Regola 10 del R.T.I. fosse sostituito con la seguente formulazione: “uno dei tre sopra menzionati cronometri (n.d.A.: il minimo richiesto per la omologazione di un primato), può essere sostituito da un cronometro elettrico fornito del servizio di cronometraggio presente alla manifestazione, purché tale apparecchio sia stato accettato dalla federazione del Paese dove la competizione si svolge”.
Gustavus Kirby chiese, ed ottenne, che nel regolamento la dizione “meccanico” (riferita al cronometro), fosse sostituita da quella di “elettrico”.
Il Congresso approvò la proposta il 21 maggio del 1930.
Fu così che la dizione “elettrico”, riferita al cronometraggio, entrò ufficialmente nel R.T.I. della I.A.A.F.
Ai Giochi di Los Angeles alla Kirby Two-Eyes Camera vennero riconosciute solo funzioni di giudice di arrivo. Il suo impiego si rivelò prezioso per dirimere alcuni arrivi piuttosto difficili, ivi compreso quello della finale dei 100 metri uomini che assegnò, al foto-finish, come si sarebbe detto più avanti, la vittoria a Eddie Tolan su Ralph Metcalfe.

Trentadue anni dopo……..
Le gare di atletica dei Giochi Olimpici del 1964, disputati in Tokio al National Stadium, immerso nel verde del Parco di Meiji, furono caratterizzate, fra l’altro, da un evento destinato a scrivere una pagina importante nella storia di questo sport.
La marcia di avvicinamento all’abbandono del cronometraggio manuale fece a Tokio un grosso passo in avanti. Infatti, per la prima volta, la I.A.A.F. riconobbe la ufficialità dei tempi automatici rilevati dalla Seiko, che tuttavia, in base ad una scelta che prevedeva un graduale inserimento della novità, furono ancora comunicati al decimo di secondo, dopo un conteggio che prevedeva la concessione dell’abbuono di uno 0.05 (presunta compensazione per il tempo di reazione del cronometrista allo sparo) e successivo arrotondamento al decimo tradizionale (in difetto da 0.00 a 0.04 e in eccesso da 0.05 a 0.09).
Solo ed esclusivamente al termine di questa operazione di aggiustamento, il tempo fu ufficializzato.
Questa decisione della I.A.A.F., che era applicabile solo alle prestazioni ottenute durante i giochi olimpici, rimase in vigore fino al 1° maggio del 1971.
Il risultato della finale dei 100 metri di Tokio ’64, vinta da Robert Lee Hayes, meglio conosciuto con l’abbreviativo di “Bob”, fu di 10.0.
Il tempo derivante dall’arrotondamento per difetto del 10.06 (in un primo momento la lettura del fotofinish aveva espresso un 10.05 che, considerati gli aggiustamenti in atto a Tokio, non avrebbe cambiato il risultato espresso in decimi di secondo), dedotto l’abbuono di 0.05, equivaleva ad un 9.9 manuale scarso, forse un 9.8.
Solo tempo addietro, quando in molti si mossero affinché al grande velocista statunitense fosse resa giustizia, i cronometristi giapponesi ruppero il silenzio e comunicarono i tempi manuali registrati a Bob Hayes durante la finale olimpica: due 9.9 e un 9.8!
Fu pertanto vera ingiustizia non avergli assegnato ufficialmente almeno il tempo di 9.9.
Gli storici definirono quello di Hayes il più veloce tempo mai registrato al mondo; bisognerà attendere il 1984 per registrare un tempo migliore in una finale olimpica a livello del mare (9.99 di Carl Lewis); ma all’epoca saremo già nell’era delle piste in materiale sintetico ed in un momento di avanzata evoluzione tecnica della specialità.
Nella seduta del 25 agosto 1970 a Stoccolma, la Commissione Tecnica della I.A.A.F. aveva apportato alcune modifiche al R.T.I. che sarebbero entrate in vigore il 1° maggio 1971 per diventare effettive ai Giochi Olimpici del 1972.
Ecco cosa recitava la Regola 119 al paragrafo 6: Il cronometraggio elettrico dovrà essere impiegato ai Giochi Olimpici, Campionati Mondiali e, se possibile, in tutti i Campionati di Gruppi di Nazioni o di Regioni. Allorché sarà impiegato il cronometraggio elettrico, il tempo così registrato sarà quello ufficiale.
Con la stessa deliberazione venne soppressa la taratura di 0.05 in uso nel cronometraggio dei Giochi di Tokio e Città del Messico.
Venne deciso infine che i tempi, per tutte le gare di corsa in pista fino ai 10.000 metri compresi, sarebbero stati letti dal fotofinish in centesimi di secondo e come tali registrati. Il cronometraggio manuale sarebbe stato usato ancora, ma solo ed unicamente con funzione di controllo e di intervento in caso di guasto o impedimento di quello automatico.
Dal 1.1.1977 la Commissione dei Record avrebbe preso in esame per la omologazione solo le prestazioni conseguite nelle gare fino al 400 metri piani, ottenute con cronometraggio elettrico completamente automatico. Per le distanze superiori a tale distanza, e fino ai 10.000 metri compresi, la data di riconoscimento dei primati mondiali venne fissata al 1.1.1981.
Quindi dal 1977 prima e dal 1981 poi, sarebbero stati presi in considerazione per la omologazione solo i risultati conseguiti con cronometraggio elettrico completamente automatico.
La I.A.A.F. nel Congresso tenutosi a Roma durante i Campionati Europei del 1974 decise che la prima lista dei record mondiali ottenuti con i tempi elettrici completamente automatici, sarebbe stata ufficializzata il 1° gennaio del 1975 ed avrebbe avuto anche effetto retroattivo.
Il primo record del mondo dei 100 metri dell’era del cronometraggio elettrico fu il 9.95 ottenuto da Jim Hines il 14 ottobre 1968 a Città del Messico in occasione della finale olimpica.

fonte: redazione Atleticanet
fonte foto: Archivio personale dell’autore

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