CAMPIONATI ITALIANI INDOOR MASTERS 2008 ANCONA APPUNTI DI VIAGGIO DI NANI PRAMPOLINI

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Grande partecipazione, effetto traino degli scorsi Mondiali di Riccione all'aperto e dei prossimi al coperto qui ad Ancona il prossimo anno. La grande partecipazione non sempre è sintomo di qualità. Si sono rivisti con piacere vecchie glorie che si divertono ancora, e con meno piacere persone con non sono evidentemente mai stati atleti. La presenza di persone non preparate non fa bene al movimento master, rallenta le gare, rende l'organizzazione più difficile, i giudici si innervosiscono e il clima ne risente. In questo modo si perpetua il vecchio stereotipo del master uguale a un pensionato malandato che farebbe meglio a giocare a carte al bar.

Il clima generale è comunque molto buono, la maggior parte dei giudici apprezza l'impegno degli atleti, e cerca di collaborare in pieno alla riuscita della manifestazione. Per quanto mi riguarda, non gradisco le partenze in piedi. Chi parte così fa fatica a restare immobile sul pronti, e finisce per disturbare gli altri. Penso che nelle gare con partenza sulla stessa linea, 60 indoor, 100/110 all'aperto, si dovrebbe partire tutti con i quattro appoggi. Nelle gare con partenza a scalare, dai 200 in su, la partenza in piedi è ammissibile, perchè data la distanza tra gli atleti, non ci si disturba troppo.

Il venerdì ci si ritrova tra pentatleti, donne e uomini (superdonne e superuomini…), Penso che queste gare multiple vadano disputate in sedi e momenti separati dalle gare individuali. In questo modo si avrebbe il modo di fare delle gare con i corretti tempi tra una prova e l'altra, con agio per atleti, organizzatori e giudici. Poi si potrebbe partecipare alle gare individuali senza l'affaticamento delle gare dei giorni precedenti. Abbiamo così poche gare masters, che riunirle in una sola manifestazione non sembra logico.

Le ragazze sono nove, grandi prestazioni e duelli, bei risultati. Gli uomini sono 45, divisi in due gruppi, 28 fino a 54 anni, 17 oltre, tra cui io. Noi meno giovani cominciamo alle 16, e si capisce subito che faremo tardi. Ci conosciamo quasi tutti da anni, c'è voglia di gareggiare, ma non rivalità, ad ogni prova ci scambiamo consigli e suggerimenti e anche simpatiche prese in giro. Io gareggio nel gruppo 55-59, con me ci sono vari amici. Il primo è uno storico avversario, Roberto Mancini, già nazionale decathlon da junior, in cattive condizioni fisiche, ma sempre in gara. Poi Pino Pilotto, che da bravo svizzero, ha con se le tabelle e dopo ogni gara aggiorna la classifica prima dei giudici di gara. E ancora Giorgio Dotto, buon ex velocista veneto.

Nelle altre categorie visto Francesco Onofri, in grande spolvero, arriva un'ora prima della gara, e poi fa il record italiano, se non sbaglio togliendolo al grande Hubert Indra: grande speranza per Clermont Ferrand. Con lui nei 40 Mario Benati, amico romano, del mitico campo dell'Acqua Acetosa, buon ottocentista, fa una gara interessante. Nei 60 Giorgio Curtolo appena entrato in categoria (in verità pre, è di dicembre) fa un gran risultato. Nei 45 Franco Pizzi, in condizioni non ottimali, trova il modo di rotolarsi sul tartan già alla prima gara di ostacoli, mentre Lorenzo Locati non partecipa per problemi fisici.

La mia gara comincia bene, e poi è buio profondo. Vinco gli ostacoli, poi dopo il lungo sono secondo, dopo il peso sono terzo. Con l'alto nonostante una prestazione molto scarsa ritorno secondo. Con Pilotto facciamo i conti e le previsioni sul risultato finale. Il pronostico è che finirò quinto, i mille non sono per me. Finalmente partiamo, sono circa le 21,40 di sera. Provo a tenere un ritmo alto, ma proprio esagero. Finirò doppiato da tutti! Mentre sono per terra, ancora in debito di ossigeno, ci chiamano per la premiazione. Anche i giudici alle 10 vorrebbero andare a casa. Vince giustamente Dotto, poi dicono che io sono secondo e Pilotto terzo. Prendo la medaglia incredulo, penso che abbiamo sbagliato noi i calcoli. Invece erano giusti, io sono quinto. Solo che gli organizzatori ci hanno premiato con la classifica dopo sole quattro gare.

L'errore lo scopriamo nella notte, mentre siamo tutti a cena, in centro ad Ancona. Da Gino ci sono quasi tutti, chi ha già gareggiato e chi è appena arrivato per gareggiare domani. Vedo altri amici, siamo troppi per potere parlare con tutti. L'errore lo verifica subito Carla Forcellini. E' rimasta a casa per guarire da uno stiramento al bicipite femorale. Dovrebbe recuperare in tempo per Clermont-Ferrand, per difendere il suo titolo e portare avanti il suo duello con Brigitte Van der Kamp, tradizionale avversaria olandese. I risultati sono subito in linea su Internet, Carla verifica e mi avverte.

Il giorno dopo come arrivo restituisco la medaglia (e anche la bottiglia di vino) ingiustamente ricevute. Vedete nella foto la testimonianza, io in ginocchio davanti a Pino… Ma non finisce qui con Pino, siamo iscritti insieme anche nel triplo, e ci presentiamo in pedana. Cerco di dargli qualche consiglio, ho certamente più esperienza di lui in questa gara. Nel gruppo dei 55 manca Enzo Marchetti, il livello è comunque abbastanza buono. Io e Pino combattiamo per il penultimo e ultimo. Per stavolta vado meglio io. Per me basta così, Pino invece tiene fede al suo soprannome di Stachanov, e farà un bel quarto posto nei 400 nella sera. Io riparto per casa, mi sono proprio divertito.

fonte: Redazione
fonte foto: N. Prampolini

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