BELLA ITALIA PERÒ…

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I nostri atleti escono a testa alta da questa edizione dei mondiali indoor. Diversi i motivi per cui essere soddisfatti ma qualcosa ancora non va.

Non c'è scappata la medaglia e questo, da una federazione che nei fatti (rappresentative ultra selezionate, minimi da sogno) ha dimostrato di voler essere “pesata” solo sulle medaglie potrebbe rappresentare un problema. Ma noi, che siamo semplici spettatori di quel bellissimo spettacolo che è l'atletica possiamo non curarcene e valutare i nostri azzurri per quello che hanno fatto.
Evito di parlare di tempi e misure perché questi dati sono già stati accuratamente raccontati in altri articoli precedenti all'interno della nostra testata. Per una volta vorrei fare un discorso meno articolato e più basato sulle impressioni “a caldo”.

La prima, buona impressione che ho ricevuto dal gruppo degli azzurri è di un mutato approccio al grande evento. In passato ho avuto spesso la sensazione di un gruppo di atleti che per quanto bravi e promettenti si sentivano comunque “piccoli” al confronto delle altre rappresentative e della manifestazione da affrontare. Oggi questa impressione è stata sostituita da un'altra: la percezione di un carattere più maturo e determinato; un carattere che porta a pensare che si va a gareggiare per dare il meglio sapendo quanto si vale e cosa si va a rappresentare. Nessun timore, solo impegno, fatica e ricerca del miglior risultato ottenibile.
Ci sono state delle brutte controprestazioni, è vero. Ma è anche vero che è fisiologico che qualche cosa possa non andare per il verso giusto per emozione, sfortuna o altro. Non esistono le trasferte perfette e nessuno le pretende.

Un altro flash che proviene da questa manifestazione è l'elevato contenuto tecnico delle gare. Tempi e misure notevoli e ci è scappato pure un record mondiale. Questo dato lascia aperta una domanda: siamo tonti noi che centelliniamo le energie di alcuni atleti per una gara da fare tra diversi mesi (leggi Olimpiadi) o sono tonti gli altri che portano il meglio del loro movimento atletico? Chi vivrà vedrà. Però questa osservazione ne fa nascere un'altra. Se è vero che dobbiamo tenere in frigorifero qualche buon atleta per le Olimpiadi, ci costava così tanto portare qualche altro atleta (col sacrosanto minimo IAAF) a gareggiare a Valencia?

Ecco quello che ancora non va e non mi stancherò mai di ripeterlo. Gli atleti che acquisiscono il diritto di gareggiare tramite il minimo IAAF devono poterlo fare. La vittoria negli 800 femminili di Miss-quasi-Nessuno alias Tamsyn Lewis ci insegna ancora una volta che l'atletica non è fatta di numeri ma di persone che fanno quei numeri. Le occasioni e le luci della ribalta a volte possono accendersi a sorpresa…ma bisogna prima esserci. Questa bruttissima consuetudine del ragionare sui soli numeri non la posso giustificare; se la nostra federazione ha una struttura tecnica e una dirigenza politica che si interfaccia con essa, allora non è possibile generare una selezione sensata pesando freddamente tempi e misure. Per leggere i numeri sarebbe bastato anche il rag. Fantozzi!
Io ho come l'impressione che i nostri dirigenti si stanno abituando a guardare troppo i fogli di excel e troppo poco gli occhi degli atleti. E poi scusate l'impertinenza ma quando vedo queste rigidità mi viene sempre da pensare a quale sarebbe stato il comportamento di questi inflessibili dirigenti se il cognome dell'atleta da lasciare a casa fosse coinciso con il loro o quello di altro dirigente (figli, parenti, amici). Stessa severità? Evito poi di paragonare l'inflessibilità sulla selezione del gruppo di atleti in netto contrasto con la grande flessibilità della composizione del gruppo accompagnatori perché di quello è già stato detto (da noi, non dalla Fidal che ha accuratamente evitato l'argomento).

Tornando al mondiale e alle olimpiadi prossime. Quello che si è visto lascia ben sperare per la spedizione azzurra in terra cinese. Certo, Valencia conferma ancora una volta che il ventaglio delle nazioni da medaglia si allarga sempre di più per cui le possibilità di un podio saranno sempre minori e su questo dovremo un po' ricalibrare le nostre pretese di appassionati. Quello che però possiamo chiedere a questa federazione, sempre da appassionati, è di vedere un gruppo unito, motivato ma soprattutto completo di tutti gli atleti con il minimo IAAF. Un atleta meritevole ma lasciato a casa è un atleta a cui è stato rubato un sogno, un atleta che non avrà una storia da raccontare, valori da trasmettere e ragazzi nuovi da voler coinvolgere. Magari, se proprio i numeri non lo consentono e qualche taglio dovrà essere fatto…beh lasciamo a casa tranquillamente qualche stringitore di mani, a Pechino di certo non servirà.

fonte: Redazione

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