APPUNTI DI VIAGGIO DI CLERMONT-FERRAND 2008 DI ALESSANDRO TIFI

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

Sono le 8 di domenica mattina, le valige sono in macchina, e si parte con la famiglia verso Clermont-Ferrand. La strada da fare e’ molta ma siamo ben attrezzati. Il viaggio procede secondo i migliori auspici, la strada e’ libera e scorrevole ed il tempo e’ bello. Arriviamo a Clermont alle sei del pomeriggio, dopo ben 1100 km, e ad attenderci, circondata da alte colline, c’e’ una cittadina al primo impatto freddino , con alti palazzoni stile sobborgo di periferia.
L’albergo, organizzazione Felicetti, si trova al centro ed e’ confortevole. Il primo incontro nella hall e’ con Silvano Pierucci, capitano della Sef Macerata, classe 1927 , e basta questo ad immergermi in quello che sara’ il clima della manifestazione.

Il tempo di disfare le valige e prendere possesso della camera e ci si prepara per la cena. . La ricerca di un buon locale si presenta quale prima occasione di rispolverare una conoscenza del francese arrugginita ma efficace.
A cena siamo una ventina, anche di diversa nazionalita’, e tra francese, italiano, inglese e spagnolo l’atmosfera e’ estremamente piacevole. C’e’ anche tale Barnwell (spero di aver beccato il nome), americano con un passato da 10”01 e 20”24 che e’ fan di Pietro Mennea e che proprio mentre stiamo rivivendo le gesta di questo grande campione – nello specifico leggi rimonta su Wells a Mosca – ecco che da un lato del tavolo dove e’ seduto un signore calabrese di cui non conosco il nome, arriva un telefonino, ed al telefono e’ proprio lui, il grande Pietro: non vi descrivo il nostro stupore e quello dell’americano, mentre parla con il suo idolo.

La mattina dopo mi reco di buon ora alla conferma iscrizioni dove, tra un brulichio di atleti di tutte le eta’ e nazionalita’, ritiro il mio pacco gara. Poi vado a visitare il “campo gara” che si trova in un centro sportivo con campi da calcio, rugby, baseball, atletica e quant’altro: c’e’ da sgranare gli occhi. L’impianto indoor mi lascia ammirato. La tribuna permette di girare dall’alto tutto intorno la pista, c’e’ una grande zona dedicata al riscaldamento a piu’ corsie con pedana dell’asta e del lungo e tutto intorno un pistino a due corsie, che fa l’intero giro interno dell’impianto.

Noto subito la totale assenza di stand e soprattutto di un grande schermo (presente anche agli italiani indoor in Ancona) ed annoto questa tra una delle mancanza dell’organizzazione.
La mia prima gara, gli 800, e’ in programma per l’una. Nell’attesa approfitto per fare amicizie con molti degli atleti azzurri. Resto come sempre stupito dalle gesta degli atleti appartenenti alle categorie meno giovani, che penso incarnino maggiormente lo spirito dei master.

Le composizioni delle batterie tardano ad arrivare, quelle degli mm40 usciranno 45 minuti prima della gara, bisognerebbe saperle molto prima per poter rispettare i tempi di riscaldamento. Inoltre si va accumulando molto ritardo per la lentezza tra una batteria e la successiva, alla fine il ritardo in piu’ occasioni sfiorera’ le due ore. Come se non bastasse viene stravolto, all’ultimo minuto, l’aspetto tecnico della composizione delle batterie e delle modalita’ di accesso al turno successivo: risultato le ultime due batterie partono una con 4 atleti e l’altra con 3.

Il mio tempo 2’09”21 mi soddisfa poco, ma le gambe erano molli, poi scopro che sono il primo degli esclusi dalle semi-finali, ma non mi rammarico, perche’ non avrei avuto molto di piu’ da dare nel pomeriggio, anche perche’ da subito dopo la gara (penso causa freddo o cibo) inizio ad avere grossi problemi di stomaco.
La mattina del mercoledì, insieme alle “mie donne” viene dedicata ad un giro del centro della citta’, che si rivela molto carino e piacevole; visitiamo diverse chiese in stile gotico, compresa la cattedrale, che si affacciano in mezzo ad un dedalo di stradine piene di curiosita’ e di botteghe di ogni genere, costante poi la presenza di farmacie ad ogni angolo, immancabili i passanti con le caratteristiche “baghette” sotto le ascelle.

Il pomeriggio si torna in sala a seguire lo svolgersi delle gare, seguirle tutte sarebbe difficile anche per me, ma chiedere una ancor maggiore presenza alle “mie accompagnatrici” mi sembrerebbe una eccessiva richiesta di disponibilita’, peraltro gia’ molto elevata.
La mia concentrazione maggiore va alle finali degli 800, dove non finisco mai di stupirmi di vedere quale spirito abbiano atleti anche ultra 80enni. Negli mm50 c’e’ Vincenzo Andreolli, mio vicino di camera, anche lui con moglie e figlia al seguito, che si butta al comando della sua finale con grande coraggio sfiorando un terzo posto che grida vendetta per la condotta di gara adottata, diversamente da quanto fatto da Romeo negli mm45 che agguanta un emozionante terzo posto.

Riportare tutte le immagini bellissime che ho vissuto in questa settimana, sarebbe lunghissimo, ma tra astisti, pentatleti, triplisti che rimbalzano come ventenni qualunque sia la loro eta’, voglio riportare l’immagine di Bruno Sobrero che chiude i suoi 200 in 38 secondi e con che stile: mi accorgo mentre gli batto le mani che ho gli occhi velati dall’emozione.

Arriva giovedì, ho i 400 alle 11, ma in questi tre giorni “le visite” al bagno mi hanno spossato, ho avuto le sudarelle in continuazione, ed i battiti a riposo non sono mai scesi sotto gli 80 contro i soliti 40-45. Grazie alle pasticche buttate giu spero di non avere “inconvenienti” per un paio d’ore. Nel riscaldamento mi gira la testa, ma rinunciare, questo mai! Mi metto deciso sui blocchi, poi lo sparo, l’avvio e’ lento per la fiacca, poi mi metto in assetto e va un po’ meglio, ce la metto davvero tutta, guardo il tempo 55”90 ed esulto come se fosse un record, anche se gli sono ben lontano. Scoprire poi di aver passato il turno mi riempie di una gioia ed un’emozione nuova e bellissima.
Mi presento il pomeriggio per i quarti dopo diverse altre “visite” al bagno, Sono sui blocchi stanchissimo, ma dalla tribuna mia figlia mi urla “forza babbo” , questo basta, parto e poi, anche grazie a tutto l’incitamento di tutta “casa Italia”, molto gradito e piacevole, “volo” ad un 56”27 che in altre occasioni mi farebbe storcere il naso, oggi e’ ben accetto. Ce l’ho fatta un piccolo segno l’ho lasciato.

Scorrono altre gare, l’organizzazione ora riesce a rispettare gli orari, ma si susseguono incomprensioni tecniche. E’ il momento dell’eliminazione della semi-finale degli mm55 dei 400, dopo il primo turno e senza preavviso si va a due finali dirette, con i tempi del primo turno (e chi si e’ risparmiato per la semi-finale, rimanendo ora fuori dai primi sei tempi?). Parimenti vengono mantenuti i tre turni negli mm35 per fare selezione tra soli 16 concorrenti.
Il sabato finale mi lascia numerosi altri flash. Tra questi scelgo i maestosi 400 di Bill Collins (che vedono terzo un buon Felicetti) ed Enrico Saraceni, rispettivamente negli mm55 e mm40. Ad Enrico un’ulteriore stretta di mano per questo record mondiale. Ottimo il secondo posto dell’amico Daniele Biffi (che rinuncia ai suoi 200) nei 400 mm35 orfani, causa infortunio nel corso della semi-finale, di Edgardo Barcella, al quale invio il mio piu’ grande augurio di pronta guarigione.

Le staffette vanno a chiudere il programma ed io ho trovato posto nella mm40, sono orgoglioso ed emozionato, ma causa infortuni in corso non saremo al via, peccato.
Qui quale ultima immagine voglio ricordare quella della staffetta mm35 che va volando alla conquista di un oro mondiale con tanto di record, lanciata da un altro amico, Andrea Benatti, a conclusione di un ottimo mondiale per lui.
Chiudo salutando tutti coloro che ho conosciuto e con cui ho vissuto questa bella esperienza, e li ringrazio per le tante emozioni che mi hanno dato.
Approfitto infine per ringraziare il mio allenatore e soprattutto la mia compagna che e’ sempre vicino a me in questa mia grande passione.

fonte: Alessandro Tifi

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