APPUNTI DI VIAGGIO DI CLERMONT-FERRAND 2008 DI NANI PRAMPOLINI

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

La scelta di Clermont Ferrand come sede di questi mondiali era apparsa subito discutibile. Si è rivelata peggiore del previsto. Un posto nel mezzo della Francia, l’aeroporto più grande di Lione a 200 km, collegato solo da treni regionali più autobus, una città fredda e spenta tra vulcani spenti e innevati. Quando si accettano sedi così scomode, bisognerebbe pretendere un supporto logistico dall’organizzazione. A Eskilstuna, a 100 km da Stoccolma, c’erano gli autobus per gli atleti all’aeroporto, giustamente, e anche per il ritorno. Alla fine quasi tutti gli italiani sono arrivati in auto, con un’organizzazione da armata Brancaleone: le gare andavano da lunedì a sabato, e ho ricevuto telefonate e sms ancora il lunedì con ricerca passaggi e posti letto. Meno male che così in tanti mi stimano, ma c’è già chi ha messo su un’agenzia viaggi.

Ho deciso di partecipare in maniera molto turistica, visti i miei potenziali risultati, a questi Mondiali. Parto il martedì e per spezzare i quasi novecento chilometri del viaggio, mi fermo a Chambery, dopo aver aspettato un’ora all’imbocco del tunnel del Frejus che era momentaneamente chiuso. Ho un cugino che insegna storia medioevale all’Università, la mattina di mercoledì facciamo un bel giro culturale per questa cittadina che sembra rimasta ferma al medioevo. Era la capitale della Savoia, poi nel 1860 fu ceduta alla Francia, con Nizza, in cambio del Lombardo Veneto per il regno d’Italia. Riparto e arrivo a Clermont, con una prima nevicata ad un passo di ottocento metri in autostrada.

Vado subito allo stadio per il ritiro delle buste. Lo stadio è molto bello, facile da raggiungere. I francesi sono tutto sommato cordiali, l’atmosfera è simpatica, l’organizzazione non è certo perfetta, direi ancora molto latina. Le gare sono quasi tutte in ritardo. Aggiornano i programmi e sono in ulteriore ritardo. Questo è il risultato di accettare tutte le iscrizioni e di non mettere minimi. Per le gare tecniche (salti e ostacoli ) che faccio io siamo in numeri giusti, dieci o dodici, ma quattro turni per i quattrocento sono ovviamente un’esagerazione. Bisogna cercare una soluzione, per rendere vivibili queste competizioni. Considerando che sono Mondiali, direi che l’unica è di mettere dei minimi. Eventualmente, per facilitare e non danneggiare turismo e aspiranti partecipanti, un bel meeting il weekend precedente per ottenere il minimo.

Altro problema, gli orari pensati con poco raziocinio. Gare di salto in alto alle 8,30 del mattino, con ingresso in campo alle 7.30, pena mancata partecipazione. Ma chi li ha controllati questi orari?
Gara dell’asta femminile, iniziano con 11+7 della categoria più giovani, poi 3+3 della intermedia, e infine le più anziane. Ovviamente l’ordine andava invertito, per evitare le quasi due ore di ritardo.
E’ ora di andare a cena, passo dall’albergo degli italiani e vedo parecchi amici. Ci dividiamo, non si può andare a mangiare in trenta ogni volta! Nella notte vado a visitare la Cattedrale gotica, l’unico monumento interessante di questa città. E’ costruita con la pietra vulcanica tipica di questa regione, leggera e resistente, ma è tutta nera. Nella notte pare un incubo e di giorno con la pioggia e il vento non migliora proprio.

Io comincio le mie gare con i 60h. Non vado troppo bene, i tempi appaiono sul display accanto all’arrivo, sono quinto. In seguito guardo i risultati in albergo, dotato di connessione Internet gratuita, e scopro di essere stato squalificato. Non so perché, è la prima volta che mi succede in quarant’anni di gare. Sono curioso di capire cosa ho combinato, lo dico ai rappresentanti della federazione che chiederanno spiegazioni… Passo al salto in alto, mezz’ora tipica di ritardo, basta non agitarsi. I giudici sono simpatici, ci divertiamo. Sono con i miei due amici Giorgio Curtolo, ventralista che ha già fatto il pentathlon e Piercarlo Molinaris. Non andiamo troppo bene, i tre italiani fanno ultimo (io…), penultimo e terzultimo. Vince a sorpresa Leo Habegger, svizzero di grande stile su Jan Huijbers, l’olandese che non perdeva da parecchi anni.

A questo punto aspetto che arrivi Carla Forcellini e soprattutto le sue aste, eterno problema per queste gare in posti sperduti. Riesco a convincere gli addetti al campo che stanno arrivando, che lasciarle fuori alle neve e al gelo non fa bene alle aste. Di portarcele a dormire in albergo non ho proprio voglia. Finalmente arrivano, grazie a Paul Zipperle, che era passato a recuperare il tutto a Lione. Adesso a cena, andiamo con il mio amico Max Clementoni, azzoppato ma non domo, sempre un gran atleta, e il “wild bunch” dei velocisti capitanati da Enrico Saraceni. La gastronomia francese si conferma all’altezza delle tradizioni, e gli alcolici pure.

Il venerdì avevo previsto di fare il turista, vedere i famosi vulcani spenti, che qui chiamano Puys, poggi, e il Puy de Dome, classica salita del Tour de France. Ma piove e tira un vento fortissimo, non si riesce a camminare e non si vedono le cime dei vulcani. Non si riesce neanche a fare un po’ di shopping. Non resta che andare a gareggiare nel lungo. Mi ritrovo con Piercarlo Molinaris, che questa volta fa vedere la sua classe, era stato campione italiano negli anni settanta, e qui acciuffa un bel terzo posto con 5,50. In realtà ha ancora timore, per un incidente al ginocchio. Quando cerca di forzare, negli ultimi due salti, incappa in due nulli, ma la sensazione è che ci siano ancora ampi margini di miglioramento. Nel lungo M65 Lamberto Boranga vince alla grande. L’ultimo salto è un nullo, riusciamo a misurarlo, è vicino a 5,50. Comunque aveva già vinto con 5,22. Questa sera andiamo a cena in centro in un locale tipico dietro alla cattedrale, del 1513, caratteristico e simpatico. Questa sera sono praticamente l’unico uomo tra cinque atlete italiane: si vede che gli altri si dedicano alle straniere…

Sabato si va in campo presto: trovo Marco Segatel tranquillo nonostante l’alzataccia: grande gara e vittoria. Mi preparo per il triplo. Tutti gli stranieri mi chiedono di Enzo Marchetti, che aveva vinto le ultime competizioni internazionali. Ma Enzo aveva già annunciato che non intendeva più partecipare e infatti qui non c’è. Ci manca, speriamo che ci ripensi. Faccio mia gara nelle retrovie, con qualche altro saltatore è la terza gara che facciamo insieme in questi tre giorni. Nella pedana accanto Tiziana Piconese prende un bel bronzo nell’alto e si rende conto che l’oro non era poi così lontano. Adesso tocca all’asta F45-50. Carla e la sua avversaria Brigitte Van de Kamp, l’olandese volante, sono pronte, ma la gara è in ritardo di quasi due ore. Le F35 fanno una gara combattutissima, si vince con 3,90 e poi in tre a 3,80. Quarta arriva la russa Natalia Menshenina, che a mio personalissimo giudizio, merita comunque il titolo di Miss Clermont-Ferrand 2008. Carla come sempre è tesa, è la prima gara dopo l’incidente al bicipite femorale, non ha un tecnico, e fa quasi sempre il contrario di quello che io le consiglio. Brigitte invece ha preparatore, tecnico e marito al seguito. Ma comunque oggi Carla è più forte. 3,20 alla prima, Brigitte alla terza, poi 3,30 alla seconda e Brigitte è fuori. A questo punto prova i 3,41 che sarebbero record mondiale. Lo dico allo speaker, e tutto lo stadio segue i tentativi di Carla: stanchezza, emozione e rincorse abortite. Per oggi va bene così, il titolo c’è il record alla prossima.

Vediamo il grande Saraceni fare il mondiale dei 400: veramente bellissimo. Ci sarebbero ancora le staffette, ma Carla non se la sente e io sono solo riserva. Quindi si parte. Stamattina nevicava, sembra che abbia smesso. Invece come parto, sul solito passo, ancora neve. Le notizie dicono che il Frejus non assicura il transito. I ritorno di alcuni italiani è ancora più avventuroso dell’andata. C’è chi è andato in finale, meritatamente come Beppe Da Milano, ma inaspettatamente e si ferma un giorno di più, mandando a casa gli amici in treno. C’è chi si ferma per fare la staffetta, e chi invece anticipa, gli equipaggi si disfano e si ricompongono, altro che armata Brancaleone: considerando le medaglie non è certo una ritirata di Russia.

Io continuo il mio giro turistico, vado verso la costa francese, ho una sorella che vive lì. Il clima cambia completamente, dolce tepore mediterraneo, a Pasqua prenderò il sole in riva al mare.

Nella foto i partecipanti al salto in alto M55, a sx Leo Habegger il vincitore, io sono quello con la maglietta azzurra dell'Italia

fonte: Redazione
fonte foto: Archivio Prampolini

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