ANCORA DUE CONTRIBUTI DI GUSTAVO PALLICCA IN MATERIA DI SPRINT

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Sistema automatico di rilevamento delle false partenze
Due le problematiche che in passato hanno influenzato negativamente i risultati delle corse veloci, entrambi riconducibili alla fallibilità dell’uomo: approssimativo rilevamento cronometrico e mancato rispetto delle regole di partenza.
Il problema del cronometraggio venne a suo tempo risolto con l’utilizzo di strumenti sempre più perfezionati, mentre il processo di perfezionamento delle apparecchiature per il controllo delle false partenze iniziò a partire dagli anni ’60.
L’attenzione dei tecnici delle principali case produttrici di sistemi di cronometraggio, si concentrò sulla quantificazione del tempo di reazione dell’atleta allo sparo e, più precisamente, sul tempo impiegato dal concorrente nel distaccare i piedi dagli starting-block dopo il segnale dello starter.
Partendo da blocchi di partenza più sofisticati rispetto a quelli ideati nel 1927 dagli americani George Breshnahan e William Tuttle, passando attraverso le esperienze acquisite dal dott. Henry Franklin nel 1947 e dai tedeschi Friedrich Assmus e Otto Ambruster nel 1969, si giunse a determinare il tempo minimo di reazione, fissato in 100 millesimi di secondo, quale confine dell’onestà al di sotto del quale l’azione di avvio dell’atleta era da considerarsi irregolare e quindi passibile di sanzione.
Ufficialmente il dispositivo di controllo delle false partenze venne impiegato per la prima volta dalla Junghans durante i Giochi Olimpici di Monaco di Baviera del 1972. Durante i Giochi una équipe della Università di Giessen effettuò per conto della Junghans una serie di rilevazioni (1.037 di cui 652 su atleti e 385 su atlete) per registrare i tempi più rapidi che risultarono quelli dei sovietici Borzov e Korneliuk (0.12 centesimi di secondo).
Dopo Monaco la casa tedesca anche la Swiss Timing (marchio sorto dalla unione di Omega e Longines alle quali, in tempi successivi, si aggiunse la Swatch), e la Seiko (fornitrice del cronometraggio elettrico ai Giochi di Tokio del 1964) si impegnarono nell’approfondimento degli studi sul controllo delle partenze.
La Swiss Timing fu la prima casa a presentare questa attrezzatura in Italia nel 1974 in occasione della XI edizione dei Campionati Europei svoltisi a Roma.
Chi scrive ebbe il privilegio di essere uno fra i primi sperimentatori del sistema sul territorio nazionale.
Il R.T.I. inserì (Montreal 1976) il dispositivo di controllo fra le regole che disciplinano la partenza, qualificandolo come aiuto allo starter, in quanto il giudice venne collegato all’apparecchiatura e percepiva in cuffia i segnali che essa forniva. Allo starter venne comunque lasciata discrezionalità nell’assegnazione di una falsa partenza, anche in presenza di un segnale dell’apparato di controllo.
Il Congresso della I.A.A.F. tenutosi a Stoccarda nel 1993, sulla scorta di quanto era successo durante i Mondiali di Tokio del 1991 (reazione di Dennis Mitchell a 0.090 millesimi di secondo nella finale dei 100 metri, non rilevata da Hideo Iijima, starter nell’occasione), limitò la discrezionalità di sanzione del giudice di partenza, imponendo allo stesso di fermare la gara, in presenza della segnalazione di falso avvio da parte dell’attrezzatura di controllo.
Le apparecchiature si sono andate sempre più perfezionando ed oggi quelle fornite da Seiko e Omega, sono dotate di una pistola elettronica (che non usa le tradizionali pallottole, ma bensì emette un suono similare), che, in caso di reazione da parte di uno o più atleti sotto i 100 millesimi di secondo, fa partire automaticamente il colpo di richiamo.
Anche il R.T.I. si è andato adeguando, assimilando e traducendo in regole le varie situazioni che man mano si sono verificate sui campi di gara. Situazioni che hanno evidenziato, in più di una occasione, come nella delicata fase della partenza di una gara di corsa, il giudizio dell’uomo sia ancora necessario per supportare l’automatismo della apparecchiatura di controllo, che non può tenere conto di tante problematiche, risolvibili solo dall’intervento di una mente raziocinante.

Borzov stravolge la “crouching start”

Dal 18 maggio 1888, giorno in cui a Cedarhurst, Long Island, periferia di New York, in occasione dei Rockaway Hunt Club Games, Charles Hitchcock Sherrill Jr., campione degli Stati Uniti sulle 100 yards (1887) e allievo dell’irlandese Michael “Mike” Murphy, il più famoso tecnico americano di quel tempo, aveva adottato per la prima volta la crouching start, sistema poi adottato con successo dagli americani ai Giochi di Atene del 1896, nessuno, per oltre 85 anni, aveva mai pensato di apportare cambiamenti a quella posizione classica di partenza.
Il 9 marzo del 1974 allo Scandinavium di Göteborg, nel corso della 5° edizione dei Campionati Europei Indoor, il campione olimpico di Monaco ’72, l’ucraino Valeriy Filippovich Borzov, stupì il mondo dell’atletica presentando una partenza con soli tre appoggi, anziché quella classica con quattro, nella gara dei 60 metri piani.
Borzov adottò questo sistema di partenza, che consisteva nell’appoggiare alla pista una sola mano, la destra, portando la sinistra dietro, alta sulla schiena, sia nella batteria, vinta in 6.78 davanti al tedesco dell’est Bombach, che nella semifinale, dove giunse terzo dietro a Manfred Kokot ed al connazionale Kornelyuk. Si rifece ampiamente nella finale, corsa con il solito sistema di partenza, che dominò in 6.58.
Allo sparo dello starter, Borzov portava avanti con violenza il braccio sinistro, come un pugile che voglia sferrare un violento gancio all’avversario, aggiungendo con questo movimento nuovo impulso al suo già eccezionale avvio.
Dal 2 all’8 settembre di quell’anno erano in programma allo Stadio Olimpico di Roma i Campionati Europei, giunti alla 11.a edizione.
Chi scrive queste note era convocato nella equipe di partenza. Come ogni bravo starter dovrebbe fare, seguivo con i miei colleghi le prestazioni degli atleti che sarebbero stati protagonisti alla rassegna continentale.
La variante apportata da Borzov, sicuramente su indicazione del tecnico Valentin Petrovskij, il fisiologo al quale si doveva la costruzione del grande velocista sovietico, era stata riportata da tutti i giornali specializzati. Avevo letto che Borzov in una intervista aveva dichiarato che la partenza con tre appoggi si era resa necessaria per rimediare ad una lesione al polso sinistro patita durante una gara a Minsk. La versione resa da Valeriy alla stampa non aveva convinto, in quanto il polso non presentava il minimo segno che potesse far pensare ad un incidente.
Il fatto francamente mi preoccupava. La prospettiva che nel momento del comando pronti si vedesse spuntare, al disopra dello schieramento degli atleti, un braccio che disturbava l’allineamento, non mi faceva star tranquillo, tanto che feci provare ad alcuni atleti della mia città la procedura adottata da Borzov, proprio per verificarne gli effetti visivi. Effettivamente la turbativa c’era.
In occasione di una manifestazione preparatoria agli europei ne parlai anche con Pietro Mennea, il quale mi disse che, a suo giudizio, non vedeva quali vantaggi concreti portasse al suo grande avversario il nuovo sistema di partenza adottato. Pietro concluse con un ermetico”staremo a vedere!”
E questa fu alla fine anche la mia considerazione: non rimaneva, per valutare l’impatto con il nuovo modo di partire del sovietico, che attendere il pomeriggio del 2 settembre, quando si sarebbero corse le batterie dei 100 metri.
Borzov fu schierato proprio nella prima batteria, insieme al francese Chauvelot e al polacco Nowosz.
Puntuale Valeriy si produsse nel suo insolito movimento ed al momento del pronti vedemmo levarsi, al di sopra delle schiene ricurve dei velocisti, il braccio del sovietico che si bloccò nella posizione di immobilità richiesta dal regolamento.
Il fatto di essere preparati all’evento non ci sorprese e quindi l’avvio avvenne senza particolari difficoltà.
Borzov vinse agevolmente la batteria in 10.49 e fu ammesso alla semifinale, in programma per il giorno successivo.
Sorprendentemente, sia nella semifinale, che si aggiudicò in tutta tranquillità nel tempo di 10.39, che in finale, vinta in 10.27 sul nostro Mennea (10.34), il campione olimpico e primatista europeo, tornò alla partenza tradizionale con quattro appoggi.
Solo nel marzo del 1977, a San Sebastian, subito dopo la conquista del suo sesto titolo europeo indoor sui 60 metri, nel corso di una intervista rilasciata a Gianni Merlo de La Gazzetta dello Sport, Borzov rivelò che quello della partenza sui tre appoggi era stato un esperimento. Un esperimento non rivelatosi portatore di vantaggi significativi e quindi ben presto abbandonato.

fonte: Redazione Atleticanet
fonte foto: Archivio personale dell’autore

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