LUCIANO GIGLIOTTI, IL PROFESSORE OLIMPICO

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La storia del professor Luciano Gigliotti, nato ad Aurisina, (Trieste) il 9 luglio 1934, comincia nella città Geminiana sul finire del secondo conflitto mondiale quando orfano di guerra è costretto a riparare a Modena con il resto della sua famiglia; suo padre ufficiale dell'esercito italiano fu una delle vittime delle foibe nell'Istria controllata dai partigiani Jugoslavi di Tito

All'età di 11 anni frequentando le scuole del Sacro Cuore, ha la fortuna di conoscere il professor Ponzoni, uno degli storici tecnici della Fratellanza Modena, che lo contagiò con la sua passione per l'atletica e per il rugby. Orfano di padre, Luciano Gigliotti trova in Ponzoni un secondo padre, una guida che gli traccerà una strada fatta di passione per lo sport che negli anni a seguire peserà per lo sport italiano ed in particolare per l'atletica, in maniera considerevole.
Diplomatosi all'Isef nel 1955, insieme a Ponzoni nel 1960 decide di trascorrere un mese a Roma per assistere alla sua prima Olimpiade, innamorandosi definitivamente di questo sport per poi farne un motivo di vita.
Discreto atleta oltre che per la Fratellanza gareggia anche per l'A.S. Roma su distanze che vanno dai 400 metri agli 800 metri.
Tra i risultati più importanti di Gigliotti atleta, vi è un secondo posto ai campionati italiani assoluti nella 4×400 con l'A.S. Roma, due secondi posti ai campionati universitari, ed un titolo di campione italiano nella vecchia seconda serie, a cui vanno aggiunte altre piccole cose in ambito regionale.
Gigliotti incomincia la sua carriera da allenatore nel settore giovanile della Fratellanza nel 1962, per poi passare con alcuni dei suoi atleti, Giuseppe Cindolo e Renzo Finelli alla Panini.
Negli anni sessanta fino sul finire degli anni settanta allena gli atleti del gruppo sportivo dei carabinieri Bologna; qui oltre a maturare una grande esperienza porta diversi atleti nei ranghi della nazionale italiana: nomi come Brutti, Solone, Mangano, Fontanella, Diamante, Grippo, Marchei, Angeletti, Tentorini, Lauro, e tanti altri.

Grazie al suo lavoro, la federazione lo gratifica sempre più facendolo salire nelle file del settore tecnico. A distanza di tanti anni sono centinaia gli atleti maturati sotto la sua guida tecnica, i più importanti vanno da Vittorio Fontanella, Renzo Finelli, Giuseppe Cindolo, fino ad arrivare ai più famosi come, Gelindo Bordin, Alessandro Lambruschini, Maria Guida e Stefano Baldini, ricordarli tutti qui sarebbe troppo riduttivo, ma questi ultimi hanno portato all'Italia medaglie pesanti che hanno giustificato la permanenza del professore olimpico ai vertici del settore tecnico della federazione d'atletica italiana dagli anni ottanta fin oltre il duemila.

Il suo primo atleta olimpico fu Renzo Finelli che partecipò ai giochi di Città del Messico nel 1968, rimanendo fuori della finale dei 1500 metri per un errore tattico, poi ebbe Antonio Brutti a Monaco nel 1972 nella maratona, a seguire a Montreal nel 1976 Carlo Grippa negli 800 metri, che riuscì a disputare la finale. A Mosca nel 1980 partecipò con Vittorio Fontanella finalista nei 1500 metri, quinto classificato.
Ma è nel 1988 alle Olimpiadi di Seul che avviene la consacrazione del grande tecnico: qui Gelindo Bordin vinse una splendida maratona riscattando nel contempo la dignità dell'Italia su questa distanza dopo l’episodio dello sfortunato Dorando Pietri alle Olimpiadi di Londra, squalificato per essere stato sostenuto poco prima del traguardo.

Bordin all'arrivo della maratona s'inginocchiò baciando la pista dichiarando che solo il duro lavoro è quello che paga, quasi a incoronare il suo tecnico che venne sempre più visto come il Re della fatica.
A lui seguì Alessandro Lambruschini, bronzo nelle siepi ad Atlanta 1996, l’atleta toscano definito il keniano degli altopiani di Fucecchio, per essere stato fino ad ora l'unico atleta bianco al mondo a riuscire a contrastare il dominio sulla distanza dei 3000 siepi degli atleti africani.

L'ultimo atleta in ordine temporale è l'ormai mitico Stefano Baldini che vinse ai giochi d'Atene 2004 la gara più dura delle Olimpiadi, la maratona.
A rendere ancor di più suggestiva questa sua vittoria fu il vincere nella patria dei giochi olimpici sul leggendario percorso della maratona, contro atleti che sulla carta dovevano essere più forti di lui.

Queste alcune delle figure di valore cresciute grazie al genio di Luciano Gigliotti, che negli anni ha costruito una prestigiosa carriera tanto da essere considerato tra i migliori tecnici al mondo, sicuramente uno specialista nelle maratone anche se lui non ne ha mai corsa una.

Il suo regno indiscusso è divenuto quello della fatica, una forza che per Gigliotti diventa con il tempo un'energia costruita sulla dignità del lavoro costante. L'atleta (sostenne il professor Gigliotti in un'intervista tempo fa) in fondo è un privilegiato, la vera fatica sono la routine e i problemi della vita di tutti i giorni, come di chi lavora in fabbrica, mentre un'atleta che corre più di 300 chilometri a settimana in fondo si diverte è appagato.
I successi dei suoi atleti, hanno trasformato Modena in un piccolo regno delle grandi distanze, a cui il mondo intero spesso ha dovuto rendere conto volgendosi verso di lui, il Professore Olimpico

Tratto da: Ritratti di personaggi Modenesi Sport Edizioni D'arte L'atelier

Testo e foto Luigi Esposito Gino

fonte: Gino Esposito
fonte foto: Gino Esposito

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