GLI ULTIMI DUE INSERTI DEL LIBRO SCRITTO CON ROBERTO L. QUERCETANI

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

A ROMA ’87 BEN JOHNSON NON RUBO’ IN PARTENZA
La finale dei 100 metri uomini di Roma ’87, seconda edizione dei Campionati del Mondo di Atletica leggera, conclusasi con la vittoria del canedese Ben Johnson nel tempo di 9.83, tempo che migliorava di ben dieci centesimi di secondo il primato mondiale di Calvin Smith, fu caratterizzata da un fatto al quale gli stessi media, forse scarsamente informati, non dettero molta importanza.
Nella circostanza io funzionavo da contro-starter, o giudice di richiamo, in quanto di lì a poco avrei dato il via alla finale dei 100 metri donne.
Ricorderò che ai Campionati di Roma era in funzione il cronometraggio Seiko. La stessa casa giapponese fornì l’apparecchiatura di controllo delle false partenze. Contrariamente al solito, la taratura dei blocchi che avrebbero registrato la reazione degli atleti allo start venne fissata a 0.120 millesimi di secondo contro i tradizionali 0.100. Il motivo, secondo quanto riferitoci dalla Seiko stessa, fu di natura squisitamente tecnica.
Cerchiamo di osservare più da vicino quanto accadde alle 18.40 di quella domenica del 30 di agosto.
La reazione di Ben Johnson allo sparo fu veramente eccezionale: 0.109 millesimi di secondo; inspiegabilmente venne fornito alla stampa il tempo di reazione di 0.129, ma la documentazione originale Seiko in mio possesso conferma inequivocabilmente il dato da me indicato.
La reazione di Johnson era stata di ben 0.087 millesimi più rapida di quella di Lewis (0.196).
Ai cinquanta metri Johnson transitò in 5.53 contro il 5.64 di Lewis. Ai sessanta il suo tempo fu di 6.38, migliore del primato mondiale di 6.41 da lui ottenuto ad Indianapolis in occasione dei Campionati Mondiali Indoor.
Ma allora, potrebbe eccepire qualcuno, dal momento che l'anti-time (il tempo minimo di reazione = taratura del blocco) era fissato a 0.120 millesimi, la partenza di Johnson non era da considerare falsa ?
Questa eventualità non venne neppure ipotizzata, in quanto la partenza era stata visivamente corretta; inoltre a sostegno dell'operato dello starter e dei suoi collaboratori (contro-starter), risultarono tutta una serie di circostanze e di considerazioni che andrò qui ad illustrare.
Innanzi tutto occorre ricordare cosa prevedeva all'epoca il Regolamento Tecnico Internazionale.
Nel 1987 era vigente il R.T.I. redatto dopo gli aggiornamenti effettuati sulla base delle aggiunte e delle modifiche apportate ad esso dal Congresso della IAAF tenutosi a Stoccarda nel l'agosto 1986.
In tema di blocchi di partenza, la Regola 162 al paragrafo 9, sub. V così recitava: “I blocchi di partenza possono essere muniti di un dispositivo approvato per il rilevamento delle false partenze, ”come aiuto al Giudice di partenza”.
Tale Regola rimase in vigore anche ai Giochi Olimpici di Seul ed alla 3a edizione dei Campionati Mondiali di Tokio 1991.
In buona sostanza la Regola con quel “…come aiuto” riaffermava il concetto che lo starter rimaneva l'arbitro indiscusso della partenza.
A lui veniva offerto, attraverso l'utilizzo dello startkontrolle un aiuto, ma era sua discrezione avvalersene, ancorché nell'auricolare della sua cuffia si fosse fatto sentire il segnale acustico che lo avvertiva che nello spingere sui blocchi, qualche concorrente poteva aver superato il tempo minimo di reazione.
Perchè uso il dubitativo ?
Perchè avevamo sperimentato, e ce lo avevano confermato anche in più di una occasione gli stessi operatori inglesi della Seiko, che la apparecchiatura di controllo reagiva non solo agli avvii anticipati (spinta sui blocchi antitempo), ma anche a semplici contratture di muscoli, irrigidimento di un arto oppure a semplici, impercettibili movimenti di assestamento dei piedi dell'atleta sul blocco dopo il pronti.
Quindi erano il Giudice di partenza e i Giudici per il richiamo (contro-starter), segnale acustico o no, a stabilire se la partenza era visivamente regolare e cioè se i concorrenti al momento dello sparo avevano raggiunto la immobilità richiesta dal R.T.I.
Fu proprio così che noi starter si comportammo durante le gare di velocità dei Campionati del Mondo di Roma 87.
Nella finale in questione la partenza era avvenuta regolarmente e pertanto venne ritenuta valida sia dallo starter che dai due contro-starter, che erano posizionati in modo da avere una visuale dello schieramento dei concorrenti diversa da quella del Giudice di partenza.
Nella circostanza inoltre lo starter Gianfranco Capelli, l'unico ad avere la cuffia collegata con l'apparecchiatura Seiko, ci confermò, quando esaminammo il responso della macchina, di non aver udito in cuffia alcun segnale che avesse potuto indurlo a fermare la gara.
Lo starter in servizio ai Mondiali di Tokio del 1991, il famoso sprinter Iijima Hideo, semifinalista nella gara dei 100 alle Olimpiadi di Tokio del 1964, evitò addirittura di appoggiare la cuffia sui suoi orecchi, proprio per non udire quel “bip” che con tutta probabilità la “macchina” gli avrà inviato al momento della partenza della finale dei 100 metri quando Dennis Mitchell “reagì” dai blocchi in 0.090 (tempo minimo : 0.100).
Per lui, ed anche per noi che l'abbiamo osservata in televisione, la partenza di quella gara fu “visivamente” regolare !

La IAAF nel Congresso di Stoccarda del 1993, per sgombrare il terreno da incertezze, inserì nel contesto della Regola 162 un nuovo paragrafo, il numero 10 che ribadiva l’obbligo del collegamento dei blocchi al dispositivo di rilevamento delle false partenze. Imponeva inoltre al giudice di partenza l’uso degli auricolari collegati con l’apparecchiatura, in modo da udire il segnale ogni qualvolta il tempo di reazione rilevato dal dispositivo fosse stato inferiore ai 100 millesimi di secondo.
Con questo importante intervento la Commissione Tecnica della I.A.A.F. introduceva il concetto della subordinazione dello starter alla macchina, che non risolverà il problema delle false partenze, ma determinerà invece situazioni molto imbarazzanti come quelle che si verificarono poi durante i Campionati del Mondo di Goteborg nel 1995.
Tornando alla gara dei 100 metri di Roma 87 la regolarità della partenza di Ben Johnson venne ribadita anche dal rapporto, Time Analysis of the Sprints, II WC – Rome 1987, redatto da Moravec, Ruzicka, Dostal, Susanka, Kojecs e Nosek, ricercatori dei dipartimento di biomeccanica computerizzata della Charles University di Praga, contenuto nel “Scientific report on the II World Championships in Athletics, Rome 1987” pubblicato a Londra nel 1988 dalla I.A.F. (International Athletic Foundacion).
Sulla base di registrazioni effettuate da una telecamera ad alta velocità, capace di filmare a 196 immagini al secondo, furono analizzate le partenze e misurati i tempi di reazione che vennero poi comparati con quelli forniti dagli starting-blocks.
Ecco i risultati del rapporto per quanto riguarda Johnson e Lewis.
Per Ben Johnson lo starting-block fornì il tempo di 0.109, mentre la telecamera rapida quello di 0.143, quindi ampiamente nei limiti regolamentari.
Per Carl Lewis il responso della telecamera fu solo leggermente più “pesante” di quello fornito dai blocchi: 0.199 contro 0.196.
Si giunse alla conclusione che i sospetti sulla partenza di Ben Johnsonerano sicuramente ed esclusivamente da attribuirsi al suo particolare modo di avviarsi, completamente diverso da quello di tutti gli altri concorrenti.
Il mistero rimase per quanto concerneva la pubblicazione del tempo di reazione di 0.129.

DONNE AL SORPASSO ?
La battaglia intrapresa fin dal 1917 dalla francese Alice Milliat con il Comitato Olimpico Internazionale per l’ammissione delle donne alle olimpiadi, si concluse solo nel 1928 con l’inserimento nel programma olimpico di Amsterdam di cinque specialità riservate alle atlete: 100, 800, alto, disco e staffetta 4×100.
Da allora, con sempre crescente gradualità, il movimento femminile si è andato ampliando e così pure il programma delle gare riservate al gentil sesso, tanto da arrivare oggi ad una sostanziale parità.
Salvo rare eccezioni (peso degli attrezzi e altezza degli ostacoli) il Regolamento Tecnico Internazionale, non ha concesso disparità di trattamento fra uomini e donne.
Stessa distanza nelle gare di corsa, stessa modalità di esecuzione nei concorsi, stessa anche la problematica dei falli e delle infrazioni commesse.
Anche i blocchi di partenza hanno le stesse caratteristiche tecniche per entrambi i sessi e nessuna differenza viene fatta in quanto ai tempi di reazione, pur conoscendo benissimo che la potenza della spinta sui blocchi nelle donne è decisamente inferiore rispetto a quella dei colleghi maschi.
Gli stessi primati mondiali, che anni addietro presentavano distanze abissali fra gli atleti appartenenti a sessi diversi, adesso si sono sensibilmente avvicinati al punto che nel 1992 uno studio pubblicato sulla rivista Nature, affermava che molto presto le donne avrebbero superato gli uomini a livello di primati del mondo. Il concetto (a nostro avviso discutibile) seguito dagli studiosi, si basava sulla progressione dei primati mondiali femminili e sul fatto che gli stessi fossero stati migliorati più rapidamente nel corso degli anni. Secondo i loro calcoli in maratona il sorpasso sarebbe dovuto avvenire nel 1998. Come tutti sanno ciò non è avvenuto anche se il primato mondiale femminile sulla distanza (2h15’25” di Paula Radcliffe a Londra il 13 aprile 2003) è tempo di grande valore anche nel settore maschile. A parte questo caso, negli ultimi anni la differenza tra uomini e donne è rimasta pressoché immutata ed è difficile a questo punto ipotizzare ulteriori sostanziali avvicinamenti.
Gli studiosi di Nature anziché basarsi su dati statistici avrebbero dovuto privilegiare la fisiologia e quindi tornare ai vecchi concetti che codificano la differenza fra i due sessi nella diversa potenza del motore e sul fatto che i meccanismi che producono l’energia per il movimento sono nelle donne meno sviluppati, come pure le masse muscolari che negli uomini registrano la presenza di ormoni androgeni, come il testosterone.
Ancora a svantaggio delle donne una maggior presenza nella loro struttura fisica di grasso corporeo e di tessuto scheletrico.
Il sorpasso prestativo tra donne e uomini è quindi ancora lontano e di difficile raggiungimento. Esistono tuttavia i presupposti fisiologici perché, specie in alcune specialità sportive, questa differenza possa essere sensibilmente limata.

fonte: Redazione Atleticanet
fonte foto: Archivio personale dell’autore

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