LA STRANA STORIA DEL SIGNOR BRUCE QUANDE

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La data è 24.05.1963: il “Missoulian”, quotidiano di una comunità del Montana pubblica una foto in bianco e nero, oggi dai contorni incerti e sgranati, unica labile traccia di un qualcosa di incredibilmente inedito per il nostro sport.

La foto ritrae uno studente quindicenne, Bruce Quande (Kwahndy), nell'atto di superare l'asticella del salto in alto; quest'ultima sembra sospesa nel nulla, essendo appoggiata a degli improbabili ritti,che terminano proprio lì. Il giornale afferma che il ragazzino vinse la gara, una sorta di campionato interscolastico, tralasciando di specificare la misura superata (l'impressione è che potrebbe essere intorno al metro sessanta/settanta centimetri).

L'immagine non lascia dubbi: Quande usa la stessa tecnica, che solamente cinque anni più tardi, darà ad un ragazzo dell'Oregon, Richard Douglas “Dick” Fosbury fama imperitura e la gloria dell'oro olimpico (Mexico68). Tecnica che come tutti sanno ha rivoluzionato la storia del salto in alto. Non più il classico scavalcamento ventrale, ma uno strano salto “a gambero”, per cui ad un certo punto della rincorsa, l'atleta fa una giravolta e decolla, di schiena, verso l'asticella. Questo modo di saltare all'indietro, molto economico, più performante e meno usurante a livello tendineo, si impose nel corso degli anni e da molto tempo ormai il salto in alto è al 100% “Fosbury Flop”. Il “ventrale” appartiene al passato, inesorabilmente catalogato nello scaffale dei gesti dimenticati (i suoi ultimi epigoni, entrambi sovietici, i leggendari Valeri Brumel e Vladimir Yashchenko, terminarono prematuramente la loro carriera,vittime di gravi infortuni).

Dunque, “Fosbury Flop” o alla luce di quell'inedita foto “Quande Flop”? Si può considerare anche Bruce Quande, appartenente di diritto alla schiera dei dimenticati dell'atletica leggera, una sorta di sepolto vivo? Oggi il sessantenne Quande, afferma che la sua “carriera di saltatore in alto” durò lo spazio di un mattino (in realtà un paio di semestri scolastici) e soprattutto non fece seguaci dopo quella gara. Molto diversamente andò la storia sportiva di Fosbury che ha visto un oramai quarantennale, costante,collettivo affinamento di quella “sua” tecnica.
Alla fine rimarrà tutto invariato, la storia della specialità non subirà sussulti ma al “dimenticato quindicenne Kwahndy ” concediamo almeno il merito di una inconsapevole primogenitura, rimasta confinata in una garetta scolastica, un giorno di una primavera ormai lontana.

fonte: trackandfieldnews.com / Jon Hendershott
fonte foto: trackandfieldnews.com

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