UN MONDO, TANTI SOGNI

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Dal 15 al 25 maggio a McLeod Gany (Dharmsala Alta), un tranquillo villaggio dell’India settentrionale ai piedi dell’Himalaya, si sono tenute le prime Olimpiadi Tibetane, una manifestazione sportiva priva di sponsor e grandi campioni, ma con uno slogan piuttosto esplicito:“Un mondo, tanti sogni”. Un evento pensato per i giovani tibetani in esilio, che non potranno partecipare con la bandiera della propria Nazione alle prossime Olimpiadi di Pechino.
La torcia delle Olimpiadi del Tibet, partita a fine gennaio dall’India, ha toccato 12 città in giro per il mondo, e’ stata accolta con gioia e partecipazione nelle varie grandi capitali come Sidney, Tokyo, SanFrancisco, Rio de Janeiro, Londra, Città del Capo.

Questa particolare manifestazione sportiva è nata dall’idea di un giovane impresario, Lobasng Wangyal, un trentottenne nato in India da genitori tibetani emigrati nel ’59. Wangyal, che ha iniziato a pensare alle Olimpiadi alternative fin dal 2001, da quando cioè i Giochi sono stati assegnati a Pechino, dice di aver trovato per questa sua iniziativa l’appoggio di tanti, ma in concreto pochi sponsor, poichè tutti temono di fatto la grande tigre cinese. Secondo l’impresario tibetano, l’Olimpiade di Pechino non è tuttavia da boicottare: “i Giochi sono degli atleti,e non del governo cinese che con la sua politica cattiva distrugge l’ambiente e le persone”.
Lo scopo delle Olimpiadi tibetane era quello di richiamare l’attenzione internazionale sulla situazione in Tibet ed i Giochi sono stati un’occasione per mostrare che anche i tibetani possono e devono fare sport (anche se normalmente le autorità religiose sconsigliano ai giovani monaci buddisti discipline come il calcio ed il basket, perché ritenute “distrazioni pericolose”).

I partecipanti, 10 donne e 13 uomini, sono tutti studenti, in età dai 17 ai 28anni, sportivi non professionisti, residenti in India, figli di emigrati tibetani o profughi. Il primo giorno, all’arrivo al campus olimpico di Dharamsala, i ragazzi hanno trovato un buon numero di giornalisti e fotografi, curiosi in conferenza stampa di conoscere soprattutto le storie dei profughi, di sentire il come e perchè le loro famiglie dovettero lasciare il Tibet. Come si conviene ad una squadra olimpica, tutti gli atleti hanno indossato la divisa nazionale: tute in acetato fornite da una ditta indiana, rosse per gli uomini, bianche per le donne.

Nelle prime giornate della manifestazione, gran parte del tempo è stata dedicata alla preparazione e agli allenamenti e, naturalmente…alle meditazioni Yoga (un’ora al giorno, dalle 7.15 alle 8.15).
Nel pomeriggio di lunedì la squadra olimpica si è recata in visita dal Governo Tibetano in esilio (il Dalai Lama da 49 anni si trova in esilio qui, a Dharamsala).
Le competizioni che assegnavano i punteggi, si sono svolte dal 22 al 25 maggio:
Tiro con l’arco e carabina,
Corsa sulla lunga distanza su strada,
Gare di nuoto (in piscina di 20 metri),
Prove di atletica ( 80m, 400m, 80ostacoli, salto in alto, salto in lungo e giavellotto) e la cerimonia di premiazione nella giornata conclusiva, il 25maggio.
Durante la prima giornata di gare, i partecipanti hanno osservato un minuto di silenzio, in ricordo delle vittime del terribile terremoto che ha da poco colpito la Cina.

Ogni concorrente aveva l’obbligo di partecipare a tutte le gare in programma, i due vincitori (una tra le donne, uno tra gli uomini) sono risultati gli atleti che hanno totalizzato il maggior punteggio complessivo.

La diciannovenne Thsering Lhamo, prima sugli 80m, 80Hs, e salto in lungo, ed il venticinquenne Dorji Tsering, giovane ostacolista di successo nei campionati studenteschi e qui dominatore delle prove di corsa, sono i vincitori della prima Olimpiade Tibetana della storia. A loro vanno la medaglia d’oro, un trofeo, ed un assegno di circa 2500 dollari.
A completare il podio, tra le donne, Dhartso Kyi e Dolkar Tso. Tra gli uomini, Dawa Dakpa e Tenzin Choephel; a questi atleti, oltre alle consuete medaglie in argento e bronzo, va anche un assegno da 1250 e 650 dollari, rispettivamente.

fonte: www.tibetanolympics.com
fonte foto: www.tibetanolympics.com.

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