ROBERTO QUERCETANI, PASSATO PRESENTE E FUTURO DELL’ATLETICA MONDIALE

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E’ in uscita l’ultima fatica dell’illustre giornalista e storico dell’atletica Roberto L. Quercetani. Si tratta del libro “Storia dell’Atletica Mondiale dal 1860 ad oggi – Uomini e Donne”, che verrà presentato ufficialmente nelle prossime settimane in concomitanza con uno degli appuntamenti più prestigiosi della stagione agonistica. L’opera è stata resa possibile grazie alla collaborazione della FIDAL e del suo Presidente Franco Arese ed al grande impegno di Quercetani che da anni stava lavorando all’aggiornamento di quella che è considerata la “Bibbia” dell’Atletica. Non va dimenticato che la prima edizione (1990), oltre che in Italiano, venne pubblicata anche in Inglese, in Spagnolo e in Giapponese.

Per dare la dimensione dell’importanza del lavoro dello storico fiorentino, è bene evidenziare che la nuova edizione conta ben 448 pagine e 277 fotografie; la parte statistica occupa 13 pagine e l’indice dei nomi citati nel libro raggiunge l’impressionante quota di 4.000 voci. I box di curiosità sono 103. Il libro edito da Vallardi, sarà disponibile in libreria a fine giugno a € 39,oo. Nella parte finale di questo articolo è possibile consultare l’indice e i dati essenziali relativi all’opera.

L’intervista in esclusiva per Atleticanet realizzata da Diego Cacchiarelli e Gustavo Pallicca.

[Atleticanet] Subito una domanda specifica: a chi è rivolta questa “opera omnia” sull’atletica? E’ un manuale per addetti ai lavori o è la chiave offerta ad un pubblico più vasto per entrare in un “vero paese delle meraviglie”?
[Roberto L. Quercetani]
Almeno nelle mie intenzioni, il libro è rivolto a chiunque ami questo sport nelle sue svariate realtà passate o presenti, soprattutto nel suo aspetto fondamentale di fenomeno diffuso in tutto il mondo. Attualmente sono affiliate all’IAAF ben 213 nazioni – un numero record, credo, per qualsiasi organizzazione internazionale, sportiva e non.


[Atleticanet] Nel tuo libro abbracci praticamente tutto il mondo conosciuto dell’atletica mondiale di quasi due secoli. Se dovessi citare cinque nomi da scolpire nella pietra a testimonianza di questo sport, chi citeresti e perché?
[Roberto L. Quercetani] E’ molto difficile fare una scelta del genere. La mia, ovviamente soggettiva, porta i nomi di Owens, Zátopek, Oerter, C.Lewis e Bubka fra gli uomini; Blankers-Koen rimane per me la regina fra le donne. In Italia scelgo Adolfo Consolini fra gli uomini e Sara Simeoni fra le donne. Partendo in ogni caso dal principio che un campione può esser valutato solo sul metro di quanto seppe fare nelle condizioni prevalenti nella sua epoca.


[Atleticanet]
Volendo cogliere un aspetto peculiare di questo sport, cosa evidenzieresti?
[Roberto L. Quercetani]
Per me l’essenza più intrigante dell’atletica leggera è quella di uno sport in cui ciascuno, in definitiva, “si dà il voto da sé”. Privo, cioè di quegli appigli esterni e di quel “gioco dei casi” a cui uno può aggrapparsi nei giochi di squadra.


[Atleticanet] Sono davvero molti i libri che scaturiscono dalla tua profonda conoscenza personale e di storico sull’atletica leggera. Ma qual’è il libro ancora non scritto che vorresti o avresti voluto dare alle stampe?
[Roberto L. Quercetani] L’elenco dei libri non scritti rimarrà pur sempre molto lungo. Posso solo cercare di accorciarlo ancora un po’…


[Atleticanet] La tua attività di scrittore ti ha visto quasi sempre come autore “solitario” o in collaborazione con soli autori esteri. L’Italia è così povera di professionalità elevate? C’è stato nessun italiano con cui hai pubblicato a “quattro mani”?
[Roberto L. Quercetani]
Nella mia carriera ho scritto numerosi libri da solo e quasi altrettanti in collaborazione con amici coi quali ero bene affiatato, come Potts appunto, e poi Fulvio Regli, Cordner Nelson, Bob Phillips e Nejat Kök. In Italia il primo (e per ora unico – ndr)di tale elenco è stato Gustavo Pallicca, della cui vasta esperienza come giudice e starter internazionale mi valsi due anni or sono per arricchire l’edizione inglese di un libro sulla storia dello sprint mondiale.


[Atleticanet]
L’atletica è la tua vita da moltissimi anni ed hai una memoria storica che in alcuni casi può essere perfino ingombrante…se potessi cancellare qualcosa dei tuoi ricordi che non ti è piaciuto, cosa vorresti cancellare?
[Roberto L. Quercetani]
Come italiano cancellerei volentieri dalla mia memoria “il caso Evangelisti” (salto in lungo, Mondiali di Roma 1987). Seguii quella gara dalla tribuna Monte Mario, quindi un po’ lontano dalla pedana di salto in lungo, che era parallela alla tribuna Tevere. Ma sull’ ”errata” misurazione del sesto salto dell’azzurro Giovanni Evangelisti (dato come 8.38, misura che lo avrebbe portato dal quarto al terzo posto ma che fu ufficialmente “cancellata” alcuni giorni dopo) mi fornirono più tardi chiarimenti…scoraggianti due amici che avevano assistito da posizione assai più favorevole. Intendiamoci: la storia dell’atletica ha annoverato anche altrove casi più o meno fraudolenti. Nel mio libro ne cito uno a carico di un giudice americano ai G.O. di Los Angeles 1932 ed uno a carico di un giudice sovietico ai G.O. di Mosca 1980.


[Atleticanet] E quale vorresti rivivere?
[Roberto L. Quercetani] Vorrei rivivere il duello fra gli americani Mike Powell e Carl Lewis nel salto in lungo dei Mondiali di Tokio 1991. Il primo vinse superando con 8.95 quello che molti di noi reputavano il “record dei records”, il mondiale di Bob Beamon (8.90 nel 1968 a Messico). Il secondo, Lewis, si laureò a mio avviso come il “più grande perdente di tutti i tempi”, con quattro salti oltre gli 8,80.
Se dall’assoluto dovessi passare al relativo assai importante del “cuore patriottico”, vorrei rivivere la vittoria di Livio Berruti nei 200 metri dei G.O. di Roma 1960 a tempo di record mondiale (20.5). Che valse fra l’altro … a me, come italiano, i complimenti di due fans / amici stranieri che sedevano ai miei lati: il dott. Donald Potts, americano, e l’architetto Zubillaga Zubimendi, messicano (quest’ultimo , credo, per solidarietà di razza).


[Atleticanet]
Da storico e giornalista hai vissuto e narrato di grandi cambiamenti nell’atletica; da specialità soppresse a modifiche sostanziali (come il salto in alto), da strumenti innovativi capaci di influenzare la prestazione (fotofinish o i materiali delle aste) fino a regolamenti e tecniche che limitano l’assunzione di alimenti e sostanze chimiche. C’è ancora spazio per un’evoluzione dell’atletica o è stato toccato l’apice massimo?
[Roberto L. Quercetani]
Non si può mai credere che sia stato toccato il “massimo” in alcun settore delle attività umane. Per l’atletica spero che si addivenga ad esempio ad una misurazione dei salti orizzontali (lungo e triplo) dal punto reale di battuta, anziché come adesso dal bordo della tavola detto “ linea di stacco”. L’attuale record mondiale di salto in lungo (il succitato 8, 95 di Powell) non è in realtà il balzo più bello della storia – si sa che almeno due atleti hanno fatto meglio: Carl Lewis e il cubano Ivan Pedroso, i quali ebbero a suo tempo “nulli” marginali che nel parere di esperti testimoni oculari valevano rispettivamente 9,14 e 9,02…

 

[Atleticanet] Parliamo dello sprint, e quindi delle specialità che più colpiscono l’immaginario collettivo. Tu hai dedicato molti dei tuoi scritti alla nascita e all’evoluzione della corsa veloce. Come descriveresti il percorso svolto dallo sprint mondiale?
[Roberto L. Quercetani] Proprio in questo inizio di stagione 2008 abbiamo visto la caduta di due “mondiali” riguardanti proprio le distanze più brevi – 100 metri piani e 110 metri ostacoli. Questo conferma quanto si diceva sopra – mai esser certi di aver visto il massimo …. Fra l’altro, l’insolita statura (1,96) del giamaicano Usain Bolt, neo-primatista dei 100 piani, serve a ricordarci che l’altezza media dell’uomo è in lento ma costante aumento.

[Atleticanet] Una curiosità da semplice appassionato: hai conosciuto personalmente il velocista Harold Abrahams (il protagonista del film Momenti di gloria) ed hai fondato insieme a lui l’ATFS, l’associazione degli statistici mondiali dell’atletica leggera nel 1950. Che idea ti sei fatto di quest’uomo? Era così come ce l’ha descritto il film? Cos’ha dato realmente all’atletica mondiale?
[Roberto L. Quercetani] Ebbi la fortuna di conoscere bene Harold Abrahams, uomo intelligente sotto svariati aspetti, avvocato nella vita di ogni giorno. Nel 1950 gli undici soci fondatori della neonata ATFS (Association of Track & Field Statisticians), di cui fui il primo Presidente, gli offrì il ruolo di Presidente Onorario. Credo che ben pochi uomini abbiano servito l’atletica in altrettante forme diverse come fece lui: grande velocista e lunghista (olimpionico dei 100 piani nel 1924), giornalista e radio-commentatore, appassionato storico e statistico, dirigente e legislatore di spicco della federazione inglese (AAA) e dell’IAAF. Mi onorò scrivendo la prefazione della mia prima storia dell’atletica mondiale (1964). Un uomo più completo del pur simpatico personaggio del film “Chariots of Fire” (in versione italiana “Momenti di gloria”) , che lui fra parentesi non vide perché morì pochi mesi prima della “première”, nel 1978.

[Atleticanet] Politica e geopolitica nell’atletica. Hai assistito a gran parte della vita della IAAF e alla sua evoluzione da semplice strumento al servizio dell’atletica mondiale a vero colosso commerciale generato dalla mente di Primo Nebiolo. E’ stata una federazione al passo con i tempi? Si poteva fare di meglio? E’ stato fatto troppo?
[Roberto L. Quercetani] Primo Nebiolo ebbe il coraggio di cambiare la filosofia e il ritmo di vita dell’IAAF. Dopo anni di cripto-professionismo, introdusse ufficialmente il “prize money” nelle riunioni internazionali. Contribuì anche alla democratizzazione dell’IAAF con la politica “one country – one vote” (cioè un voto per ogni nazione affiliata, indipendentemente dalla sua importanza). Naturalmente ogni nuova iniziativa si può giudicare solo sull’arco di un lungo lasso di tempo. Ora l’IAAF, seppur cresciuta notevolmente nelle sue proporzioni economiche, deve fronteggiare molti problemi e stemperare svariati eccessi. Occorreranno uomini di tempra e assai saggi per il suo futuro.

[Atleticanet] Nel corso dei decenni nazioni e continenti “storici” hanno ceduto il monopolio dell’atletica di vertice ad altre realtà emergenti. Quale sarà l’assetto futuro dell’eccellenza dell’atletica mondiale?
[Roberto L. Quercetani] Fra i cambiamenti di questi ultimi anni torreggia su tutti il grande effetto dell’ “onda africana” nel mezzofondo/fondo, dove gli atleti di quel continente e in particolare keniani ed etiopi hanno conquistato tutte le posizioni che una volta erano dell’Europa. Si direbbe che la loro eccelsa qualità abbia avuto l’effetto di scoraggiare Paesi come Gran Bretagna, Germania e Italia, che oggi non riescono più a raggiungere i livelli cronometrici che avevano negli anni Ottanta, questo mentre l’Africa riscriveva l’albo dei primati mondiali. E sempre nuovi Paesi si fanno vivi nei quartieri alti, perfino di specialità “tecniche” come i lanci. Un esempio: il discobolo Ehsan Hadadi, un gigante (1,98) dell’Iran che recentemente è riuscito a battere i migliori europei. Gli Stati Uniti sono tuttora la potenza n° 1 di questo sport, grazie soprattutto alla loro rete di competizioni universitarie, ma in un futuro più o meno prossimo non mancheranno sfidanti adeguati.

[Atleticanet] Il movimento atletico italiano vive alterne fortune e momenti di particolare delicatezza sia gestionale che prestativa. Dal tuo punto di vista, cosa sta accadendo e cosa dovrebbe accadere?
[Roberto L. Quercetani] Anche l’Italia, come altre grandi nazioni europee, attraversa in questo sport un momento critico, forse anche per mancanza di “vocazioni”; molti adolescenti che “giocano volentieri all’atletica” in giovanissima età emigrano poi verso altri lidi quando sarebbe giunto il momento di “approfondire”. La concorrenza di altri sports più facilmente remunerativi fa il resto. Naturalmente l’eventuale emergenza di nuovi “assi” italiani – atleti sul tipo di Andrew Howe – potrebbe avere un effetto trascinante. Rafforzare le società è forse il problema più importante.


[Atleticanet]
…e per concludere… Tu oramai da tantissimi anni sei il punto di riferimento di storici, giornalisti e statistici, vedi adesso qualcuno che, non dico possa affiancarti, ma che abbia le qualità per diventare un giorno un nuovo Quercetani?
[Roberto L. Quercetani]
Non vedo per un futuro prossimo l’apparizione di un “nuovo Quercetani”. Scherzi a parte, prevedo però l’emergere di qualcuno più bravo e più dotto del sottoscritto. Anche perché nei tempi attuali è molto più agevole ottenere tutte le notizie importanti da ogni angolo del globo, grazie all’accresciuta efficienza dell’ATFS (il cui “Annual”, sotto la guida dell’amico Peter Matthews, conta oggi più di 600 pagine) e soprattutto per la presenza degli infiniti “Web-sites” accessibili con i “computers”. Nel 1950 occorreva scrivere lettere e lettere per aver dati dei vari Paesi e poi aspettare giorni e settimane prima di averli. Proprio in quell’epoca ebbi risposta ad una lettera da me inviata alla Federazione sovietica di atletica. Mi fu trasmessa…dall’Ambasciata dell’URSS a Roma. Girai quelle informazioni, fino a quel momento ignote in Italia, alla “ Gazzetta dello Sport”.

Intervista realizzata nel mese di giugno 2008

 


Chi è Roberto L. Quercetani
Roberto Luigi Quercetani, nato a Firenze il 3 maggio 1922, è probabilmente il piu’ noto giornalista di Atletica, in Italia e nel mondo. Appassionato da sempre del dettaglio storico e statistico, nel 1950 a Bruxelles fu uno dei fondatori della ATFS (Association of Track and Field Statisticians), e presidente dal 1950 al 1968. Ha scritto di sua mano, per lo più in inglese, un buon numero di libri dedicati a singole specialità dell’Atletica. Come giornalista ha collaborato a lungo con “La Gazzetta dello Sport” e la rivista “Atletica”.

Dati salienti del libro “Storia dell’Atletica Mondiale dal 1860 ad oggi – Uomini e Donne
Pagine: 448
Foto: circa 300 in B/N
Formato: 19,5 x 24 cm.
DATA DI PUBBLICAZIONE: Giugno 2008
PREZZO AL PUBBLICO: Euro 39,00
ISBN: 978-88-95684-06-2

EditVallardi di Roberto Vallardi
Via Roma 74 – 20060 Cassina de Pecchi (Milano) – ITALY
Ph.(++39) 02.95.28.202 / 02.95.34.38.86
Fax (++39) 02.95.29.94.46 – E-mail: segreteria@editvallardi.com
Distribuzione Esclusiva in Italia – CDA Bologna – Tel.051.96.93.12

L’indice del libro
Introduzione: La vicenda Atletica: dalla lunga preistoria ai tempi moderni

ATLETICA MASCHILE
1860-1900 – Prime esperienze britanniche e americane. Dai grandi “camminatori” fino ai primi campioni: Wefers, Myers, George, ecc. Prime Olimpiadi moderne (Atene 1896). Italia: Bargossi ed altri.

1901-1920 – Si allarga il quadro internazionale, fino ai primi Giochi Olimpici veramente rappresentativi (Stoccolma 1912).

1921-1940 – Il mito di Nurmi. Nascono i Giochi del Commonwealth, i Campionati Europei ed altre grandi manifestazioni. Italia: da Facelli a Beccali.

1941-1960 – La Seconda Guerra Mondiale cancella due Olimpiadi. Consolini fino a Hary e Berruti. Comincia a vacillare il dilettantismo. L’URSS entra nell’arengo internazionale.

1961-1980 – L’atletica assume nuove dimensioni. Si scopre il continente Africa: da Abebe Bikila a Keino e Rono. Evoluzione tecnica e organizzativa: siamo nel professionismo, anche se non ancora dichiarato ufficialmente. Interferenze politiche: i boicottaggi olimpici.

1981-2000 – Si superano vecchie barriere: sulla pista, sul campo, sulla strada e nella filosofia dell’IAAF. Anche le regole si adattano al professionismo, ormai ufficializzato. Le compagnie TV e gli “sponsors” portano a grandi cambiamenti: il Grand Prix e la Golden League. I campioni: Carl Lewis, Moses, Michael Johnson, Bubka, Syedikh, Zelezny. L’Africa domina sulle lunghe distanze.

2001-2007 – Si allarga ulteriormente la mappa dell’atletica mondiale: “nuovi Paesi” e nuovi fenomeni. Più severa la campagna anti-doping dell’IAAF.

ATLETICA FEMMINILE
1900-1940 – Dalle prime “clandestine” all’ingresso di Eva nell’arengo olimpico (Amsterdam 1928). La versatile Babe Didrikson. Italia: Valla e Testoni.

1941-1970 – La prima regina viene dall’Olanda: Fanny Blankers-Koen. Le nuove potenze: URSS e Germania Est. Evoluzione tecnica.

1971-2000 – Molte belle imprese e qualche serio problema. Le “stelle”: Kazankina, Koch, Griffith, Kostadinova, Joyner. Una strana e breve rivoluzione cinese nelle lunghe distanze.

2001-2007 – Radcliffe, orgoglio del Vecchio Continente nella maratona. Ma nelle corse lunghe su pista l’Africa regna sovrana (Defar, ecc.). Isinbayeva, acrobata russa. Marion Jones: dalle stelle alle stalle.

Le statistiche maschili e femminili
Liste mondiali “All Time al limite dei vari periodi in cui è diviso il testo.
Indice nominativo degli atleti e delle atlete (menzionati nel testo).

fonte: Redazione
fonte foto: Vallardi Editore e Gustavo Pallicca

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