LIBANIA GRENOT, LA NOVITA’ AZZURRA CHE VIENE DA CUBA

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In un caldo pomeriggio fiorentino, la felicità ha il volto di una ragazza semplice, all'apparenza timida, fino ad oggi ben poco conosciuta dal grande pubblico. Si tratta di Libania Grenot, che tra l'incredulità generale ha migliorato di 13 centesimi il primato italiano sulla classica distanza dei 400 metri.
La sua è una bella storia, tutta da raccontare, nonostante l'inevitabile affanno dovuto all'afa e alla fatica.

“Sono nata a Santiago de Cuba quasi 25 anni fa, li compirò il 12 luglio”. Talento precoce: “ho iniziato a nove anni a fare sport, ho provato un po' di tutto per poi specializzarmi nel giro di pista”, fino ad indossare la maglia della nazionale cubana ai Mondiali allievi di Bydgoszcz 1999, con un quinto posto in finale, “e per l'ultima volta ai Mondiali di Helsinki, il 7 agosto 2005. Alla vigilia del successivo Natale, ho conosciuto un italiano che era in vacanza nella mia isola. Si chiama Silvio ed è un romano di Casal Palocco”. E a questo punto è accaduto ciò che si può facilmente immaginare. “Ci siamo innamorati, così dopo qualche mese, esattamente il 20 giugno 2006, sono partita per la prima volta verso l'Italia”. Libania ci tiene a precisare le date che hanno contribuito a cambiarle la vita.

“Il 2 settembre di quell'anno ci siamo sposati a Cuba, ma ormai avevo praticamente smesso di fare atletica. Però mi sono resa conto che correre è la cosa che so fare meglio, che più mi piace e ho deciso di riprendere il 20 giugno 2007, proprio a un anno dal mio arrivo qui. Dopo due stagioni di sostanziale inattività, sono stata fortunata a trovare subito un bravo tecnico come Riccardo Pisani e ho iniziato ad allenarmi con lui a Tivoli, insieme ad Andrea Barberi. Ci metto 40 minuti di macchina da Casal Palocco, dove mi trovo benissimo. Mi piace ogni tanto anche andare a giro per Roma, oppure passeggiare a Ostia. La preparazione invernale è filata liscia, con un paio di prove indoor e successivamente uno stage a marzo in Sudafrica, a Potchefstroom.
Nella gara di oggi a Firenze ho trovato le condizioni per esprimermi al meglio, faceva caldo
[33-34°C all'ombra, ndr], ma per la velocità è quello che ci vuole. Dedico questo record al mio allenatore e a tutti i parenti che sono a Cuba: mio padre, la mamma che fa la giornalista, la nonna e il mio unico fratello, Ignacio.
Lo scorso 4 aprile ho ottenuto il passaporto italiano e spero tanto di poter andare a Pechino in maglia azzurra: nel frattempo saranno già passati più di tre anni dalla mia ultima presenza per Cuba…”.

E qui si entra nelle pieghe del regolamento internazionale, che purtroppo però nella sua ultima revisione del 1° maggio 2008 parla abbastanza chiaro: in sintesi, alla regola 5.2 recita che, a partire dal momento in cui viene ottenuta la nuova cittadinanza (e non più dall'ultima apparizione con la vecchia maglia, la modifica è stata votata nel Congresso IAAF di Helsinki 2005), inizia il periodo di attesa di tre anni per la partecipazione a Giochi Olimpici, Campionati Mondiali ed Europei (e inoltre, tra quelle di nostro interesse, a manifestazioni come Coppa Europa e Giochi del Mediterraneo).
Può essere ridotto a un anno in caso di accordo fra le due federazioni coinvolte, può essere ulteriormente ridotto o addirittura cancellato soltanto in circostanze “realmente eccezionali” (che per esempio a Osaka sono state riconosciute al discobolo ex-sudafricano, ora finlandese, Frantz Kruger), a discrezione del Consiglio IAAF e comunque il caso va sottoposto almeno 30 giorni prima della competizione a cui verrebbe consentita la partecipazione dell'atleta.
La logica conseguenza è che, per la IAAF, la Grenot è ancora da considerarsi cubana, come indica la sua biografia sul sito web della federazione mondiale, ma intanto ha legittimamente indossato la maglia dell'Italia nella staffetta del miglio al recente meeting di Torino, che non fa parte delle manifestazioni a lei per ora “vietate” (elencate nella regola 1.1 ai punti a, b, f). Il risultato del Memorial Nebiolo compare tra quelli utili per la qualificazione olimpica, è però da vedere se continuerà a essere considerato valido a tale scopo, poiché lo stesso quartetto di Torino non avrebbe titolo per scendere in pista a Pechino, stando così le cose.
Sembra quindi che, a meno di colpi di scena, ci siano poche speranze di poter coronare il sogno a cinque cerchi di Libania, che vuole essere chiamata “soltanto Grenot, ormai sono italiana e si può tralasciare il secondo cognome, quello materno, che è Martínez. Anche perché di Martínez in Italia ce n'è già un'altra… ovviamente la conosco e siamo in buoni rapporti”.

Si riferisce, come è evidente, alla più nota azzurra di origine caraibica, la “bresciana di Camagüey” Magdelín Martínez (che di secondo cognome farebbe Castillo, non in uso da noi), oggi vittoriosa nel Top Club Challenge in un triplo condizionato dal vento contrario. “Sarebbe stato meglio se avessero invertito il senso della rincorsa, era difficilissimo saltare in queste condizioni. Mi sento in forma e mi auguro proprio di dimostrarlo nelle prossime gare”.

La stessa pedana aveva visto in precedenza l'esordio nella stagione all'aperto per Fabrizio Donato. “Certo, mi sarebbe piaciuto ripartire con un risultato più vicino al 17.27 che mi ha dato il quarto posto ai Mondiali indoor di Valencia, a pari misura con il terzo, l'iridato Nelson Évora. Quell'esperienza è servita per darmi la consapevolezza che posso senz'altro giocarmela con i migliori al mondo. La strada per Pechino è ancora lunga, c'è tempo per allenarsi bene e oggi sono soddisfatto per il 16.91, anche se la rincorsa va perfezionata. Purtroppo devo dire che in questo periodo sono infastidito da un'ernia inguinale, sto cercando di tenerla sotto controllo”.

La giornata si era aperta con un combattuto botta e risposta nel martello femminile tra Silvia Salis e Clarissa Claretti, risoltosi a favore di quest'ultima. “E' la prima vera uscita dell'anno, dopo la gara di Coppa dei Campioni in Portogallo”, sorride la marchigiana. “Finora sono stata condizionata dai problemi fisici all'anca e alla schiena, che mi hanno limitato a partire dal mese di febbraio. Fortunatamente adesso sto molto meglio e spero di progredire, perché la vittoria di oggi è sì importante, rappresenta una grossa iniezione di fiducia, ma l'élite mondiale è ben più avanti”.

Nella foto: Libania Grenot al Top Club Challenge 2008 di Firenze

fonte: Redazione
fonte foto: Atleticanet – Luca Cassai

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