POWELL-BOLT OK, GAY STREPITOSO

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I due giamaicani non deludono ai Trials di Kingston confermando la loro presenza a Pechino. Dagli States risponde Tyson Gay con un quarto di finale da lasciare senza fiato. Poi si scatenano le ragazze. Il resoconto dal mondo dello sprint.

Una passeggiata per entrambi, controllandosi con la coda dell’occhio sino all’ultimo metro per non fallire l’appuntamento con le Olimpiadi: Usain Bolt e Asafa Powell hanno superato il loro primo ostacolo sulla strada verso l’oro olimpico, sfrecciando con disinvoltura nella finale dei Trials olimpici giamaicani. Alla fine Bolt ha avuto la meglio su Powell, 9”85 contro 9”97, confermando di essere il numero uno del momento e di non temere la rivalità con il connazionale.

Bolt ha regalato una prestazione di valore assoluto anche stavolta, e ciò che più impressiona è vederlo chiudere con rilassatezza, lasciandosi andare negli ultimi 20 metri. Se poi si considera il vento praticamente nullo (-0,2 m/s), si può ben comprendere la portata di tale riscontro cronometrico. Powell da parte sua non ha deluso al rientro dopo il brutto infortunio al pettorale che ne aveva compromesso la prima parte della stagione: 9”90 e 9”97 in 24 ore stanno a significare che il giamaicano è sulla strada del pieno recupero.

Certo il Bolt di questo periodo appare irraggiungibile per chiunque, ma quello che conta sarà essere in forma tra circa un mese, in quella finale dove molto probabilmente sarà lì ad attenderli Tyson Gay.
L’americano ha infatti prontamente replicato da Eugene, sede di svolgimento dei Trials statunitensi, dove durante i quarti di finale si è tolto lo sfizio di ritoccare il primato nazionale di 9”79, detenuto da tal Maurice Greene, correndo in 9”77. Una prestazione strepitosa che lascia intendere lo stato di forma di Gay, impegnato nell’estenuante settimana dei Trials anche sui 200.

Per il momento dietro di lui scalpitano in molti, con addirittura cinque atleti sotto i 10”: Trevis Padgett e Darvis Patton con 9”89, Ivory Williams (9”94), Rodney Martin (9”95) e Mark Jelks (9”99). Poi ovviamente alcuni nomi noti del calibro di Xavier Carter (iscritto anche su 200 e 400), Wallace Spearmon, e Walter Dix, pronti a dare il tutto per tutto per accompagnare Gay alle Olimpiadi. Pensare che Shawn Crawford con 10”09 è fuori dai 16 che ritorveranno nelle semifinali dà un’idea del livello eccelso nello sprint in questa edizione di Trials USA. Livello che è stato possibile riscontrare anche al femminile, dove si è corso in tempi che non eravamo abituati a vedere dai periodi di Marion Jones.

Su tutti il 10”78 di Torri Edwards in semifinale, poi la finale con ben cinque atlete sotto gli 11”00: Muna Lee si è imposta a sorpresa chiudendo in 10”85, cinque centesimi meglio di Torri Edwards e Lauryn Williams, che le faranno compagnia a Pechino. Piazza d’onore per Marshevet Hooker, che comunque rientrerà nella 4×100, mentre esce delusa Allyson Felix, quinta con 10”96. Per lei sarà tutt’altro discorso nei 200, con il rammarico di non vederla provare l’accoppiata con i 400 a causa di un programma orario impossibile a Pechino.

La risposta giamaicana allo sprint femminile statunitense non si è fatta attendere, regalando una delle finali più veloci di sempre nella storia della velocità in rosa. Vittoria per la rivelazione dell’anno Kerron Stewart, prima in 10”80, davanti alla sorpresa assoluta Shelly Ann Fraser, capace di disintegrare il personale e migliorarsi fino a 10”85, ed a Sherone Simpson, tornata in ottime condizioni dopo l’anno di stop, con 10”87. “Solo” quarta Veronica Campbell, incredibilmente fuori dai Giochi (a meno di ripescaggio particolare) nonostante sia stata in grado di correre in 10”88. Per lei, 200 a parte, rimane la 4×100 che a questo punto potrà puntare anche al miglioramento del primato mondiale ultraventennale targato DDR.

fonte: IAAF
fonte foto: Simone Proietti

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