ESPN CLASSIC E FIONA MAY RACCONTANO LE GRANDI MEDAGLIE OLIMPICHE

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Da sabato 5 luglio alle 23, su ESPN Classic, il noto canale satellitare dedicato allo sport di ieri, l'ex lunghista Fiona May condurrà una nuova trasmissione denominata “10 allori olimpici”, una carrellata dedicata alle dieci delle imprese più memorabili compiute ai giochi olimpici da atleti italiani, francesi, inglesi e tedeschi. Per l'occasione l'ex azzurra è stata intervistata dalla stessa rete satellitare, Atleticanet la riporta per voi in forma integrale.

1) Fiona, dopo aver partecipato alle ultime 4 Olimpiadi a Pechino sarai spettatrice. Che cosa ti mancherà di più dei Giochi?
Più di tutto mi mancherà quel mix di pressione e paura che mi accompagnava in pedana in attesa del primo salto: una vera scarica di adrenalina. Mi mancherà l’aria che si respira nel villaggio olimpico, dove si ha l’opportunità di conoscere atleti impegnati in altre discipline condividendo con loro gioie e delusioni.

2) Che cosa differenzia le Olimpiadi dalle altre manifestazioni cui hai partecipato?
Penso sia il peso della pressione a fare la differenza tra l’Olimpiade e le altre competizioni. I Giochi si disputano ogni quattro anni, quando sei in gara sei consapevole che difficilmente ti si presenterà una seconda chance. E così il senso di responsabilità inevitabilmente aumenta. Vincere l’oro olimpico è il massimo per un atleta. Al momento di stilare le classifiche di rendimento, gli addetti ai lavori mettono sempre in risalto le medaglie che hai vinto ai Giochi, solo dopo si soffermano sui risultati che hai conseguito ai Mondiali e agli Europei. Per questo una medaglia olimpica è il più grande risultato per un atleta, specie se ottenuta nell’atletica leggera, la specialità regina dei Giochi.

3) Quali sono i ricordi più belli e più brutti legati alle Olimpiadi?
Il ricordo più bello è relativo alla mia prima partecipazione, a Seul ’88. Non avevo ancora 19 anni, ero lontanissima da casa e improvvisamente mi sentivo proiettata in una nuova dimensione. Devo ammettere che quella è stata la prima e ultima gara dove non mi sono curata degli avversari. E dire che in gara c’era la russa Galina Chistyakova (che detiene ancora oggi il record del mondo della specialità con la misura di 7,52 m, ndr). Senza dimenticare la tedesca Heike Drechsler, l’americana Jackie Joyner-Kersee (medaglia d’oro in quella edizione dei Giochi, ndr), e l’ucraina Inessa Kravets. Le guardavo come fossero persone normali, senza farmi condizionare dal loro palmares. Ho affrontato la gara in modo spensierato ottenendo il sesto posto. Il ricordo peggiore è invece quello di Barcellona 1992. Durante il primo salto di qualificazione sono scivolata, l’infortunio al ginocchio e alla caviglia ha infranto i miei sogni di gloria. E’ stata una delusione cocente, ancor più difficile da smaltire perché si sommava allo stess da
studio che mi portavo dietro. Solo due mesi prima della gara olimpica avevo terminato i miei studi universitari.

4) I due argenti conquistati ad Atlanta ‘96 e Sidney 2000 rendono il tuo bilancio un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?
Mezzo vuoto. Per due volte consecutive sono stata a un passo dall’oro. Ho il rammarico di non essermi presentata nelle migliori condizioni di forma possibili sia ad Atlanta che a Sidney.
Durante la gara devi essere concentrata, lucida, determinata. Non deve mai mancare un pizzico di coraggio, ma non è facile dare il meglio sapendo che tutto il mondo ti guarda. Bisogna mantenere la giusta concentrazione, non deve essere né troppa, né troppo poca. Non è una cosa semplice. Evidentemente non ero destinata a vincere le Olimpiadi. Ho vinto Mondiali, Europei, Giochi del Mediterraneo e Giochi del Commonwealth. Ma non le Olimpiadi. Può anche darsi che se avessi vinto l’oro olimpico poi avrei forse perso parte delle motivazioni che mi hanno permesso di vincere 11 medaglie nelle altre competizioni.

5) Ci descrivi brevemente le gare di Atlanta ‘96 e Sidney 2000?
Ad Atlanta ‘96 avvertivo la pressione, sia della federazione italiana che dei tifosi. L’anno prima ero stata la prima donna italiana a vincere un titolo mondiale. Il mal di schiena aveva purtroppo condizionato la mia preparazione ai Giochi. Ero sola nel villaggio olimpico, Gianni (Iapichino, suo marito, ndr) era rimasto in Italia. L’atleta che temevo di più era l’americana Jackie Joyner-Kersee perché gareggiava in casa e disputava la sua ultima gara della carriera. Alla fine sono stata superata dall’atleta nigeriana (Chioma Ajunwa, ndr). L’amarezza per la mancata vittoria è stata grande, solo due giorni dopo la gara ho realizzato di aver vinto comunque la medaglia d’argento. Da quando avevo 10 anni avevo sempre sognato di salire sul podio olimpico.
La mia marcia di avvicinamento a Sidney 2000 è stata invece completamente diversa. Ero reduce dal fiasco di Siviglia 1999. Dopo quei Mondiali non volevo più allenarmi e meditavo di lasciare l’atletica. Solo l’opera di persuasione dei miei genitori e di mio marito mi ha fatto tornare sui miei passi. Le Olimpiadi erano alle porte e rappresentavano per me la migliore occasione di rivincita. Mi sono presentata a Sidney in perfetta forma, avevo 30 anni, ero nel pieno della maturità fisica e mentale. Il terzo giorno di allenamento in Australia ho avvertito un strappo al polpaccio. Per una settimana ho solo pregato, non penso di aver pregato così tanto in vita mia. Sono riuscita a qualificarmi nonostante il dolore al polpaccio. Poi in finale ho fatto scattare il pilota automatico. Temevo come sempre la tedesca Heike Drechsler, la nonna del salto in lungo, ma anche Marion Jones, che puntava a vincere 5 medaglie d’oro in altrettante differenti specialità olimpiche. Ho spiccato il volo e ho conquistato un’altra medaglia d’argento.

6) Dove vedrai le Olimpiadi di Pechino?
All’inizio le vedrò da casa, poi però dovrò lavorare sul set (nella seconda serie della fortunata fiction Rai “Butta la Luna”, ndr) e non so come riuscirò a conciliare le due cose. In più ci sarà il fuso orario.

7) Veniamo all’attualità: il viaggio della torcia olimpica è diventato una corsa ad ostacoli. Cosa pensi delle polemiche seguite alla scelta di Pechino come sede dei Giochi? Qual è la tua opinione da atleta e da donna.
Come ex atleta penso che il CIO abbia sbagliato a scegliere Pechino. Ritengo che la Cina non sia ancora pronta a prendersi una cosi grande responsabilità, perchè le Olimpiadi sono una grandissima responsabilità. Tutto il mondo guarda al Paese ospitante già due anni prima dell’evento. Gli atleti dovranno sopportare un ulteriore stress: oltre alle gare dovranno affrontare le pressioni politiche. Non è giusto, la politica non dovrebbe mai intromettersi nello sport, specialmente nelle Olimpiadi. Ma purtroppo oggi non è così. Dispiace dirlo, ma l’atleta va in Cina per vincere e non pensando al popolo tibetano. Spero non si ripeta mai più quel che è successo a Monaco ’72.

8) Quali sono le frecce nell’arco dell’atletica leggera italiana ai Giochi?
Sicuramente vedo protagonista Andrew Howe. Può puntare al podio, ma in una gara tutto può succedere. Anche Stefano Baldini può far bene, ma l’esito della maratona è sempre imprevedibile. Ci sono sempre nomi nuovi in agguato, penso agli atleti keniani, brasiliani e russi. Non bisogna sottovalutare i cinesi, da anni stanno “allevando” campioni per tutte le gare olimpiche. Non mancheranno le sorprese. La squadra azzurra di atletica leggera farà sicuramente bene, ma non bisogna avanzare troppe pretese in fatto di medaglie. Il movimento italiano sta calando parecchio ultimamente. E la concorrenza è sempre più agguerrita.

9) Da dove nasce in Italia il problema della carenza di talenti nell’atletica leggera?
E’ un problema che coinvolge più ambiti. In Italia trovare un campo di calcio è facilissimo, non altrettanto semplice è invece trovare una pista di atletica. In Inghilterra ho praticato tutti gli sport a scuola, dal cricket al tennis, passando dall’atletica leggera. In Italia mancano le strutture, servono insegnanti di educazione fisica che invoglino i ragazzi a fare sport. Studiare è importante per carità ma lo è anche lo sport. La scuola deve iniziare i ragazzi alla pratica sportiva, non può dipendere tutto dai genitori. Il mio primo allenatore è stato un insegnante di scuola. La federazione deve entrare nelle scuole, aiutare i ragazzi, fare pubblicità nelle scuole. Far capire cosa vuol dire essere un atleta. Bisognerebbe coinvolgere maggiormente i privati per finanziare i progetti. Bisogna cambiare questo stato di cose altrimenti l’atletica rischia di morire in Italia, e rischiano la stessa fine anche gli altri sport minori. Bisogna far capire ai giovani che è bello praticare atletica leggera, anche se non guadagni molti soldi come nel calcio. Ti permette di viaggiare e di conoscere nuove culture, oltre a darti grandi soddisfazioni. Io sono molto soddisfatta della mia carriera. Sono orgogliosa delle medaglie che ho vinto, e lo sarò anche quando avrò 50-60 anni. Nella mia vita ho lavorato e sofferto tanto per lo sport, e i risultati mi hanno dato ragione.

ECCO NEL DETTAGLIO LA PROGRAMMAZIONE CHE ESPN CLASSIC DEDICA A LUGLIO ALLA STORIA DELLE OLIMPIADI ESTIVE:
10 ALLORI OLIMPICI
10 allori olimpici: Italia: sabato 5 alle 23.00 per ulteriori informazioni: ESPN CLASSIC
10 allori olimpici: Francia: domenica 6 alle 23.00
10 allori olimpici: Gran Bretagna: sabato 12 alle 23.00
10 allori olimpici: Germania: domenica 13 alle 23.00
GLORIE OLIMPICHE
Pallavolo olimpica 1996 e 2000: dal 7 al 11 alle 21.00
Scherma olimpica – Sydney 2000: finale spada maschile a squadre, Italia – Francia: sabato 5 alle 21.00
Pallanuoto olimpica – Sydney 2000: il meglio della pallanuoto italiana: mercoledì 9 alle 22.00
Canottaggio olimpico – Sydney 2000: i grandi momenti di canottaggio italiano: sabato 12 alle 22.00
Judo olimpico – Sydney 2000: il meglio del judo italiano: domenica 13 alle 22.00
Ginnastica olimpica – Atlanta 1996: la ginnastica alle Olimpiadi: lunedì 14 alle 21.00
Nuoto olimpico – Sydney 2000: il meglio del nuoto italiano: lunedì 14 alle 22.00
Il signore della pagaia: Antonio Rossi: martedì 15 alle 21.00
Protagonisti: Chi ci salverà dal calcio (Yuri Chechi): martedì 15 alle 21.30
A filo d’acqua: Josefa Idem: giovedì 17 luglio alle 21.00

fonte: Ufficio Stampa ESPN Classic / MN-GRUPPO MEDIANTE – Antonio Conte
fonte foto: Espn – Antonio Conte

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