RECORD MONDIALE DI YELENA ISINBAYEVA AL GOLDEN GALA CON 5,03

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Strepitoso finale di serata della 25.ma edizione romana del Golden Gala con un clamoroso record del mondo di Yelena Isinbayeva, la cui lontananza dalle gare distava ormai qualche mese (era infatti al debutto stagionale all’aperto) e la cui lontananza dai 5 m risaliva alla vittoriosa edizione dei Mondiali di Helsinki, quasi tre anni fa.
Yelena è tornata davvero la grande regina dell’atletica, la bellissima di Volgograd si è librata nel cielo di una splendida serata romana con un 5,03 al secondo tentativo saltato alla grande, con quasi una diecina di cm tra sé e l’asticella, alle 23.10 in (clamorosa!) diretta televisiva per i teleutenti italiani, sia su Rai Tre che su Rai Sport Più. Ben due cm meglio di Helsinki 2005, quasi a voler tornare a bruciare le tappe di quella che – dopo le polemiche insorte per l’abbandono di Sergei Bubka a favore del tecnico che fu già di Bubka e poi tra gli altri di Gibilisco, l’ucraino di Formia Vitali Petrov – è stata una lunga dominazione continuata senza acuti. Fin dal suo debutto in gara si è visto che Yelena era in grande forma. Un 4,70 arrivato subito al primo tentativo, senza patemi d’animo, quando ormai il lotto delle concorrenti si era già scremato. A fatica, ed al prezzo di un miglioramento del personale, al terzo tentativo era riuscita a rimanere in gara a quella quota la graziosa tedeschina Silke Spiegelburg. Con maggiore scioltezza resisteva senza errori la coriacea polacca Monika Pyrek. C’era anche la brasiliana Fabiana Murer, arrivata di recente al record sudamericano a 4,80, ma 4,70 non l’aveva saltato, tenterà poi senza successo a 4,75. A 4,75 ce la fa (eguagliando il personale) Monika Pyrek, ma a 4,80 si arrende anche lei. Molto prima, a 4,65 superato s’era fermata Svetlana Feofanova, le altre connazionali di Yelena Polnova e Golubcikova si erano fermate a 4,55 con l’altra tedesca Hingst.
Ed invece Yelena prosegue quasi senza sforzo, tra un ammiccamento alla telecamera e l’altro, a 4,85 si va ancora in scioltezza, poi arriva 4,95, migliore prestazione mondiale dell’anno. Qui giunge il primo errore della serata, tocca leggermente l’asticella quando ormai è già di là. Si rifa dopo poco. A questo punto c’è un attimo di incertezza. Poi si passa direttamente ai 5,03. Il primo tentativo non riesce perché sfiora l’asticella con le braccia, il secondo è imperioso. Cinquezerotre, avanti con il prossimo miglioramento.

La serata romana è stata davvero caratterizzata dalle regine dell’atletica, anche se non sono mancati gli avvenimenti tra gli uomini. Innanzitutto, diciamo subito che restano in gara solo due ragazze per il jackpot della Golden League, e, francamente, non sappiamo chi potrà togliere loro il bottino finale da spartirsi, se non un malaugurato infortunio.
Blanka Vlasic ha quasi deluso con due metri tondi tondi e tre tentativi falliti a 2,05, di cui solo uno, il secondo, degno di nota. Peccato che dietro le altre non siano mai state realmente in gara con lei. A 1,98 sono passate solo la campionessa olimpica in carica Yelena Sivucenko-Slesarenko, al primo tentativo ma dopo avere saltato 1,95 solo al terzo, e la belga campionessa europea Tia Hellebaut, campionessa mondiale indoor nelle prove multiple quest’inverno, che ha superato la misura alla terza prova. Ancora prima si era fermata la nostra Antonietta Di Martino, che pure aveva dato una bella impressione superando 1,95 al primo salto. A parità di misura e di classifica con lei la kazaka Marina Aitova, dietro atlete titolate come Ruth Beitìa, 2,01 di quasi-record spagnolo a Madrid sabato scorso, ed Anna Cicerova, terza ai Mondiali di Osaka, capaci di non meglio di 1,90.
Ancor più netto il dominio della muscolata 18enne keniana Pamela Jelimo sugli 800. Questa ragazza fino all’anno scorso non aveva mai fatto una gara del doppio giro di pista…A fine aprile ha vinto i campionati africani con 1'58″70, poi ad Hengelo è scesa ad un incredibile record del mondo junior con 1’55”76, a Berlino è andata sotto l’1’55”, e si è mantenuta su quei livelli anche vincendo ad Oslo. A Roma si è “accontentata” di 1’55”69, piantando tutte in asso ai 550 m. Oltre venticinque metri dietro, la campionessa del mondo Janeth Jepkosgei ha vinto di 1/100 la volata per il secondo posto con 1’58”74 sulla ucraina Krevsun, la campionessa del mondo dei 1500 Zebenech Tola-Yussuf Jamal ha chiuso quarta in 1’59”34, mentre la modenese Elisa Cusma ha corso ancora sotto i 2’, chiudendo settima in 1’59”48. Davvero la finale olimpica sembra alla sua portata.

Non si può non menzionare tra le regine colei che ha dominato il preludio al gran finale, i 5000 femminili ultima gara di corsa della serata. Partita con velleità di migliorare il proprio record del mondo, la campionessa olimpica e mondiale Tirunesh Dibaba, accompagnata da Meselech Melkamu per quasi tutti i 5 km di gara, si è dovuta accontentare di una vittoria in 14’36”58 dopo un 4° km corso sul piede di 3’03”. Dietro la Melkamu ha chiuso, bruciata in volata, con 14’38”78, poi Priscah Jepleting con 14’45”12 e la bravissima neozelandese Kimberley Smith, al record di Oceania con 14’45”93. La sudtirolese di Sterzing-Vipiteno Silvia Weissteiner ha staccato il biglietto per Pechino, ottenendo il minimo “B” con 15’16”80 al 9° posto, dopo aver stabilito il personale col minimo “A” nel 2007.

Prima di parlare di (non numerosissimi) italiani che hanno ottenuto la certezza di partecipare alle Olimpiadi, veniamo agli avvenimenti maschili della serata. Due gare si staccano fra tutte. I classici dei classici: i 100 ed il giro della morte.

Nei 100 tutti attendevamo Asafa Powell ad un riscatto dopo il tribolato inizio di stagione, purtroppo l’amata pista dell’Olimpico non gli ha portato fortuna. Nella prima batteria dei 100, in inizio di serata, dopo aver dominato in bello stile per 85 m ha vistosamente rallentato, chiudendo rialzato in quinta posizione con 10”19. Si sarebbe qualificato ugualmente per la finale, ma il rallentamento non era volontario ma dovuto ad una (leggera, speriamo) contrattura che lo ha indotto a non forzare ed a rinunciare alla finale. Vittoria nella prima batteria per il giamaicano Nesta Carter col personale di 10”06 (vento + 0,5 m/s), davanti al norvegese acquisito Saidy Ndure con 10”07, discreto sesto Fabio Cerutti con 10”35. Nella seconda (vento + 0,4) si è imposto il redivivo Kim Collins, ex-campione del mondo del 2003, con 10”07, a parità di tempo col terzo giamaicano qualificato per i Giochi con Asafa ed Usain Bolt, Michael Frater, mentre Simone Collio, quinto con 10”28, ha finalmente centrato quel minimo “B” che, dopo il minimo “A” di 10”14 a Rieti 2007, lo qualifica per Pechino e lo anche qualificato per la finale dopo la rinuncia di Powell. Non male Emanuele Di Gregorio, settimo col personale di 10”32.
Nella finale, altro ritorno di fiamma per il campione europeo ed argento olimpico Francis Obikwelu, che la settimana scorsa a Salamanca era stato battuto dallo spagnolo Rodriguez, arrivato al record nazionale con 10”14. All’Olimpico Obikwelu ha ripreso il suo posto tra i grandi, imponendosi al fotofinish con 10”04 (vento + 0,2), miglior prestazione europea dell’anno, davanti al bahamense Atkins con lo stesso tempo ed a Nesta Carter, capace di migliorarsi ancora con 10”05. Collio non faceva meglio di 10”29 e chiudeva al settimo posto, battendo l’americano Rodgers, finalista ai Trials sotto i 10”.

Sui 400 (serie A) dominio per l’erede bianco di Michael Johnson Jeremy Wariner fino ai 300 m, ma di fianco aveva un certo Lashawn Merritt, ossia l’uomo in grado di batterlo in due concitati finali per ben due volte in questa stagione, a Berlino ed ai Trials di Eugene otto giorni fa. Ed infatti Lashawn lo affianca negli ultimi venti m, poi lo supera distintamente, ma sbaglia clamorosamente l’arrivo, anticipando troppo il tuffo. L’impressione visiva è che ce l’abbia fatta malgrado tutto, però il fotofinish sancisce che Jeremy ha messo avanti una spalla e lo consacra vincitore per un centesimo ufficiale (in realtà molto meno), 44”36 contro 44”37. Dietro il bahamense Chris Brown conferma il suo status di n. 3 del mondo con 44”73, tutti gli altri sopra i 45”, con il catanese Claudio Licciardello che si conferma a cavallo dei 45 secondi e mezzo, chiudendo ottavo con 45”61.
Più avanti nella serata avremo una serie B dei 400, con un certo Oskar Pistorius, che ha chiuso con un ottimo 46”62 al settimo posto davanti agli italiani Turchi e Braciola. Il minimo “A” di 45”55 è distante ancora oltre un secondo, ma chissà…Grande gara comunque del giamaicano Ricardo Chambers, che scende per la prima volta nella stagione sotto i 45” con un ottimo 44”96.

Abbiamo detto di parlare degli altri italiani che hanno fatto il minimo e lo diremo. Il primo a fare il minimo “B” è stato il trentino Yuri Floriani nei 3.000 siepi (11° col personale di 8’28”90), il parmigiano Matteo Villani (già sceso a 8’25” a Huelva in giugno) è stato in gara per oltre 2000 m per ottenere il minimo “A” poi ha ceduto di schianto e si è ritirato. Ora vedremo su chi cadrà la scelta tecnica della Fidal (e del Coni). Vittoria nella gara (non Golden League) per il campione mondiale Brimin Kipruto con 8’15”71 davanti al campione olimpico Ezekiel Kemboi con 8’16”91 e Tarek Mubarak del Bahrein con 8’17”65.
Un’altra atleta che ce l’ha fatta è stata la velocista palermitana Vincenza Calì, capace di scendere al personale e minimo “B” sui 200 con 23”20 (+ 0,5), che l’ha portata al settimo posto, davanti al bronzo di Osaka (ed argento di Atene ’97) Susanthika Jayasinghe. Dominio della novità giamaicana Kerron Stewart con 22”34 davanti al probabile oro di Pechino sui 400, Sanya Richards (22”49), alla campionessa europea Hurtis-Houairi (22”50) ed a Rakia Al-Gassra, vestita in una tenuta da osservante musulmana, nondimeno capace di migliorare il record del Bahrein con 22”63 (alla Notturna di Milano aveva migliorato quello dei 100 con 11”12).
Benedetta Ceccarelli nei 400 hs femminili puntava al minimo “A”. Invece si è dovuta accontentare di 56″00 (minimo “B” e comunque primato stagionale) e del quinto posto in una gara di livello tecnico non troppo elevato, dove si è imposta con 54”36 la giamaicana Melaine Walker davanti alla polacca Olichwierczuk-Jesien (54”71) ed alla vincitrice dei Trials Usa, Tiffany Ross-Williams (54”97), di 1/100 davanti alla giamaicana Shevon Stoddart (54″98).

Parlando sempre di italiani, sono da menzionare altri due personali. Il primo, non troppo rilevante, è stato quello di Daniele Meucci con 13’45”90 sui 5000 (15°), in una gara vinta in volata dall’eterno secondo Sileshi Sihine con 13’04”94, davanti all’ex-campione del mondo keniano Eliud Kipchoge con 13’05”26, al “fratellino” Tariku Bekele con 13’06”00, ai due keniani Mark Kosgei Kiptoo (13’06”60, personale) e Joseph Ebuya (13’06”61).
Il secondo, più significativo, è stato dell’altoatesino Lukas Rifeser con 1’46”12 sugli 800, che gli è valso l’8° posto davanti al campione europeo olandese Bram Som, ad un deludente Livio Sciandra (1’48”03) ed al vincitore assoluto dello scorso anno, lo spagnolo Olmedo. Vittoria che è invece arrisa quest’anno con uno sprint irresistibile in terza corsia al marocchino Amine Laalou (1’44”27) davanti al sudafricano Mulaudzi (1’44”61), al figlio d’arte Gregory Konchellah-Yusuf Saad Kamel (1’44”68), all’algerino Manseur (1’44”75, personale) ed al campione del mondo in carica Kirwa Yego (1’45”05).

Chi non si è migliorato per nulla sono state due ragazze tra le più attese. La neoitaliana Libania Grenot, balzata in questi giorni agli onori della cronaca per aver avuto la chance di difendere la maglia azzurra a Pechino dopo circa quattro mesi dall’acquisto della cittadinanza, non ha fatto meglio di 51”81 sui 400 (8. posto), distante 8/10 dal fresco record italiano. Bella vittoria di Allison Felix, che a Pechino ci andrà invece sui 200, con 50”25, davanti alle due Williams giamaicane, Novlene con 50”79 e Shericka con 50”83.
Anche la esuberante comasca Micol Cattaneo era chiamata a limare quei benedetti 2/100 sui 100 hs per ottenere il minimo “A” (e quindi il record italiano) ed evitare possibili brutte sorprese. Invece di scendere ancora sotto i 13”, invece, non ha fatto meglio di 13”16 (vento + 0,4 – 8. posto) e deve quindi rincorrere ancora l’occasione. In questa gara la sorprendente vincitrice di Oslo e Berlino, la nigeriana naturalizzata spagnola Josephine Onyia, ha deluso, chiudendo solo sesta (12”85) e gettando alle ortiche ogni chance di jackpot. Molto bene invece le esperte giamaicane Foster-Hylton (12”60) ed Ennis-London (12”62), che hanno preceduto l’americana non qualificata per Pechino Candice Davis (12”72) e la bionda australiana McLellan (12”73).

Altri non hanno saputo mantenere le proprie chances di accedere al milione di dollari. Bershawn Jackson è stato in testa nei 400 hs fino ai 350 m, poi si è fatto infilare dal campione del mondo Kerron Clement, che ha vinto in 48”23 contro 48”34 di Jackson e 48”57 dello scoordinatissimo giamaicano Mc Farlane. Solo nono con 50”93 Angelo Taylor, il terzo dei trials e campione olimpico nel 2000 a Sidney.
Nel lungo il sorprendente saudita Hussein Al-Sabee, che aveva vinto ad Oslo e a Berlino, si è dovuto accontentare del terzo posto con 8,08, mentre ha spadroneggiato il campione del mondo Irving Saladino, orfano dello scontro con Andrew Howe, che ha ottenuto 8,30 al primo salto, poi ha cercato un salto oltre gli 8 e 50, ottenendo però solo nulli. L’altro saudita Al-Kuwailidi è giunto secondo con un bel 8,22, oltre gli 8 anche Brian Johnson con 8,08 ed il sudafricano Mokoena con 8,06. Malissimo gli altri qualificati dei trials: il campione Trevell Quinley 7,41, il terzo Miguel Pate 7,61.

Molto valide anche le gare dei 1500 e del giavellotto maschili. Sul miglio metrico vittoria e personale con 3’31”64 per il giovane keniano Asbel Kiprop (qualificato ai Trials keniani), davanti alla rivelazione dell’anno, il marocchino Abdalaati Iguider (3’31”88, personale anche per lui), poi l’algerino Boukensa (3’31”98), il campione europeo Mehdi Baala (3’32”00), l’altro marocchino Moustaoui (3’32”06 e personale) e gli spagnoli Higuero (3’32”57) e Casado (3'33″14 ed ennesimo personale migliorato). Malissimo Obrist, ultimo con 3’41”25.
Nel giavellotto, il campione del mondo finlandese Tero Pitkamaki si è preso la soddisfazione morale di tornare sulla pedana dove l’anno scorso successe il fattaccio di infilzare il lunghista francese Sdiri, vincendo la gara con un bel 87,70 al quarto lancio, tra l’ovazione del competente pubblico romano. Dietro di lui il connazionale con coda di cavallo Jarvenpaa con 84,53 ed il lettone Rags con 83,45, solo quarto con 82,31 il campione olimpico ed europeo Thorkildsen.

Infine, sui 110 hs, dominio del giovane recordman mondiale, il cubano Dayron Robles, con 13”08 (+0,4) davanti all’ucraino Demidyuk (13”40) ed al bronzo di Osaka David Payne (13”43).

Galleria fotografica Golden Gala (richiede Flash)

Il video del record mondiale:

fonte: IAAF
fonte foto: Simone Proietti

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