ASSOLUTI DI CAGLIARI, ULTIMA FERMATA PRIMA DI PECHINO

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La giornata conclusiva degli Assoluti ha consentito di delineare la squadra azzurra che andrà ai Giochi Olimpici, in attesa del parere del Coni. Alcuni atleti erano quindi in cerca di conferme, per altri invece si è trattato dell’ultimo test agonistico prima dell’evento a cinque cerchi: così è stato per una delle esponenti più rappresentative del nostro movimento, la vicecampionessa mondiale Antonietta Di Martino, che ha vinto a Cagliari con 1.93 nell’alto dopo aver gareggiato venerdì sera nel meeting della Golden League a Parigi, simulando in pratica quello che avverrà a Pechino, con qualificazione e finale a distanza di due giorni.
”Sono contenta per i miglioramenti nella velocità di rincorsa, adesso devo mettere a punto la tecnica. Oggi era difficile ottenere di più: ero un po’ stanca, il vento dava fastidio, la gara è stata lunga ed è anche per questo che ho iniziato a saltare molto presto, cioè a 1.77, giusto per riscaldarmi; comunque il primo tentativo a 1.96 c'era quasi. Ho lavorato bene tutto l’anno, non mi sono mai risparmiata e parto con la coscienza a posto. Anche se finora non sono arrivate misure oltre i due metri come la passata stagione, riesco ad essere più regolare su buoni livelli. Se penso che esattamente quattro anni fa ero in ospedale, a sperare nella possibilità di un intervento chirurgico per la ricostruzione dei legamenti della caviglia sinistra, direi che non posso proprio lamentarmi, sono molto serena”.

Nel martello maschile si è laureato campione italiano Marco Lingua con un 78.13 ottenuto al terzo lancio. Il finanziere ha poi cercato di allungare la gittata, commettendo due nulli: il secondo di questi ha danneggiato la gabbia, spezzandone un palo di sostegno. A questo punto la gara è stata forzatamente sospesa e c’è voluto un bel po’ di tempo prima di prendere una decisione chiara su come fronteggiare questo imprevisto. Nell’impossibilità di riparare prontamente la rottura, in un primo momento la competizione sembrava conclusa su soli cinque turni, tant’è che lo stesso Lingua era chiamato al rituale controllo antidoping, poi invece veniva fissato il sesto e ultimo lancio al termine della gara di disco, ovvero a circa quattro ore di distanza dall’interruzione! Dopo aver sentito il parere degli atleti, si è però optato saggiamente per evitare questa appendice.
”Forse si poteva continuare lo stesso, chiudendo la gabbia per quanto possibile”, afferma il martellista di Chivasso. “Sono molto soddisfatto, è una grande stagione in cui ho compiuto il salto di qualità, all'età di trent’anni ho raggiunto la giusta maturità. Ho fatto tante gare all’estero, bellissime esperienze che mi hanno aiutato a crescere. Ormai ho acquisito una tale sensibilità che svolgo gran parte degli allenamenti da solo, ascoltando le mie sensazioni e provando a migliorare grazie ad alcune mie intuizioni, ad esempio svolgo molti esercizi ripetuti singolarmente, con intervallo di mezzo minuto e in serie di cento”.
Nicola Vizzoni, secondo con 76.53 al termine di uno degli scontri diretti più attesi dei Campionati, rende onore all’avversario: ”Marco è in gran forma, merita il titolo. Non cerco scuse, devo però dire che nell’ultima settimana, in seguito alla partecipazione al meeting di Réthymno, ho avuto febbre e dissenteria che mi hanno un po’ debilitato”.

Sui 200 la protagonista è stata Vincenza Calì, che ha corso in 23.10 diventando la quinta italiana di sempre sulla distanza. Enorme promessa sin da giovanissima, la siciliana quest’anno ha finalmente ritrovato se stessa. ”Sinceramente non me l’aspettavo, ero un po’ scarica mentalmente dopo il 23.20 del Golden Gala anche se in batteria stavo bene”, dove infatti aveva destato una bella impressione, rallentando vistosamente nel finale.
”I 200 sono la mia distanza preferita, la presenza della Grenot era uno stimolo in più. Sono felice per aver ben figurato in un’occasione importante come questa e voglio dedicare il risultato ai miei genitori. Posso migliorare molto in partenza, nelle prime gare avevo difficoltà a uscire dalla curva, ma al Golden Gala e qui ho avuto ottime sensazioni. In passato ho ricevuto molti giudizi superficiali, in realtà avevo dei problemi in famiglia che mi ingombravano la testa. Ora a Pechino vorrei scendere sotto i 23 secondi e superare almeno un turno. Credo molto anche nella staffetta: siamo un gruppo davvero unito, senza capitane né primedonne, possiamo entrare in finale. A fine stagione intendo fare un 400, il mio futuro potrebbe essere lì”.
Si allena da un anno e mezzo con Giorgio Frinolli, anch’egli raggiante: ”Vincenza ha un cuore d’oro e un carattere d’acciaio. Lavorare con lei è un piacere ed è stata seguita benissimo, quasi coccolata, anche dallo staff sanitario delle Fiamme Azzurre a Casal del Marmo”. La Calì ha trovato serenità pure nella vita privata e per l’anno nuovo sta progettando il matrimonio con il calciatore Fabrizio Carli, attaccante dell’Astrea.
Alle sue spalle si è piazzata la neoprimatista italiana dei 400 metri Libania Grenot, con un tempo di 23.45: ”Devo migliorare il finale, ma anche su questa distanza posso esprimermi bene. Nel raduno di Formia preparerò la mia Olimpiade in maglia azzurra”.

Nel getto del peso si è rivista Chiara Rosa, autrice di un 17.96 dopo un periodo di stop: ”Purtroppo tre settimane fa ho subìto un infortunio al gracile che mi ha impedito di fare altre gare dopo la Coppa Europa, quindi sono venuta qui anche per avere un riscontro prima di partire per i Giochi. Non c’è assolutamente niente di compromesso: è da quindici anni di attività che mi alleno per questo appuntamento, certo non ho intenzione di fallirlo”.
Assunta Legnante non sa capacitarsi del suo modesto risultato, 17.53: ”Proprio non sono riuscita ad entrare in gara, una specie di black-out… Mi dispiace, vorrà dire che cercherò un ultimo test, forse ad Ascoli Piceno o a Nereto, però ovviamente conterà far bene in Cina, con l’obiettivo di entrare in finale”.

Il triplo maschile è stato condizionato, ancor più di quanto successo ieri con le donne, da una pedana palesemente troppo corta, quindi per Fabrizio Donato non è stato possibile far meglio di 16.37: “Il terzo salto non era male, niente di speciale ma poteva essere intorno ai 16.80. Peccato perché ero alla ricerca di buone sensazioni, sarebbe stato importante trovarle, poiché non gareggerò più fino ai Giochi. Non è giusto competere in queste condizioni, soprattutto per chi era a caccia del minimo olimpico”, come Fabrizio Schembri, secondo con 16.35.
La qualificazione per Pechino è stata provata anche da Anna Giordano Bruno nel salto con l’asta, per la quale non era necessario ottenere per forza il minimo A di 4.45; infatti se avesse valicato i 4.41, misura chiesta dopo aver vinto la gara con 4.35, si sarebbe trovata al ventitreesimo posto della graduatoria mondiale, tenendo conto di tre atlete per nazione: quindi entro le prime 24, come voluto dalla Fidal. La friulana è ugualmente soddisfatta: ”La vittoria non era affatto scontata, quest’anno le avversarie erano molto agguerrite, però sono riuscita a fare tutti i salti al primo tentativo fino a 4.35, gli errori li ho fatti soltanto alla quota che avrebbe rappresentato il nuovo record italiano. E non era facile, sono rimasta oltre cinque ore in pedana: la gara, di per sé già lunga, è stata ritardata a causa di quanto accaduto nella gabbia del martello”.
Arianna Farfaletti si è dovuta accontentare della piazza d’onore con 4.30, mentre Elena Scarpellini si è fermata a 4.20.

Daniela Reina ha corso in 53.48 i 400 metri: ”L’unica cosa buona è che ho vinto il titolo italiano, il resto è da dimenticare. In allenamento vado forte, persino meglio rispetto alla stagione 2006 quando realizzai il primato nazionale, però in gara non riesco ad esprimermi al massimo, qui anche a causa della pista lenta, disturbata dal vento. L’esplosione di Libania Grenot mi ha un po’ scombussolata, siamo amiche ma chiaramente mi dispiace aver perso il record. Per il prossimo anno medito di cimentarmi anche sugli 800, secondo i tecnici è una distanza che può essermi congeniale”. La marchigiana ha sconfitto Marta Milani, seconda in 53.75.

Il milanese Roberto Bertolini ha confermato i grandi progressi di quest’anno, lanciando il giavellotto a 75.66, e dietro di lui hanno superato i 70 metri anche Leonardo Gottardo con 70.12 e Antonio Fent, 70.04. Il nuovo campione italiano assoluto aveva un personale di 70.81 fino all’anno scorso, con cui mancò di poco la qualificazione agli Europei under 23. ”Da quest’anno faccio l’atleta a tempo pieno, seguito da Cosimo Scaglione e grazie anche alla Cento Torri Pavia, dove sono passato dopo essere cresciuto nella Nuova Atletica Astro, mentre adesso sto per entrare nel gruppo sportivo delle Fiamme Oro”. Dopo il notevole 74.56 in Coppa Europa ad Annecy, è arrivato il personale di 76.93 al Top Club Challenge di Firenze, per poi giungere al risultato di Cagliari, nonostante il ritardo di quasi due ore con cui si è svolta la gara, conclusasi poco prima della mezzanotte. ”Sto acquisendo esperienza e consapevolezza, dimostrando di saper gestire anche situazioni come questa e di poter dare il meglio di me nelle occasioni che contano”.

Sui 200 si è imposto Matteo Galvan, davanti a Guazzi e allo junior Marani, mentre Alessandro Cavallaro si è leggermente infortunato.
Evento inedito sui 400, con il titolo che è stato assegnato ex aequo in 46.93 a Luca Galletti e Andrea Barberi, che fallisce l'ardua qualificazione olimpica, così come Livio Sciandra, che vince gli 800 con un tempo ben superiore al minimo B richiesto.
Gara lenta sui diecimila, con soli nove partenti e la calura ancora presente alle sette di sera, ma nobilitata da un bellissimo finale spalla a spalla tra i due toscani Daniele Meucci e Stefano La Rosa, con quest'ultimo che si è preso la rivincita del giorno prima nella distanza a lui sulla carta meno congeniale, superando il rivale al fotofinish per un solo centesimo di secondo.
Successo nelle siepi per Yuri Floriani e sui 400 ostacoli per Nicola Cascella; nel disco Hannes Kirchler è riuscito all'ultimo lancio a superare i 61 metri che desideravano i tecnici federali per inserirlo nella squadra per i Giochi.

Elisa Cusma ha vinto agevolmente gli 800 e netta è stata l'affermazione di Elena Romagnolo sui 5000.
Benedetta Ceccarelli ha fatto suo il titolo dei 400 ostacoli in un 56.88 lontano dal minimo A necessario per la certezza della convocazione olimpica. Nelle siepi Emma Quaglia è riuscita ad avere la meglio su Agnes Tschurtschenthaler, il lungo è andato a Tania Vicenzino in una gara con due sole atlete sopra i 6 metri e Sibilla Di Vincenzo si è aggiudicata la 5 km di marcia davanti a Valentina Trapletti.

Si concludono così i Campionati italiani assoluti di Cagliari, i primi della storia in Sardegna, che tornerà ad ospitare la grande atletica con le prossime edizioni del meeting “Terra Sarda”, a Orroli nel 2009 e poi l'anno successivo ad Arzana, nell'Ogliastra.

Nella foto: Antonietta Di Martino allo Stadio Comunale di atletica leggera di Cagliari

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fonte: Redazione
fonte foto: Atleticanet – Luca Cassai

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