DAL TEMPIO DI ZEUS ALLA CITTA’ PROIBITA

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

Credo che nessun argomento sportivo, e non, abbia attratto storici e giornalisti quanto la storia delle Olimpiadi. Esiste una bibliografia vastissima che spazia in tutti i continenti, che parte dalla descrizione di eventi creativi ormai noti ai più e termina con le considerazioni che quasi sempre più vengono riprese da autore ad autore con pochissime integrazioni di fatti nuovi o inediti. Non è difficile quindi trovarci di fronte ad errori di disinformazione che si perpetuano da anni, senza che alcuno si sia preso la briga di effettuare una sia pur minima verifica.
Classico l’esempio della foto proposta per anni come la finale dei 100 metri dei Giochi del 1896, mentre invece una attenta analisi dei concorrenti e le loro caratteristiche somatiche, avrebbero potuto far rilevare già da tempo che non si trattava della finale bensì di uno dei tre turni eliminatori.
Ma per tutti, studiosi e non, era troppo comodo celebrare l’evento con una foto che è stato per tantissimi anni un clamoroso falso storico.
Adesso siamo alla vigilia della XXIX Olimpiade dell’Era Moderna che si disputa in Cina, nella città di Pechino e in altre località limitrofe.
Ripercorrerò, con la speranza di non tediare alcuno ma con il semplice intento di effettuare un “ripasso” le notizie basilari che ogni sportivo che si appresta a vivere, sul posto o in TV, il clima dei Giochi Olimpici, deve conoscere sui Giochi e sulle loro origini.

Ecco che cosa accadde molti secoli fa.
Nella parte occidentale del Peloponneso, in territorio dell'Elide, poco lontano dal Monte Olimpo, sorgeva il centro religioso di Olimpia.
Il complesso era situato in una valle sulla riva destra del fiume Alfeo, vicino alla confluenza del Cladeo, a circa dieci chilometri dal mare Jonio.
Olimpia non era una città vera e propria ma bensì l'insieme di templi ed edifici riservati alla pratica di discipline sportive. Essa si popolava solo nel periodo delle feste o dei giochi; per il resto ospitava solo i custodi ed i sacerdoti addetti alla cura degli edifici sacri.
Sulle origini dello sport organizzato e della pratica agonistica molto si è scritto, e per lo più fantasticato, prendendo spunto da reperti tornati alla luce nel corso di scavi, oppure attraverso disegni, graffiti, ma anche, fortunatamente, da preziose documentazioni scritte, giunte fino a noi attraverso i secoli.
E' il caso della “Periègesi” di Pausania, opera divisa in dieci libri che descrive geograficamente e storicamente la Grecia.
Pausania, ultimo dei periègeti, nacque probabilmente in Lidia (Asia Minore) e visse dal 120 al 180 d.C. Fu un attivo viaggiatore e visitò quasi tutti i Paesi nel Mediterraneo: Palestina, Egitto, Grecia e Italia dove fu sicuramente a Roma.
Il quinto e sesto libro della Periègesi trattano dell'Elide ma in pratica si occupano quasi esclusivamente di Olimpia, dei suoi monumenti e, ovviamente, dei suoi Giochi, sicuramente i più importanti dell'epoca per nulla scalfiti dalla concorrenza, che in varie epoche, ma per brevi periodi, gli venne da altre manifestazioni sportive che si svolgevano nell' Ellade: Giochi Nemei, Panatenaici, Pitici ed Istmici per citare solo alcuni dei più diffusi.
Sull'origine dei Giochi la fantasia degli storici e degli studiosi si è largamente sbizzarrita, fornendoci varie ipotesi, tutte eccitanti, ma sempre legate ad una origine mitologica che inevitabilmente ci fa addentrare in un mondo fantastico e quindi irreale che poco o nulla ha a che fare con la natura materialistica dell'evento sportivo, sempre di per sé violento, anche se realizzato in un clima di religiosità profonda e sentita, fra concorrenti animati da spirito agonistico leale non condizionato ancora da secondi fini che non fossero quelli legati al successo personale ed alla fama che da esso ne derivava.
Tralasciando per un attimo di cercare le origini dei Giochi nella mitologia, riteniamo che sia più realisticamente accettabile attribuire il sorgere di queste iniziative allo spirito di competizione che sicuramente ha animato l'uomo fin dai tempi antichi, quando la vita stessa dell'epoca portava ad una continua competizione fisica attraverso gli eventi bellici che caratterizzarono l'evolversi delle civiltà e la prevalenza di una razza o di un popolo sull'altro.
La necessità di trovare una tregua al guerreggiare ed il culto degli dei, sicuramente portarono all'idea di organizzare una manifestazione che al tempo stesso consentisse di abbandonare lo spirito bellicoso degli scontri armati e di onorare le divinità.
Nacque così la “tregua olimpica” che ogni quattro anni si rinnovava e poneva Olimpia, capitale dell'Elide, al centro di un territorio neutro dove aleggiava solo uno spirito permeato di sana voglia di competere, di lealtà e di fratellanza: lo spirito olimpico!
Importante è che questo avvenimento, da collocarsi fra le pietre miliari della storia dell'uomo, abbia trovato “cronisti” che siano stati in grado di tramandarci i nomi dei vincitori e gli anni di svolgimento delle gare.
Infatti quattro secoli e mezzo prima della pubblicazione della Periègesi 264 a.C.), lo storico Timeo terminava la stesura del trentanovesimo volume della sua storia che aveva cadenzato con la cronologia olimpica.
Ma la sua non fu solo una cronaca diretta dei fatti avvenuti nei 96 anni della sua vita mortale; risalendo l'inizio del ciclo olimpico al 776 a.C., cioè 500 anni prima che Timeo scrivesse la sua storia, si può immaginare che egli fu impegnato in un difficile lavoro di ricerca per ricostruire la lista degli olimpionici e dei Giochi svoltisi in quei primi cinque secoli.
I Greci quindi posero la data del 776 a.C. al vertice della loro storia, essendo compresi in questo inizio tutti i più importanti eventi storici del loro popolo.
E noi che ci stiamo occupando di fatti olimpici ne prendiamo atto e facciamo coincidere alla prima Olimpiade anche il nome del suo vincitore: Koroibos di Elide, di professione cuoco, che cinse l'alloro olimpico dopo la vittoria nella gara dello stadio , l'unica che si disputò nelle prime tredici edizioni dei Giochi.
Dalla XIV Olimpiade, oltre lo stadio si correrà anche il diaulo (doppio stadio) – siamo sempre in tema con la velocità – che vide vincitore Hypenos di Pisa, cittadina vicina ad Olimpia sulla riva destra dell'Alfeo.
Le gare si svolgevano in quello che sicuramente era l'impianto più noto di Olimpia: lo stadio.
Si trattava di un ampio spazio rettangolare, lungo 215 metri ca. e largo 32, ubicato sulle pendici del Monte Cronio, circondato da un terrapieno sul quale erano state collocate bianche scalinate sulle quali potevano prendere posto fino a cinquantamila spettatori.
La gara che per prima si svolse ad Olimpia era detta appunto “stadio” ; la distanza era di 192,27 metri, ovverosia 600 piedi; il piede preso come unità di misura (l'idea secoli addietro piacque anche agli anglosassoni che la rispolverarono per loro uso) era quello di Ercole, per alcuni, o di Oracolo, per altri, ma per tutti misurava: m.0.320,45.
La pista non aveva andamento circolare, ma era chiusa dalla parte dei due lati corti da due fasce di pietra, larghe circa mezzo metro, che presentavano nel senso della lunghezza due scanalature parallele. Le fasce sono inclinate e servivano agli atleti per prendere velocemente l'avvio, appoggiandovi un piede e scattando da esse. A distanze eguali sono scavate nelle fasce 21 buche; nei giorni di gara si infilavano in esse dei paletti di legno che delimitavano le corsie idonee fino a 20 concorrenti.
Il via veniva dato con un sistema complicato che avrebbe dovuto limitare le false partenze.
Gli atleti, con i piedi inseriti nelle scanalature tracciate sulle fasce di pietra, avevano ciascuno davanti a sé una piccola barriera, formata da un paletto di legno legato ad una corda. Lo starter teneva in mano le estremità di tutte le corde. Ad uno squillo di tromba lo starter eliminava i paletti e dava via libera ai corridori.
Ma anche così si potevano avere false partenze. L'atleta colpevole era prontamente punito a colpi di frusta !
La presenza delle due fasce di pietra sui due lati dello stadio, occidentale ed orientale, divenne una necessità organizzativa con l'avvento della gara del diaulo (due stadi), ed in seguito del dolico (più di due stadi, sempre però in numero pari); infatti mentre nella gara di velocità pura (stadio) gli atleti partivano dal lato occidentale ed arrivavano a quello orientale dove era situato il traguardo ed i giudici, in quelle di due stadi o più, la partenza veniva data dal lato orientale e qui ritornavano senza bisogno di far spostare traguardo e giudici.
Come i lettori noteranno non mi addentro più di tanto nella pur affascinante storia di Olimpia e delle olimpiadi antiche; limiterò le mie note alla nascita dei Giochi.
Non potrò tuttavia trascurare tutte quelle notizie relative a fatti connessi con la gara dello stadio, anche se riferiti ad eventi dove contava solo il vincitore; non si hanno infatti notizie di classifiche ne tanto meno di dati che sia possibile trasporre in tempi.
Così di un vincitore è stato scritto che si mosse tanto velocemente da non lasciare impronte sulle pista di sabbia. Di un altro ci è stato tramandato che fu visto alla partenza e poi all'arrivo, ma nessuno riuscì a vederlo mentre copriva la distanza!
Pausania stesso narra che Ladas di Argo (vincitore del dolico nella 80a Olimpiade del 460 a C.) percorreva i 12 stadi del dolico con la stessa costante altissima velocità di uno “stadio” solo.
Negli anni a venire il programma dei Giochi si ampliò.
Alle gare di corsa si aggiunsero il “pentatlon” e la lotta. Successivamente si gareggiò nel pugilato e poi nel pancrazio (lotta – pugilato) fino alle corse delle quadrighe ed alla corsa con le armi.
Da un solo giorno di gara si giunse ad un programma che abbracciava ben cinque giorni di gara, compresi i tempi dedicati alle premiazioni ed alle cerimonie di ringraziamento degli dei.
Si celebrarono così 293 Olimpiadi che ci portano all'anno 393 d.C. quando l'Imperatore Teodosio IIdecise la soppressione dei Giochi.
I motivi di questo grave provvedimento vanno ricercati in problematiche politico – religiose che consigliarono i governanti dell'epoca di evitare manifestazioni pagane ed assembramenti ritenuti pericolosi stante i disordini e le insurrezioni verificatesi in occasione delle ultime gare.
A dare il colpo di grazia alle antiche olimpiadi venne l'ordine dell'Imperatore Teodosio di distruzione di tutti i templi pagani che coincise anche con il saccheggio di tutte le statue ed opere d'arte che arredavano gli edifici sacri e sportivi.
Due terremoti portarono distruzione e frane alla zona in cui sorgeva Olimpia seppellendo con la città anche gli ultimi aneliti dello spirito olimpico.
Dovranno trascorrere dodici secoli prima che questo spirito, sopito ma non del tutto scomparso, riprendesse nuovo vigore sulla spinta anche di illustri filosofi (fra questi Jean Jacques Rousseau) che, nel 1700, invitavano a recuperare gli ideali della Grecia antica.
Questi ideali e successivamente gli scavi di Olimpia influenzarono un giovane francese, Pierre de Frédy, barone de Coubertin (Parigi, 1.1.1863 – Ginevra, 2.9.1937) che gettò le basi di una ripresa dei Giochi che doveva coinvolgere più paesi e non solo i giovani greci come era avvenuto a più riprese, ma con scarsi risultati, ventuno anni prima della effettiva ripresa dei Giochi Moderni.
Pierre de Coubertin svolse una infaticabile opera di coagulazione, prima in Francia, e poi nei confronti delle federazioni che si andavano organizzando negli altri Paesi.
Si giunse così al momento in cui il Congresso Internazionale Atletico riunitosi a Parigi il 24 giugno 1894 decise la ripresa dei Giochi Olimpici e lo svolgimento della prima edizione ad Atene nell'aprile del 1896.
Da allora, con le sole eccezioni delle edizioni numero VI (1916), numero XII (1940) e numero XIII (1944), annullate per gli eventi bellici, ma che tuttavia hanno conservato la loro numerazione progressiva tradizionale, le Olimpiadi hanno celebrato i loro giochi estivi fino a quella di Atene del 2004 e ora si accingono a superare la muraglia cinese e a varcare le porte, fino a pochi anni or sono inaccessibili, della Città Proibita di Pechino.
Molte sono state le Olimpiadi caratterizzate da implicazioni politiche che sono sfociate anche in clamorose forme di boicottaggio, che hanno avuto il solo effetto di impoverire lo spettacolo sportivo senza portare sconvolgimenti, e neppure sensibili mutamenti, nello scenario politico del loro tempo.
Dalle nazi-olimpiadi di Berlino del 1936, sfruttate dal Reich in termini di propaganda e per mascherare dietro un cortina di efficienza e di grandezza i piani di guerra che di lì a pochi mesi avrebbero sconvolto il mondo, alla strage di Piazza delle Tre Culture nell’edizione messicana del 1968 e all'intervento cruento all'interno del Villaggio Olimpico contro atleti israeliani durante i Giochi di Monaco di Baviera del 1972, da parte dei sicari di Settembre Nero.
I Giochi Olimpici sono passati poi attraverso i primi accenni di boicottaggio di Montreal 1976 per subire l’onta delle prime dolorose defezioni dei blocchi nazionalisti contrapposti a Mosca 1980 e a Los Angeles 1984.
Adesso alla vigilia dei Giochi di Pechino le agitazioni determinate dai fatti legati ai rapporti Cina-Tibet, sembrano placate o quanto meno rinviate.
Speriamo che non sia solo un fuoco che cova sotto la cenere.

fonte: Redazione Atleticanet
fonte foto: Archivio personale dell’autore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *